La Grotta del Calamaro, un nuovo sorprendente ingresso al mondo sotterraneo

La “Grotta del Calamaro”, recentemente scoperta in Liguria, conferma e suggerisce un valido metodo di approccio alla ricerca di nuove cavità, fatto di conoscenza del territorio e raffinate deduzioni

Osservazione e stupore nella Grotta del Calamaro

Osservazione e stupore nella Grotta del Calamaro © Bartolomeo Vigna

Non di rado si sentono discorsi tipo: «Le grotte facili da raggiungere, vicine non ci sono più. Ciò che c’era è stato visto, con alterne fortune. Ora ci sono solo possibili ingressi in luoghi remoti e difficili da raggiungere».

In realtà è ancora possibile trovare nuove, importanti grotte anche in aree molto conosciute e battute. È possibile se si conosce il territorio e si riesce a evitare approcci banali, visite occasionali o tentativi affidati alla pur necessaria fortuna. E le nuove grotte sono importanti, perché aggiungono conoscenza, creano entusiasmo, diventano palestra di esplorazione e ricerca per nuovi viaggiatori del mondo sotterraneo.
Bartolomeo Vigna, per tanti solo “Meo”, ha trovato con altri una nuova grotta tra Capo Noli e Varigotti, nel finalese, là dove molti avevano guardato, ma nessuno aveva visto.

grotta calamaro esplorazione

L’emozione dell’esplorazione

E allora gli abbiamo chiesto di raccontare.
«Conosco bene il finalese perché nella stagione fredda mi sposto dal monregalese verso i sentieri che sovrastano le falesie a picco sul mare come quelle che si trovano tra capo Noli e Varigotti. In queste zone mi colpisce sempre la grande differenza delle rocce calcaree: in alto, dove si trova il paradiso degli arrampicatori, affiorano dei calcari giovani (è la Pietra di Finale del Miocene), la roccia è compatta, senza fratture mentre in basso sono presenti dei calcari molto più vecchi, della successione mesozoica, fratturati e deformati durante le fasi più intense del sollevamento della catena alpina. E’ proprio in queste discontinuità che l’acqua ha circolato per migliaia di anni sciogliendo lentamente la roccia e formando così le grotte».

Perché vi siete diretti proprio nella zona dove avete trovato la Grotta del Calamaro?
«Siamo partiti con l’idea di andare a cercare vicino ad una famosa cavità utilizzata dai primi abitanti di queste zone, la grotta delle Arene Candide, dove sono state trovate delle sepolture del paleolitico. In questa area è presente un esteso reticolo carsico formato quando l’intero massiccio si trovava 100 metri più in basso ad una quota prossima a quella del mare. Poi, in seguito agli ultimi movimenti della dorsale ligure, anche queste grotte sono state sollevate e di conseguenza abbandonate dalla grande falda che portava l’acqua verso il mare. Successivamente sono state interessate solo dalle acque di percolazione che hanno creato poco alla volta un fiabesco mondo di concrezioni come quello delle famose grotte turistiche di Borgio Verezzi o di Toirano».

Come vi siete mossi, una volta giunti in zona?
«Seguendo un filo invisibile nella macchia ci siamo spostati come cinghiali fino a quando l’amico Franco mi ha chiamato perché c’era un buchetto con un po’ d’aria».

Quindi l’aria è stata l’indizio decisivo…
«Il respiro delle montagne calcaree bisogna imparare a conoscerlo: quando sono presenti significative differenze tra le temperature interne ed esterne l’aria tenderà ad uscire dagli ingressi alti e ad entrare da quelli bassi nella stagione fredda, invertendo il flusso nei periodi caldi. In questo caso abbiamo cominciato ad allargare il buco, mentre la domenica successiva ci siamo trovati in quattro e siamo giunti su piccole gallerie riccamente concrezionate. Nel successivo weekend con i nostri compagni dello Speleo Club Tanaro abbiamo esplorato e topografato questo primo tassello di un possibile reticolo carsico ancora da scoprire. La cavità presenta uno sviluppo per ora di poco inferiore ai 500 metri, con antiche e stupende concrezioni in parte corrose dal tempo».

Considerazioni?
«Giusto per scherzare, le grotte sono come i funghi. Ci sono, ma bisogna saperle cercare».

Concrezioni grotta calamaro

Concrezioni dalle molteplici forme

Bartolomeo “Meo” Vigna, speleologo di grande esperienza è socio dello Speleo Club Tanaro di Garessio (CN). La grotta si chiama “del calamaro” perché dopo la scoperta è stato pescato un grosso, e ci dicono delizioso cefalopode nelle acque dello splendido, vicino mare.