Il 2020 dello scialpinismo

L’altra neve, quella dei percorsi escursionistici, delle ciaspole e dello scialpinismo, appunto, non smette di appassionare sempre più persone

«C’è una gran voglia di ripartenza, ma con la consapevolezza che ci vuole preparazione e conoscenza delle condizioni ambientali che si vanno ad affrontare». Gianmaria Grassi, direttore della scuola centrale di scialpinismo del Cai, riassume con queste parole il 2020 della disciplina.

Ciò che spicca in quest’anno di chiusure e riaperture graduali, è una rinnovata passione per la montagna e la neve. L’altra neve, quella dei percorsi escursionistici, delle ciaspole e dello scialpinismo, appunto, non smette di appassionare sempre più persone.

Tra i segnali più interessanti, c’è il boom di iscritti al corso nazionale di scialpinismo, organizzato dalla scuola nel mese di ottobre. «Abbiamo avuto 25 domande di partecipazione e il corso è partito con 23 persone. Un risultato straordinario, se si pensa che abbiamo cercato di far ripartire le attività in tempo zero», continua.

Il filo conduttore della preparazione

Il filo conduttore dello scialpinismo, è quello della preparazione. Senza conoscenza della neve, della capacità di leggere i bollettini nivologici e meteorologici, non è il caso di cimentarsi nella disciplina. «Nel campo della sicurezza in montagna, è necessario essere preparati. Ad esempio, non è possibile affrontare un percorso di scialpinismo senza saper scavare la neve o utilizzare i dispositivi Artva che, ricordo, senza sonda e pala non servono a nulla», specifica Grassi. Sul tema dell’apparecchio per la ricerca in caso di valanghe, Grassi ricorda che è fondamentale per chi fa scialpinismo, ma allo stesso tempo sottolinea che non è necessario solo averla addosso, «bisogna conoscere il suo funzionamento».

 

Appassionati di scialpinismo

Non esiste un solo scialpinismo

Ogni scialpinista che si rispetti deve conoscere le sue capacità e deve essere in grado di adattarsi ad ogni situazione. «Non esiste un solo scialpinismo. Io preferisco quello di ricerca e contemplazione, ma altri preferiscono quello di velocità. L’aspetto primario però è quello della consapevolezza delle proprie capacità. Soprattutto in un periodo come questo, dopo una lunga fase di riposo forzato», spiega ancora.

Il consiglio è quello di fare salite semplici, anche perchè poi la stanchezza potrebbe sopraggiungere in discesa, quando le gambe sono più rigide e il controllo più difficile. «Al momento, siamo in una stagione in cui la neve è buona ma tra qualche settimana subentreranno i pericoli dovuti al rimaneggiamento eolico. In poche parole, bisogna saper rinunciare e saper dire no. Credo che sia la dote principale di chi si cimenta in questa disciplina – continua – senza dimenticare, la consapevolezza del momento in cui stiamo vivendo: non è il caso di sovraccaricare il sistema sanitario o le attività del soccorso alpino».

Quest’anno è caratterizzato da una rinnovata passione per la neve

Non solo sport invernali

Negli ultimi anni, la popolarità dello scialpinismo è dovuta anche al grande successo della pratica sportiva. Allo stesso tempo, non bisogna cadere nell’equivoco di vedere la disciplina solo come sport. Fare scialpinismo vuol dire anche entrare in contatto con l’ambiente circostante. Un’attività basata sulla ricerca e sulla contemplazione, ci tiene a puntualizzare Grassi.

Per quanto riguarda le prospettive future, la scuola centrale di scialpinismo sta aspettando l’arrivo delle nuove indicazioni, per proseguire con le attività. «Tornare a frequentare la montagna è quanto mai importante, soprattutto per la creazione di un’economia sostenibile capace di andare oltre il modello esistente, basato sugli impianti di risalita», conclude Grassi.