Il Cai Lazio in difesa dei Pantani di Accumoli

Un'escursione organizzata dalla Commissione regionale Tam per verificare gli impatti ambientali di una struttura ricettiva

Un’immagine dei Pantani di Accumoli © Cai Lazio

Domenica 4 ottobre il Cai è tornato ai Pantani di Accumoli con un’escursione intersezionale promossa dalla Commissione regionale tutela ambiente montano del Gr Lazio, che ha visto la partecipazione di 52 soci e ben 8 Sezioni (Antrodoco, Amatrice, Colleferro, Leonessa, Monterotondo, Rieti, Roma, Tivoli)  «per verificare di persona i possibili impatti che rischia di subire uno degli ambienti più particolari e delicati dell’ecosistema montano, ovvero le aree umide in quota (tra l’altro protetto a livello comunitario), ricadente in zona Sic e ZPS», spiega il Cai Lazio in un comunicato stampa ufficiale.

La Commissione non è nuova a queste escursioni, si è già recata ben altre due volte sulla zona, in occasione della Giornata Internazionale delle Montagne del dicembre 2019 e della Giornata Mondiale delle Zone Umide del febbraio 2020, ma non solo, vista l’importanza del tema ci sono stati diversi colloqui con la Regione Lazio e Montagne360, la rivista ufficiale del sodalizio, ha dato ampio spazio alla tematica, anche nel numero di agosto.

Strade e strutture

Allo stato attuale risulta che la Regione Lazio abbia autorizzato, come intervento di supporto alle aree colpite dal sisma, la realizzazione di una impattante struttura denominata “Rifugio Pantani” ad oltre 1.400 metri di quota previsto su un colle in prossimità dei Pantani di Accumoli.
Tale progetto, per fortuna ancora sulla carta, e non ancora in fase esecutiva, è stato però preceduto dalla creazione di una strada bianca (non riportata su alcuna base dati catastale) ottenuta allargando le tracce dei sentieri di transumanza che partendo dalla località di Capodacqua di Accumoli salivano in maniera rapida e tortuosa verso le praterie di alta quota.

Il Cai, da vigile Sentinella del Territorio qual’è, non può spegnere l’attenzione su tale potenziale danno per il territorio  e nel suo spirito principe di salvaguardia e sostegno delle Terre Alte è assolutamente consapevole delle difficoltà che attanagliano le popolazioni colpite dagli eventi sismici e le complessità del rilancio, sociale ed economico, di quelle zone montane così profondamente provate. Ma non può accettare che si ricerchi la rinascita di quelle Terre attraverso il depauperamento dell’unica risorsa, le bellezze e l’integrità dell’ambiente, in grado di sostenerla.