Il virus non ferma l’incontro con i giovani

Tra Grande Guerra e Vaia, il Cai Belluno ha incontrato i ragazzi di 14 delle 24 classi di terza media che avevano aderito inizialmente alla proposta

Belluno Scuole Grande Guerra Vaia

Uno degli ncontri in classe sulla tempesta Vaia © Cai Belluno

Un percorso di incontri preparatori ad un’uscita nelle Dolomiti avente lo scopo di far conoscere agli alunni delle scuole bellunesi i luoghi colpiti dalla Grande Guerra e dalla tempesta Vaia. È stata questa la proposta del Cai Belluno, che ha vinto un bando della Regione Veneto in accordo con la Presidenza del Consiglio per valorizzare i boschi e le montagne teatro di questi due tragici eventi.

14 classi partecipanti nonostante la pandemia

«Hanno aderito al nostro progetto quattro classi quinte di scuola superiore e 24 classi di terza media – spiega Daniela Mangiola, operatore naturalistico e culturale nazionale della Sezione – Il continuo ridursi della possibilità di svolgere le normali attività didattiche ha fortemente condizionato lo svolgimento del programma, però 14 classi di terza media hanno voluto gli esperti in classe nonostante tutte le difficoltà».

La montagna trasformata dalle armi e dal lavoro dei soldati

Prosegue il resoconto della Mangiola: «Così Antonella Fornari (Gruppo italiano scrittori di montagna) con un racconto emozionante ha proposto gli effetti della guerra sulla montagna trasformata dalle armi e modellata dal lavoro dei soldati. Ha rivelato agli increduli studenti il prezioso contributo dato dagli animali e ricordato gli effetti devastanti sulla psiche dei soldati e le sofferenze della popolazione».

Gli effetti di Vaia su boschi e infrastrutture

Daniela Mangiola si è invece soffermata sulla tempesta Vaia nel suo formarsi e manifestarsi, ricordando gli effetti distruttivi sulle infrastrutture e, soprattutto, sull’azione devastante sul bosco. «Ho poi proposto le possibilità di ricostruzione evidenziando la necessità di una gestione del bosco all’altezza dei tempi usufruendo dei contributi delle istituzioni e dell’Università».
In quanto operatore naturalistico e culturale nazionale, si è poi offerta di guidare i giovani a «scoprire il modo diverso di avvicinarsi alla montagna dell’uomo attraverso gli ultimi secoli, soffermandosi sul modo di godere oggi di essa a volte irresponsabile».

Cime spartiacque, vetta del monte Bianco e storie di coraggio

Non poteva mancare il ricordo della teoria dello spartiacque per definire i confini, che ha portato la guerra sulle cime, e il recente “incidente” con la Francia per il possesso della vetta del monte Bianco. Partendo da un incendio del 2019 nei boschi bellunesi causato da un ordigno, «ho proposto anche la testimonianza di Nicolas Marzolino, giovane ventenne rimasto senza la vista e la mano destra a causa di una bomba della seconda guerra mondiale trovata in un campo, che sorprende gli studenti per il coraggio con cui ha superato il dramma e si propone come modello da imitare davanti alle difficoltà».

«Di solito non ascolto la lezione… ho ascoltato tutto e non mi sono annoiato», è stato uno dei commenti a caldo da parte dei ragazzi dopo gli incontri.