In Pakistan per formare guide alpine e maestri di scialpinismo

Il progetto "Altopiano dei Deosai Ski Traverse" nasce con l’intento di formare delle guide locali per la creazione di un movimento turistico

L’altopiano del Deosai © Altopiano dei Deosai Ski Traverse

Il Gigit-Baltistan è una regione del Pakistan settentrionale che confina a nord est con la Cina e nord con l’Afghanistan. Nel suo territorio sono localizzate alcune tra le montagne più alte della terra, come, ad esempio, il K2 e il Broad Peak. Meta di spedizioni alpinistiche e di trekking estivi, oggi la regione sta anche assistendo alla nascita di un fenomeno nuovo: il turismo invernale, un’attività che potrebbe costituire una interessante fonte di integrazione all’economia montana e che il locale governo è impegnato a promuovere sviluppando politiche finalizzate a incrementare un’economia turistica integrata. L’idea è quella di consacrare l’intero territorio regionale alla tutela degli ecosistemi e della biodiversità, facendo leva sul valore dell’ambiente per innescare un nuovo e virtuoso sviluppo socio-economico. 

Un’immagine dell’altopiano del Deosai ripresa dall’alto

Un autentico paradiso per gli amanti delle pelli di foca

È all’interno del quadro sopra descritto, che si inserisce il progetto Altopiano del Deosai Ski Traverse attualmente in corso, voluto dal Governo del Gilgit-Baltistan, finanziatore dell’iniziativa, e immaginato e organizzato dall’Associazione Cuore Attivo Monte Rosa ODV e dalla fondazione EvK2Minoprio, con il supporto dell’Ambasciata d’Italia a Islamabad.

Il progetto è nato con l’intento di formare delle guide locali «che possono diventare motore trainante per la promozione e la creazione di un movimento turistico nel corso della stagione invernale», scrivono gli organizzatori dell’iniziativa.

L’evento prevede la traversata scialpinistica dell’altopiano del Deosai da Astore a Skardu, lungo un percorso di circa 80 chilometri. Si svolge all’interno del Deosai National Park, nato nel 1993 con il compito di proteggere un’area naturale di circa 3000 km quadrati. Una zona che costituisce l’habitat dell’orso bruno himalayano  e che dal 2016 è iscritto nella lista del Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Protagonisti del raid sugli sci,  quattro guide alpine italiane (Maurizio Gallo, presidente di EvK2Minoprio e responsabile generale del progetto; Michele Cucchi, responsabile del progetto operativo; Marco Zaninetti e Paolo Dalla Valentina), oltre al maestro di sci Matteo Negra e al fotografo e video maker Samuel Confortola.

L’altopiano del Deosai, conosciuto in Occidente fin dal tempo dei primi mountain Explorer britannici, si sviluppa a un’altitudine media di 4000 metri; la sua conformazione e le abbondanti nevicate invernali ne fanno una meta di grande interesse per gli scialpinisti di tutto il mondo.

In linea con le aspettative locali, l’obiettivo della traversata, che avrà inizio nei prossimi giorni ed è la prima svolgersi in inverno e in totale autonomia, consiste nella messa a punto di nuovi itinerari scialpinistici e nell’individuazione di possibili punti di sosta in cui possano venire allestiti dei bivacchi sostenibili, e poi – più in generale – nella definizione di un piano operativo finalizzato all’apertura del territorio agli scialpinisti nel corso della prossima stagione invernale.

La formazione degli sciatori locali

Ma c’è di più. «A Naltar, una piccola stazione sciistica nei pressi di Gilgit, abbiamo in programma un corso base di scialpinismo a cui parteciperanno 13 allievi. Insegneremo loro le basi della salita e della discesa con gli sci, le tecniche di autosoccorso e movimentazione su terreno innevato» racconta Michele Cucchi. «Dopo primi giorni, insieme ai migliori del corso, partiremo per la traversata dell’altopiano del Deosai, un luogo fantastico».

Da tempo, l’associazione EvK2CNR ha una presenza nella Regione. Nel corso della sua trentennale attività sul territorio pakistano, ha contribuito, tra le altre cose, insieme all’Agenzia delle Nazioni Unite (UNDP), al recente aggiornamento dei Management Plan dei Parchi del Karakorum Centrale e del Deosai e all’ideazione di un corridoio ecologico che li colleghi valicando il fiume Indo.