Inseguendo Quintino Sella sulle tracce del Sentiero Italia CAI

Quintino Sella è il personaggio del quale cerchiamo le tracce sul fango e sulla neve

Una miniera nel Gennargentu © Matteo Marteddu

Pubblichiamo il racconto di un’escursione, scritto dal Presidente del Cai Sardegna Matteo Marteddu.

Se il 13 Gennaio 2021, tra foschie e nebbie invasive, lasciamo la città per le pendici del Gennargentu è perché inseguiamo un personaggio.

Ci lasciamo dietro, con Paolo, nuovo socio Cai, angosce certe e speranze incerte di una stagione dura. “Corr’eBoi“(corno di bue) è un alto giogo sulle pendici nord-est del Gennargentu (per le quali passa la strada che mette in comunicazione Nuoro col circondario di Lanusei). Quintino Sella è il personaggio del quale cerchiamo le tracce sul fango e sulla neve.

Componente della commissione d’indagine sui siti minerari dell’isola

Già ministro del regno, quello dell’equilibrio di bilancio a tutti i costi, ingegnere minerario anch’egli, di stirpe nobiliar piemontese, uomo di multiforme ingegno. Fondatore del Club Alpino Italiano, si trova in Sardegna nella primavera del 1869, componente della Commissione d’indagine sui 471 siti minerari dell’Isola. La commissione è presieduta da Agostino Depretis. Dall’indagine non ne venne nulla. Più impellente il ritmo della grande storia. Unità d’Italia alle porte. Dietro l’angolo la breccia di Porta Pia.

La Sardegna, grondante delle sue miserie secolari, si poneva come colonia da studiare. Antropologia, ricerca, occhio della borghesia piemontese sulle lande infinite di un’isola lontana. Ma l’Ing. Sella volle vederci chiaro sulle miniere, sui luoghi occupati dalle società francesi, belghe, tedesche, inglesi. Nessun cognome che finisse in u, tra direttori e dirigenti, sottoprefetti e varia umanità del ceto dominante.

inseguimento sulla montagna del Gennargentu

Lo inseguiamo stamane il Sella nel freddo della montagna del Gennargentu. Ci rende curiosi la sua schiettezza e la sua curiosità da tecnico, poco politico, uomo attento. E lo seguiamo a Corr’e Boi, in quelle tormente oggi di neve e pioggia, sotto ruderi cadenti di storie sprofondate nell’oblio. “Miniera di Correboi, racconta il giovane aiutante di Sella, abbandonata e le sue case erano in rovina. Vi dimoravano ancora due o tre minatori i quali a loro rischio e pericolo, ricavavano un po’ di minerale dai vecchi rigetti alla bocca delle gallerie. Questa parte centrale della Sardegna è specialmente affetta dalla pastorizia.

E la pastorizia non è certo l’occupazione umana più appropriata all’istruzione e alla moralità. Si sa che l’ozio è il padre di tutti i vizi: e questi pastori non usavano lavorare di calza e d’intagli come certi pastori delle Alpi. Forti di questa antropologia a basso costo, li inseguiamo di più. La verità è che affondiamo gli scarponi sullo stesso piano di calpestio che hanno battuto i due piemontesi.

Perché qui oggi passa il Sentiero Italia CAI. Ci lasciamo alle spalle il peso inaccettabile di un frasario coloniale. E avanti sul Sentiero Italia. Le pendici di Monte Bruttu innevate, Genna ‘Monte, Punta S’Unturgiu, Corra Cherbina e Genna Intermontes. Da Bau Sos Canales, a sa Punta e S’Abile.

Distese bianche e colate rumorose di acque cristalline del rio che corre a valle. Tutto trascende anche dai giudizi storici. E quella pietra che si erge solitaria all’orizzonte, Perda Liana , la vediamo cosi, con lo stesso sguardo incantato di Quintino Sella. La neve spessa ci blocca sul costone della punta dell’aquila. I nostri GPS vacillano. Ci facciamo inghiottire dalle forre aperte di rocce di piombo e argento scrostate,  dalle storie di minatori con le facce annerite, dai rapaci roditori dell’”oro di Sardegna” di metà ottocento. E sentiamo allontanarsi gli zoccoli del cavallo di Quintino Sella, mentre continua la sua corsa sul Sentiero Italia CAI, verso le aspre contrade di Punta Lamarmora e l’infinità del Gennargentu.