La rinascita dell’Appennino

Strategie e soluzioni per rigenerare il tessuto sociale e produttivo dei territori che si adagiano su un sistema montuoso lungo più di 1200 Km

Uno scatto di Chiapporato, borgo disabitato nell’appennino tosco – emiliano © Ivano adversi

Lo spopolamento dell’Appennino è un fenomeno che si è consolidato nel tempo. Dal centronord al sud Italia, le aree interne devono fare i conti con la desertificazione e con l’invecchiamento costante della popolazione. Allo stesso tempo però, quei territori sono dotati di un patrimonio culturale e ambientale che può generare posti di lavoro, far rinascere le comunità e i centri produttivi.

Riportare le persone sulle terre alte

A Chiapporato, le voci e il brusio dei suoi abitanti non si sentono più. Immerso in un bosco dell’appennino tosco- emiliano, questo borgo è disabitato da tempo. L’obiettivo dei professionisti Sergio Ferroni e Gianluigi Chiaro è quello di riportare alla vita questo centro nell’appennino tosco – emiliano. Infatti, si tratta di un territorio a rischio spopolamento, a causa della mancanza di infrastrutture e servizi.

«La politica ha un ruolo di primo piano. Senza la volontà delle amministrazioni locali, riportare le persone a vivere nelle terre alte è impossibile», spiega Ferroni. Oltre al borgo di Chiapporato, da cui dovrebbe partire il progetto pilota, l’iniziativa si focalizza su un territorio di 23 comuni. In quei luoghi, in alcuni periodi dell’anno, vivono alcuni migranti stagionali. «Il nostro obiettivo è convincerli a stabilirsi in quelle aree. Per farlo però, è necessario creare le
condizioni», spiega Ferroni. La proposta presentata in vista del piano territoriale provinciale, nasce anche con l’obiettivo di integrare la popolazione straniera nei territori montani perché unico soggetto in grado di colmarne la denatalità e quindi il loro futuro, spiegano i firmatari del progetto.

Laboratorio per lo sviluppo

«Intanto partiamo da Chiapporato», afferma Ferroni. Ad esempio, in quell’area è presente una comunità marocchina: molti dei membri lavoravano allo stabilimento Saeco di Gaggio Montano, chiuso a inizio 2020. Allo stesso tempo, è necessario creare un sistema produttivo in grado di permettere la riconversione della forza lavoro. Infatti, il progetto prevede la creazione di centri di formazione, per dare la possibilità a coloro che vivono in quei territori di riconvertirsi dal punto di vista professionale, continua.

Dall’altro lato è necessario incentivare la nascita di un settore turistico. «Una strada potrebbe essere la creazione di una rete di ostelli. Il tutto attraverso un sistema di gestione cooperativa, che permetterebbe alle persone di avviare attività imprenditoriali o di lavorare nelle stesse», continua. Secondo Ferroni e Chiaro, è necessario partire dalla realizzazione di un sistema locale che possa valorizzare, ad esempio, un turismo lento e sostenibile basato su cammini come la Via degli dei, la via Francigena, la Francesca della Sambuca, la Via della Lana e della Seta o dei Santuari, per citarne alcuni.

I ragazzi di RestartApp durante una lezione del campus © Fondazione Garrone e Merloni

Rigenerare il tessuto produttivo

Insomma, per far rinascere i borghi dell’Appennino è necessario rigenerare il tessuto produttivo di quelle aree. In questo senso, il progetto ReStartApp nasce proprio per favorire la nascita di imprese innovative e startup. Nato nel 2014, si tratta di un sistema di formazione pensato per permettere lo sviluppo delle idee dei giovani imprenditori dei territori appenninici. L’obiettivo è quello di far nascere imprese innovative dedicate all’ambiente, al turismo ecosostenibile e alle particolarità gastronomiche e culturali. Per questo motivo, ogni anno Fondazione Edoardo Garrone e Aristide Merloni danno la possibilità a 14 giovani imprenditori di frequentare un campus residenziale di accelerazione e incubazione delle imprese, a Fabriano nelle Marche.

Nell’edizione di quest’anno, i giovani imprenditori stanno sviluppando progetti che si propongono di valorizzare ed affrontare le problematiche di quei territori: dalla necessità di fare rete tra borghi e realtà diverse, fino alla promozione delle particolarità culturali e gastronomiche. Si pensi all’idea di una cooperativa di comunità per la rigenerazione di un piccolo comune nell’entroterra riminese ai sistemi per l’accoglienza dei camminatori sulla via degli Dei, fino al concetto di borgo diffuso organizzato da applicare nei territori e nelle località del fabrianese. Allo stesso tempo, la tecnologia ha un ruolo fondamentale nella generazione di prospettive reali nei territori appenninici. Ad esempio, con la creazione di piattaforme per mettere in rete operatori turistici ed enogastronomici o nel lavoro di startup che usano software basati sui sensori ambientali per monitorare attività e stato di salute del bestiame.