Le testimonianze dei soldati della Guerra bianca

Il libro “In queste montagne altissime della Patria” di Andrea Zaffonato (Franco Angeli – Cai) ha vinto la sezione “storia” del Premio De Cia Bellati Canal

Forte Mitterberg

Il forte Mitterberg nel contesto delle Dolomiti di Sesto © Llorenzi - Wikimedia Commons

«Attraverso un accurato studio di diari, memorie ed epistolari, il saggio indaga il formarsi di un inedito rapporto con la montagna degli Italiani, soprattutto del Sud, sbalzati dalla guerra in un ambiente ostile che li costrinse a escogitare modi diversi di sopravvivenza». Recita così la motivazione con la quale la giuria del premio letterario De Cia Bellati Canal ha assegnato la 9a edizione (sezione storia) al libro In queste montagne altissime della Patria. Le Alpi nelle testimonianze dei combattenti del primo conflitto mondiale di Andrea Zaffonato.

La montagna scuola di vita e di sopravvivenza

Il libro, edito nel 2017 da Franco Angeli e Club alpino italiano per la collana “Saggi sulla montagna”, si occupa di una tappa fondamentale del processo di avvicinamento degli italiani alle montagne, iniziato nella seconda metà dell’Ottocento anche grazie alle attività del Cai e della Sat. Durante i tre anni e mezzo di ostilità, soldati di ogni estrazione sociale e provenienza geografica furono spinti, per convinzione o per obbligo, a prendere confidenza con il suolo accidentato, la dimensione verticale, attività pratiche come lo sci. La montagna, resa ancora più ostile dal contesto bellico, fu una scuola di vita e di sopravvivenza: i combattenti dovettero imparare a difendersi da un ambiente sfavorevole, adattandosi a climi e terreni refrattari alla presenza dell’uomo.

In queste montagne altissime della patria

La copertina del libro di Andrea Zaffonato © Franco Angeli

Le testimonianze semplici e umili dei soldati al fronte

«Non sono le fotografie dei fronti bellici o le relazioni degli Alti Comandi a farci inoltrare nei teatri della “guerra bianca”, ma le testimonianze semplici e umili delle lettere dei soldati e dei loro diari, in gran parte inediti, che essi conservavano nelle tasche della giubba e che vergavano nelle tasche della giubba e che vergavano nelle pause dei combattimenti e dei turni di guardia», scrive Alessandro Pastore nella recensione del libro pubblicata sul numero di marzo 2017 di Montagne360. Più avanti nel testo Pastore aggiunge: «L’autore riesce a cogliere e a trasmettere le impressioni suscitate dalla vista e dal contatto fisico con le vette rocciose, i ghiacciai e i nevai nella mente di operai, impiegati e contadini, impegnati a difendere con le armi i confini italiani e cercare di ampliarli».

Il premio De Cia Bellati Canal è dedicato ai testi che indagano le specificità di vita e di cultura di tutto l’arco alpino.