Montagne360 e la libertà ritrovata

È di nuovo tempo di camminare. Il numero di giugno della rivista del Cai propone numerosi itinerari per l'estate, da nord a sud. L'invito? È quello di tornare a godersi la libertà

Ebbene sì, siamo di fronte a un nuovo inizio. Chi non ricorda l’Adriano Pappalardo che canta di lasciarlo gridare e di lasciarlo sfogare perché senza amore non sa stare? Al di là delle facilità con cui le parole si abbinano in rima, di quella canzone ci è sempre rimasto in mente il titolo, che poi sta anche nel ritornello. “Ricominciamo”.

Lo “strillo” della speranza

Ecco, ora che l’estate si avvicina e il virus si allontana (o almeno è questa la tendenza che le cronache e i numeri raccontano), ci piace pensare che sia arrivato il momento di riconquistare spazi e abitudini che per un po’ siamo stati costretti a dimenticare. E infatti sul numero di giugno di Montagne360 c’è soprattutto la voglia di ricominciare, che si traduce con un vasto ed esteso ventaglio di proposte. L’urlo di Pappalardo trova la sua parafrasi in copertina, proprio in quello che – forse non a caso – in gergo tecnico è chiamato “strillo”. Su di un cielo azzurro di cui è possibile godere solo in certe giornate terse di primavera si legge a chiare lettere “Godiamoci la libertà”. E – altra casualità? – l’introduzione del focus, affidata come sempre al direttore della rivista Luca Calzolari, ha lo stesso titolo della canzone. “Ricominciamo”.

“Inutile negarlo, le montagne ci sono mancate” scrive Calzolari. “Non perché si fossero nascoste o ci avessero fatto perdere le loro tracce. Tutt’altro. Le montagne erano sempre lì, come sempre, con la loro eterna bellezza abbagliante. È solo che per lunghi periodi abbiamo potuto solo guardarle da lontano”.

La bellezza assente

Per molti di noi, in questi mesi, le montagne sono sempre state presenti pur nella loro assenza. Ore le ritroveremo dove sono sempre state. Chissà se si sono accorte davvero di quel che ci è accaduto e ci sta continuando a capitare. Forse sì, lo sanno. Lo avranno capito dai segnali della natura che, in brevissimo tempo, libera dalle pressioni e dai condizionamenti cui l’uomo spesso la costringe, si è ripresa quegli spazi che le sono sempre appartenuti. Lo stesso hanno fatto gli animali, che nei mesi della clausura più severa si sono spinti fino ai centri abitati. Del resto la nostra costrizione ha spesso corrisposto alla loro libertà in modo inversamente proporzionale.


A piedi o in bicicletta

Queste premesse non sono solo richiami a un passato che crediamo di aver lasciato alle spalle, ma rappresentano piuttosto un monito per il presente e il futuro. Perché se è vero che nelle pagine di Montagne360 ci sono numerose proposte per il trekking e il ciclo-escursionismo che abbracciano tutta Italia – dal Veneto alla Calabria passando per Emilia-Romagna, Toscana, Campania e Basilicata – è altrettanto vero che quei sentieri, ora che possiamo tornare di nuovo a camminare e pedalare, meritano il nostro più assoluto rispetto. Durante le nostre escursioni dovremo infatti avere un riguardo reverenziale per i percorsi e per i contesti tutt’attorno. Abbiamo nella memoria il primo lockdown, certo. Ma anche le code estive e le folli corse all’arrembaggio nei luoghi più popolari che le nostre montagne hanno da offrire. Insomma, anche stavolta – come tutte le volte – godiamoci la libertà, ma facciamolo responsabilmente.

Non solo itinerari

Lo speciale di Montagne360 – che non rinuncia alle sue tradizionali rubriche e ad altri interessanti approfondimenti, tra misteri svelati e spazi dimenticati e poi recuperati – stavolta assomiglia di più a uno strumento utile per accompagnarci nelle scelte della nostra estate. E così, dopo aver assistito di nuovo alla straordinaria fioritura delle giunchiglie, ci si prospetta un giugno che porta con sé nuove opportunità.

Ma questo, per il Cai e per Montagne360, è anche un mese speciale. Non solo per l’imperdibile portfolio dedicato a “Quintino Sella, lo statista con gli scarponi” – scritto da Pietro Crivellaro, edito proprio dal Club alpino italiano e fresco fresco di stampa – ma anche perché in questo numero la rivista contiene la relazione morale del presidente generale Vincenzo Torti. Perché è un anno speciale? Lo spiega lui stesso nell’incipit dell’atteso resoconto.

“Ho atteso sino a poche ore prima dell’andare in stampa per stendere questa relazione morale, sia perché fosse la più rispondente al momento che stiamo vivendo e non risultasse anacronistica – scrive Torti – sia perché, per la prima volta negli ultimi decenni, dovrà porre a confronto due anni di attività, il 2019 e il 2020, quali nessuno avrebbe potuto immaginare più profondamente diversi l’uno dall’altro: da una miriade di iniziative al blocco quasi totale”.

 

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