Montagne360 racconta cent’anni dei Parchi in difesa del territorio

Una serie di ricorrenze di grande valore per l’ambiente sono protagoniste del numero di luglio della rivista del Club alpino italiano con il primo editoriale del neopresidente generale del Cai Antonio Montani.

Parco nazionale del Gran Paradiso, i guardiaparco in osservazione © Viviane Venthuy

Dal centenario di costituzione dei Parchi nazionali del Gran Paradiso e d’Abruzzo, Lazio e Molise, al trentennale dell’emanazione della Legge quadro nazionale sulle Aree Protette n. 394/91 e dell’istituzione della Rete Natura 2000. Fra bilanci e progetti, ne parliamo all’interno del focus di Montagne360

«Il nostro obiettivo è quello di utilizzare date così importanti come utile pretesto per compiere analisi, bilanci, ma anche e soprattutto per offrire un contributo alla costruzione di prospettive e di futuro. Vogliamo farlo in perfetta coerenza con quello che è l’impegno del Club alpino italiano, che negli anni è sempre stato al fianco dei parchi contribuendo con progetti, protocolli, azioni concrete e percorsi destinati alla tutela dell’ambiente e dell’identità dei territori», scrive il direttore Luca Calzolari.

In questo numero del periodico del Cai potrete leggere il primo editoriale del neopresidente generale del Sodalizio. Un articolo nel quale Antonio Montani si presenta alle Socie e ai Soci specificando fin da subito quali siano i suoi primi ambiti di intervento:  

«I principali temi su cui fin da subito abbiamo iniziato a lavorare, anche grazie al mirato e coscienzioso utilizzo dei fondi proveniente dal Ministero del Turismo, sono quelli che hanno caratterizzato tutta la mia campagna elettorale: la comunicazione, il mondo dei giovani, l’alpinismo, e la fruizione sostenibile della montagna. Insieme a essi va posto un particolare focus sulla piena ripartenza delle attività in ambiente».

L'intervista al vicepresidente Antonio Montani

Il neopresidente generale del Cai Antonio Montani © Cai

Nella sua rubrica Peak&Tip, il direttore Calzolari presenta l’emozionante ritratto dell’atleta paraolimpico e alpinista Andrea Lanfri, autore del libro Toccare il cielo con tre dita (edizioni Porto Seguro). Fra le sue ultime imprese vi sono la salita all’Everest, il 13 maggio scorso e un altro primato mondiale, ottenuto proprio durante la spedizione, per aver corso il miglio “più alto al mondo” (a 5160 metri) in meno di dieci minuti. Anzi, per dovere di cronaca lo ha coperto in soli 9 minuti e 48 secondi (record che verrà certificato dal Guinnes dei primati).  

«Quello che davvero conta è la straordinaria determinazione di questo ragazzo che ha visto la morte in faccia e che fin da subito ha deciso di reagire, e per farlo ha scelto la montagna. La montagna è stata – ed è – il suo luogo di libertà e anche di cura. La passione per l’alpinismo è stata un motore importante nella sua battaglia, che lo ha aiutato a vivere una condizione difficile per trasformarla in opportunità. E mi piace pensare che la montagna gli sia stata al fianco restituendogli forza, senso e bellezza», scrive il direttore. 

Un secolo in difesa del territorio

I cento anni del Parco Nazionale del Gran Paradiso e del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise stimolano riflessioni sul mutamento, nel tempo, del ruolo delle aree protette che, c’informa Raffaele Marini (presidente della Commissione centrale tutela ambiente montano del Cai), assolvono non più solo compiti di conservazione di alcune specie e tipologie di paesaggio. Le riserve e i siti Natura 2000 custodiscono valori preziosi, quali la biodiversità, l’integrità degli ecosistemi, la funzionalità dei servizi ecosistemici, la stabilità del clima locale e globale, dei cicli dell’aria, dell’acqua e delle sostanze nutritive, l’identità sociale e culturale delle popolazioni locali, oltre a essere luoghi di educazione e rappresentare modelli sia di gestione del territorio, sia di sviluppo e sperimentazione di innovative attività economiche in armonia con i fini di conservazione. 

Un’escursione sul Colle del Nivolet © Olivero Giordano

Rispettando l’equilibrio delicato tra uomo e natura, il Parco nazionale Gran Paradiso ha trovato la sua identità riuscendo a garantire politiche di tutela e attività che hanno coinvolto il territorio. Tra le iniziative più significative, riportate nell’articolo di Italo Cerise (presidente del Parco nazionale Gran Paradiso) vi sono la realizzazione dei centri visitatori, il “Marchio di Qualità Gran Paradiso” – che ha coinvolto gli attori del sistema produttivo locale -, i corsi per Guide del Parco e diversi eventi culturali, sportivi, didattici, finalizzati a rendere attrattivo il territorio del Parco a un pubblico vasto e composito.  

Ma i Parchi nascono anche per porre dei confini e per essere straordinari laboratori dove sperimentare nuovi modelli di convivenza tra l’uomo e gli ambienti naturali. Non è un caso – secondo Paolo Crosa Lenz (Cai Piemonte) – che quello del Gran Paradiso sia nato per tutelare lo stambecco alpino, un specie in via di estinzione, in un momento storico in cui la protezione degli animali non era sentita come una priorità.  E ciò – sostiene Massimo Bocca (ex direttore del Parco Naturale Mont Avic) – ha garantito l’integrità di preziosi e delicati ambienti alpini altrove spesso alterati da infrastrutture e sfruttamento eccessivo delle risorse naturali, sostenendo posizioni talvolta scomode e anticipatrici di norme di pianificazione in seguito codificate a livello comunitario e statale.

Uno scorcio del Giardino Botanico Alpino Paradisia nella Valnontey, Cogne © Archivio FGP

Istituzioni dedicate alla conservazione della natura, i Parchi sono anche uno strumento cardine delle politiche ambientali e parlano di identità e di futuro. A raccontarcelo è Giovanni Cannata (presidente del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise), che sottolinea come il Parco debba essere un catalizzatore territoriale per orizzonti nuovi e ampi come quello europeo (Strategia 2030), la PAC (Politica Agricola Comune), la Strategia forestale, le Green communities, le Strategie per la montagna e per le Aree interne, il rapporto tra Parchi e aree metropolitane, le Reti e connessioni materiali e digitali, la garanzia di servizi essenziali come Scuola e Salute.

Ma i cent’anni del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise – sostiene Filippo Di Donato (rappresentante del Cai nel Consiglio direttivo di Federparchi) –  parlano anche di Club alpino italiano e della sfida per un futuro possibile nel quale si chiede un coeso sistema di gestione delle Aree Protette e di Rete Natura 2000, riconosciute per Patrimonio Naturale e Patrimonio Culturale, rispondendo alle aspettative di qualità della vita delle nuove generazioni di Montagna. 

Della storia e delle intuizioni che hanno portato il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise a diventare un importante laboratorio che unisce conservazione della natura e sviluppo sostenibile delle popolazioni locali, ci parla invece Antonio De Ioris (componente del Consiglio direttivo del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise) secondo il quale il parco è un esempio virtuoso e un modello anche per altre realtà.

Un esemplare di stambecco maschio © Archivio FGP

Dalla montagna persa nell’Oceano Indiano al Parco del Riequilibrio Motorio

Nelle pagine di Montagne360 potrete trovare anche un approfondimento di Paolo Ascenzi su una delle delle vette meno frequentate e più difficili al mondo: il Monte Ross, nelle Isole Kerguélen (dette anche Isole della Desolazione), la montagna persa nell’Oceano Indiano Meridionale. Un’isola e una vetta che, come direbbe Andrea Gobetti, rappresentano “una frontiera da immaginare”.   

Mentre in un’intervista esclusiva a Lorenza Giuliani, Davide Chiesa, documentarista e appassionato di montagna, parla del suo film Fino alla fine dell’Everest: una salita a 8849 metri, sul tetto del mondo. Il racconto di una spedizione avvenuta nel 2017, durata circa due mesi, che porta lo spettatore, mano nella mano e giorno per giorno, a condividere la scalata con l’alpinista, trasmettendogli le proprie sensazioni, le paure, le emozioni, le gioie, ossia tutto quanto si prova durante l’intero percorso.  

Il Tetto del Mondo, la spettacolare cresta finale vista dai pressi della cima. In secondo piano il Lhotse e il Chamiang © Davide Chiesa

E poi ancora tanti itinerari che conducono alla scoperta della Via Vandelli, da Modena a Massa in mountain bike attraversando le selvagge Apuane (170 km e circa 3800 metri di dislivello), e di due sentieri da percorrere a piedi tra guglie e foreste nel Parco naturale Paneveggio Pale di San Martino. In tema escursionismo M360 ospita poi il racconto dei 58 giorni di cammino per coprire i 1160 chilometri del percorso Blu della Via Alpina, da Riale fino al Principato di Monaco, che si è “regalato” per festeggiare i settant’anni Antonio Santeusanio.

Camminare fa bene, lo sappiamo. Ma sapremmo anche argomentarne il motivo? A spiegarcelo è Tullio Bernabei con l’aiuto della propriocezione. Quando camminiamo o corriamo, infatti, attiviamo un centro di controllo che agisce su movimento, equilibrio e stabilità articolare. Si tratta di un sistema che si attiva in modo automatico, ubicato nel cosiddetto cervello profondo, alimentato da una miriade di segnali provenienti da sensori presenti nei muscoli, nei tendini e nelle articolazioni. Un sentiero di montagna è quindi un’occasione per riaccendere il nostro software di controllo del movimento. Al fine di informare e sensibilizzare una riflessione sull’importanza della propriocezione, è in corso di realizzazione un’esperienza unica al mondo: il Parco del Riequilibrio Motorio del Buenavista Lab, immerso in un paesaggio meraviglioso che circonda una Guest House a Magliano Sabina, al confine tra l’Umbria e il Lazio, a pochi passi da Roma. U’area verde attrezzata dove vengono proposti percorsi basati sugli studi del prof. Riva, sull’esperienza acquisita dalla FisioEquipe e su applicazioni innovative in outdoor progettate dallo stesso Bernabei.

Escursionisti nel Parco Adamello Brenta

E tante altre storie di montagna

Grazie alle immagini di Cesare Re, ospitate nel portfolio, la luce invisibile dell’infrarosso disegna i profili delle Dolomiti, evidenziando la materia, l’anima della roccia chiara dei Monti Pallidi: dal Sassolungo alla muraglia del Sella, dal Cimon della Pala alle Odle. Le Terre alte immortalate dagli scatti all’infrarosso assumono una forma onirica, inconsueta, con una luce che “scava” nella roccia e nell’anima di queste cime e nel cielo che le sovrasta come una quinta naturale, scura e intensa, con nuvole nette, incombenti e cangianti.  

Il Sassolungo, nei pressi del Monte Pana © Cesare Re

In questo numero di M360 anche un approfondimento di Chiara Borghesi sulla settantesima edizione del Trento Film Festival. Fra ricordi, ritorni, riscoperte, l’ultima edizione della manifestazione internazionale del cinema e delle culture di montagna ha fatto luce sulla memoria per proiettarsi nel futuro. Entusiasmante il bilancio della kermesse: 14mila biglietti venduti per le proiezioni, 107 film da 28 paesi diversi, 9mila spettatori per oltre cento eventi, e ancora tantissimi visitatori a Montagnalibri e bambini e studenti coinvolti in attività specifiche. 

Scienza, curiosità, attualità, cronache di nuove ascensioni e notizie dal mondo Cai completano come sempre il numero di luglio, che, oltre ad arrivare nelle case dei Soci è acquistabile in edicola a 3,90 euro.

La copertina di Montagne360 di luglio 2022