Montagne360 racconta la vera storia delle Guide di Chamonix

Quali sono le vere origini della Compagnie des guides della località francese ai piedi del Monte Bianco? Ne parliamo in questo numero di Montagne360 con un focus che ripercorre due secoli di storia, svelando inesattezze, conquiste, diatribe e sconfinamenti.

Grand Mulets © Edmund T. Coleman, Collezione Payot

Sembra un romanzo ma non lo è. Pietro Crivellaro e Gilles Chappaz, entrambi giornalisti e scrittori, ricostruiscono l’evoluzione della compagnia delle Guide di Chamonix nel contesto locale, degli sviluppi dell’alpinismo e della grande storia. 

Il contributo di Crivellaro parte proprio dalla vicenda controversa della prima salita del Monte Bianco, compiuta nel 1786 dal medico di Chamonix Michel-Gabriel Paccard con il compaesano  Jacques Balmat, capostipite delle Guide di Chamonix. Quest’ultimo è stato ritenuto, a torto, il primo salitore per molto tempo. «A Chamonix si continuano a pubblicare libri su Balmat romanzati e fantasiosi spacciati come vera storia, mentre il resto del mondo alpinistico da un secolo ha dimostrato che è una leggenda fasulla, smentita da una montagna di documenti e studi schiaccianti», scrive Crivellaro.« Ho tirato in ballo la Compagnia delle guide di Chamonix perché l’illustre sodalizio, raccontando la conquista del Monte Bianco sul suo sito internet in vista dei 200 anni, non esita a riproporre la vecchia leggenda, appellandosi ai romanzi su Balmat come a fonti di storia certificata».

La prima verità nascosta sotto il tappeto rosso di questi 200 anni delle guide di Chamonix è che i decenni iniziali non appartengono affatto alla storia francese perché come si sa la Savoia, con la contea di Nizza, viene ceduta alla Francia di Napoleone III da Cavour solo nel 1860. Senza dimenticare che a Chamonix le guide non si inventano di punto in bianco nel 1821 ma già agiscono, senza regole scritte, da una cinquantina d’anni, per gestire il crescente flusso di viaggiatori che arrivano da mezza Europa. A loro volta, le prime guide di fine Settecento sono idealmente eredi di quelle che da diversi secoli accompagnano i viaggiatori nei grandi passi delle Alpi Occidentali: i cosiddetti “marroni” (marones), o mulattieri.

 Dal canto suo, Gilles Chappaz, chamoniard doc, figlio e fratello di una guida e autore di Le roman des guides, offre il suo punto di vista, superando localismi e logiche da campanile e sforzandosi di non cancellare il passato perché conoscere la vera storia delle guide significa anche far luce sugli esordi dell’alpinismo. 

Da Panarea si vedono in sequenza Stromboli, lo scoglio Spinazzola, isola di Basiluzzo, la Lisca bianca e Dattilo © Dario Gasparo

Presente e futuro

L’editoriale del Presidente generale del Cai Vincenzo Torti fa il punto sul presente e sui nuovi orizzonti di un’associazione che sta vedendo, in questo inizio d’anno, una sorta di corsa al tesseramento. «In questo mi pare si debba leggere la capacità attrattiva delle nostre Sezioni, una credibilità e una capacità di progettare e proporre che si ispirano alla essenzialità delle scelte, al riportare in natura in modo rispettoso, consapevole e, quindi, in armonia con l’essere di ciascuno, quale corretta ed effettiva espressione di quel volontariato che, prendendo in prestito le parole usate da Jaspers per descrivere Spinoza, “non pensa alla propria persona”, ma che pure è il miglior “modo per divenir se stesso”».

 La rubrica Peak&Tip del direttore Luca Calzolari affronta il tema delle Green Community, comunità locali coordinate e associate tra loro che vogliono realizzare insieme piani di sviluppo sostenibili. «Questi percorsi progettuali sono tutti riconducibili alla bio-economia e allo sfruttamento delle risorse naturali: sostenibilità, efficientamento energetico e rinnovabili sono i tre punti cardine. Tutti elementi essenziali e indispensabili, ma sappiamo bene che in montagna c’è molto più di tutto questo. Ci sono le persone che lì vivono, con le loro storie, le loro tradizioni, le loro difficoltà, i loro bisogni e le loro aspettative di futuro, e che devono essere al centro del presente e del futuro della montagna».

L’interno dell’Eremo di Santa Maria Scalena © Maurizio Bolognini

Le altre storie di montagna

Nelle pagine a seguire spazio anche a numerosi itinerari di escursionismo: da quelli nelle sette isole che compongono l’arcipelago delle Eolie ai tre itinerari vista mare nel Levante ligure, per arrivare al viaggio lungo l’antica via carovaniera nell’alto Mustang, tra Nepal e Tibet, alla ricerca di bellezza, di pace, e di un significato della vita a volte perduto.

 Non mancano contributi sull’alpinismo, con un ricordo di Gianni Calcagno, scomparso trent’anni fa mentre era impegnato a scalare il Denali, in Alaska; sulla speleologia, con l’approfondimento sull’evoluzione delle rocce carsiche della Val di Secchia; sulla geodiversità dell’altopiano di Castione della Presolana e sull’usura dei cordini alpinistici, con la presentazione di un’indagine del Centro Studi Materiali e Tecniche del Cai.

 Il portfolio di questo numero propone una carrellata di immagini che il fotografo Maurizio Bolognini ha scattato nelle Gole del Salinello (TE), lungo le forre e le cascatelle formate dal torrente omonimo.

Scienza, curiosità, attualità, cronache di nuove ascensioni e notizie dal mondo Cai completano come sempre il numero di maggio, acquistabile in edicola a 3,90 euro e in arrivo nelle case dei Soci del Cai.

La copertina di Montagne360 di maggio 2022