Montagne360 svela la vera prima salita di Joseph Pichler all’Ortles

Le ricerche che hanno portato alla scoperta della vera via percorsa nel 1804 per raggiungere la cima più alta dell'Alto Adige sono al centro del focus del numero di marzo di Montagne360. Sul nuovo numero della rivista del Cai anche contributi e approfondimenti su sostenibilità, educazione e tutela dell'ambiente.

Reinhold Messner sulla parete ovest del’Orles, lungo la via dei primi salitori (2004) © foto tratta dal libro "Parete Ovest" di Reinhold Messner

Svelato il mistero sull’itinerario effettivo della prima salita all’Ortles (3905 m). Il tracciato della via di salita, o meglio la sua individuazione in parete, è stata nel tempo fonte di molti interrogativi. Sulle pagine dell’ultimo numero di Montagne360 vi presentiamo documenti e relazioni per comprendere le vicende che portarono, nel 1804, Joseph Pichler e compagni in vetta alla montagna più alta dell’Alto Adige/Südtirol attraverso la vera via Pichler: un canale denominato “Couloir inviolato” e non, come si credeva in precedenza, la Cengia Pichler. Un’ascensione avvenuta in un contesto dove quello che oggi definiamo “alpinismo” ancora non esisteva.

«Dopo più di due secoli il mistero della prima ascensione dell’Ortles potrebbe essere stato finalmente risolto. Quella di cui stiamo parlando è una cronaca affascinante. A sedurre e incantare sono la collocazione storica, i personaggi e le testimonianze di ieri e di oggi», così Luca Calzolari, direttore della rivista del Cai Montagne360, presenta il focus del numero di marzo.

I contributi ripercorrono le ricerche di Davide Chiesa e Alfio Capraro effettuate su mappe, documenti storici e sul campo, che si sono basate anche sulle intuizioni di Reinhold Messner

Ecco svelata la via attraverso cui Pichler giunse in vetta: con il numero 1 la via della Cengia (1826), con il numero 2 la via Pichler del 1804 lungo il couloir, con il numero 3 via Messner del 2004, e con il numero 4 la via errata Friedmann. © A. Capraro, maggio 2008

Sostenibilità, educazione e tutela dell’ambiente

 L’editoriale di questo numero, firmato dal Presidente generale del Cai Vincenzo Torti, si focalizza sul recente incontro tra il ministro del Turismo Massimo Garavaglia e il Club alpino italiano nella Sede centrale del Sodalizio. Garavaglia ha espresso, scrive Torti «una fiducia che premia e che impegna il Cai tutto». In un momento storico che ha visto l’inserimento della tutela dell’ambiente tra i principi fondamentali della Costituzione, continua Torti, «al volontariato del Cai si offre la concreta possibilità di confermare le capacità mostrate nel tempo, con la disponibilità a fornire un importante contributo alla ripresa del Paese in linea con i principi di rispetto e attenzione che ne hanno contraddistinto l’operato».

Il direttore Luca Calzolari, nel suo Peak&Tip, sottolinea, attraverso diversi esempi, che la prova della vita in montagna può tradursi in una vera scelta di vita se ci sono opportunità e progetti sostenibili. «E In Italia abbiamo l’occasione di realizzare queste nuove progettualità grazie al Piano nazionale ripresa resilienza».

 La sostenibilità è il tema trainante anche dell’articolo sul position paper Le aree interne e la montagna per lo sviluppo sostenibile dell’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. Il documento, curato dal rappresentante del Cai in AsviS Erminio Quartiani parte dall’assunto che «l‘ambiente montano non è un castello dei sogni di plastica da consumare e buttare a proprio piacimento» e suggerisce accorgimenti per una governance che assicuri un futuro alle Terre alte.

«Dobbiamo costruire un nuovo patto tra la montagna e le città, non solo per ridurre le disuguaglianze ma anche per preservare la biodiversità delle aree interne, condizione fondamentale per garantire l’esistenza dei servizi ecosistemici, alla base del nostro benessere», afferma Quartiani.

La copertina del position paper “Le aree interne e la montagna per lo sviluppo sostenibile” firmato da ASviS, di cui il Cai è parte.

 Alpinismo ed escursioni: dalle Cascate di ghiaccio in Norvegia alla Val Passiria in Alto Adige

 Non mancano, come di consueto, l’alpinismo e l’esplorazione, declinati nel resoconto dei 4500 km percorsi in Norvegia alla ricerca di cascate di ghiaccio da scalare e in due interviste: Antonella Giacomini, all’indomani dell’uscita del suo primo libro Volevo vedere la Tundra, racconta che cosa la spinge a partire e ad affrontare l’avventura e se stessa. Gianni Rusconi, autore di sette prime invernali, sette film, quattro spedizioni e due libri, approfondisce il suo alpinismo intrepido e curioso, basato sul talento individuale e sulla forza del gruppo.

 Le proposte escursionistiche accompagnano il lettore in Alto Adige, alla scoperta di due itinerari da percorrere con le ciaspole in Val Passiria. La prima ci porta nella Valle di Plan e l’altra tra Stulles e la Malga Egger Grub.

Sulla cascata Saujukulen © Archivio Bonfanti Bernardi

E tante altre storie di montagna

Sicurezza, scienza e geodiversità completano i contenuti della rivista. Vengono raccontati il corso del Cai Vicenza per formare escursionisti in grado di intervenire prontamente in caso di arresto cardiaco di un compagno, gli studi del Comitato scientifico del Cai reggiano alla Pietra del Lulseto (probabilmente un antico luogo di culto legato alla venerazione delle rocce) e la storia geologica e geomorfologica del territorio testimoniata dalle cascate del Friuli Venezia Giulia.

Il portfolio fotografico raccoglie una selezione degli scatti di Angelo Corna dei sentieri e delle valli nei dintorni di Bergamo, percorsi per ricalcare le orme di chi ha tracciato per primo questi itinerari.

Scienza, curiosità, attualità, cronache di nuove ascensioni e notizie dal mondo Cai completano come sempre il numero di marzo, che, oltre ad arrivare nelle case dei Soci ed essere acquistabile in edicola a 3,90 euro, è consultabile online a questo indirizzo.

Panorama dalla vetta del Monte Resegone © Angelo Corna