Montagne360 racconta come si disegna il buio

La speleologia e il cinema, un binomio (im)possibile. E poi i cambiamenti climatici, alpinismo, escursionismo e percorsi inclusivi. Tutto questo (e molto altro) lo trovate nel numero di novembre della rivista del Cai

Il Buco © Coproduction Office

«Temevamo molto Venezia. Ci ha colpito trovare rispetto, dappertutto. Il punto di forza del film? È l’immersività. Perché al cinema il buio è fondamentale». Già, il buio. Come una tavolozza nera sui cui dipingere racconti con l’uso forzato di una luce che fa emergere solo quello che si desidera narrare. Ed è in quello spazio scuro residuo che il non visibile racconta altre storie e suggestioni.

A temere Venezia è Michelangelo Frammartino. A leggerlo ora il suo nome sarà sicuramente già noto ai più. Perché lui è un regista di poco più di 50 anni che col suo ultimo lungometraggio (il terzo), dal titolo “Il buco”, non solo ha ottenuto larghi consensi alla Mostra del cinema di Venezia, ma è stato perfino premiato. Frammartino, che ha raccontato l’esplorazione dell’Abisso del Bifurto all’inizio degli anni sessanta del secolo scorso, era stato intervistato anche da LoScarpone prima del suo passaggio sul red carpet. A fargli le domande, oggi come ieri, è stato il direttore Luca Calzolari, che su Montagne360 scrive questo.

«Il cinema è emozione, sogno, racconto del reale o dell’onirico o entrambe le cose insieme. Ma per realizzare quelle due ore d’intrattenimento visivo c’è un complesso meccanismo che parte dall’idea, dalla passione e dalla creatività. Entrano in gioco scrittura, tecnica, suoni, musiche, montaggi. Dagli attrezzisti ai costumisti, dallo sceneggiatore al direttore della fotografia. E poi elettricisti, macchinisti, truccatori e via e via e via. Il coefficiente di difficoltà, quando si racconta la montagna al cinema, sale di qualche gradino».

Racconti sotterranei

Ebbene, l’avrete già capito. La copertina della rivista di novembre, così come il ricco approfondimento interno, è dedicato proprio a questo. No, non esclusivamente al film di Frammartino, ma al cinema in grotta. Anzi, ai “Racconti sotterranei”, esattamente come si legge nello strillo di Montagne360.

«Cos’è il cinema? In fondo è un gruppo di persone sprofondato nel buio, esattamente come nel film. E in tutti e due i casi ci si trova davvero dentro a un’esplorazione», dice Frammartino.

E noi abbiamo pensato bene d’indagare quell’esplorazione visiva. Lo abbiamo fatto raccogliendo le storie e i racconti di chi il cinema in grotta l’ha fatto e lo fa, con tutte le complicazioni e le straordinarie opportunità che solo certi ambienti sono in grado di offrire.

La copertina di Montagne360 di novembre 2021

Una rivista, tanti temi

Ma non di solo cinema si nutre Montagne360. Come sempre c’è spazio per l’alpinismo (dal racconto di un’emozionante spedizione in Groenlandia fino al Parco Naturale delle Alpi Marittime), per l’escursionismo (dalla Toscana alla Sardegna, con Val di Lima e La Maddalena) e per le iniziative destinate all’inclusione, come lo è stato ad esempio il raduno nazionale di escursionismo adattato organizzato dal Cai in Val Parma.

La crisi climatica (e non solo)

E poi, al netto delle tradizionali rubriche, ecco che si torna a parlare di clima. Non solo nella pagina affidata a Mario Vianelli, che stavolta ci parla della “sfida del tè” e di come i cambiamenti stanno condizionando i metodi di coltivazione, ma anche nella pagina Peak&Tip di Luca Calzolari, che tra la Pre-Cop26 e il vertice di Glasgow, scrive così.

«Per quanto il clima sia un sistema non lineare, e nonostante le nostre foreste consentano di assorbire 290 milioni di tonnellate di CO2 in più, gli incendi, le piogge torrenziali e le inondazioni (solo per citare alcuni degli eventi più recenti) sono una costante testimonianza tangibile dell’emergenza climatica in corso. Solo con politiche globali e condivise possiamo raggiungere i risultati sperati».

Ma non è tutto, perché Montagne360 dedica altre pagine alla terza edizione di Climbing for Climate, organizzato dalla rete delle università sostenibili insieme al Club alpino italiano nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile.

E il portfolio?, vi domanderete voi. No, non ce lo siamo dimenticati. Sappiamo bene che quelle pagine sono tra le più amate perché lasciano spazio alle immagini, spesso poetiche e suggestive, che raccontano più di tante parole. Stavolta è dedicato ai monti del Matese e alle fotografie di Natalino Russo, che ha tradotto questo progetto anche in un libro (e in una mostra).

[Clicca qui per consultare on-line il numero di novembre 2021 di M360 o qui per l’archivio della rivista]