Il paradosso della Cialma

In un’area dove sta crescendo il numero di ciaspolatori, scialpinisti e sciescursionisti stanno per iniziare i lavori per realizzare nuovi impianti di risalita. Ma sono possibili altre ricette che non passano dalla monocultura dello sci alpino

Punta Cia Cialma

Sulla sommità di Punta Cia con lo sfondo del massiccio del Gran Paradiso © Toni Farina

Un’area montana simbolo della possibilità di puntare su una forma di turismo sostenibile e di qualità, alternativa alla monocultura dello sci alpino. Un luogo che non si trova a quote elevate e che ha visto un notevole numero di frequentatori, anche in quest’ultimo inverno, con gli impianti chiusi. Ma, nonostante questo, è una località dove c’è la volontà di realizzare nuovi impianti di risalita. Stiamo parlando dell’Alpe Cialma, in Valle Orco, 1400 metri di quota e 60 km di distanza da Torino, che si trova nel Comune di Locana, il cui territorio ricade in parte nel Parco nazionale del Gran Paradiso.

Cialma impianti

L’arrivo degli impianti attuali © Toni Farina

Lo sci alla Cialma

«La Cialma ha un pendio rivolto a Nord-Est, prativo e solitamente innevato d’inverno, assolato e senza pietraie. Per questo si presta molto bene allo sci», spiega Toni Farina della Commissione interregionale tutela ambiente montano Liguria, Piemonte e Valle D’Aosta del Cai. Per questi motivi, qui lo sci da discesa ha una storia che risale a diversi decenni fa. «Fino agli ’70, per arrivare alla Cialma bisognava prendere una bidonvia che partiva dal fondovalle, utilizzata anche nel periodo estivo», racconta Farina. «Poi, per una serie di ragioni, immagino legate ai costi, fu deciso di chiuderla. Venne costruita al suo posto una strada carrozzabile, utilizzata tutt’ora per arrivare in macchina alla base degli impianti da sci».
Oltre alla bidonvia per l’accesso, in quel periodo i primi impianti da risalita consentivano la pratica dello sci alpino, portando gli sciatori a circa 2000 metri di quota, appena sotto la sommità del pendio di Punta Cia. In cima l’altitudine raggiunge i 2200 metri circa, con un panorama notevole che si apre sul versante canavesano del Gran Paradiso. «Quei primi impianti vennero chiusi insieme alla bidonvia. La chiusura durò parecchio, fino a una ventina di anni fa, quando vennero sostituiti da due skilift», continua Farina. «I nuovi skilift salgono per 200-300 metri di dislivello, arrivando a un’altitudine inferiore rispetto a quella raggiunta negli anni ’70».

Pendio Cialma

Sul pendio della Cialma © Toni Farina

L’aumento dei ciaspolatori e degli scialpinisti

Per il componente della Tam piemontese, questi piccoli impianti hanno avuto una propria ragion d’essere e un proprio pubblico di frequentatori.

«Le caratteristiche dell’area citata sopra, unite alla vicinanza da Torino e a una gestione su base volontaria, ne hanno fatto un luogo idoneo per i genitori con bambini, che potevano imparare a sciare in un luogo accogliente e sicuro. Contemporaneamente, negli ultimi anni è aumentato anche il numero dei ciaspolatori, degli sciescursionisti, degli scialpinisti e, in caso di neve scarsa, dei semplici escursionisti. La dimostrazione è arrivata quest’anno: gli impianti erano chiusi, ma la neve c’era e il sindaco di Locana, Mauro Peruzzo Cornetto, con il quale ho parlato, mi ha confermato che il parcheggio nei fine settimana era sempre pieno».

Salendo a Punta Cia Cialma

Salendo a Punta Cia © Toni Farina

I progetti di nuovi impianti

Nonostante ciò, e qui arriva il paradosso, anche qui è stato approvato un progetto per la costruzione di nuovi impianti: «I finanziamenti per realizzare una seggiovia al posto degli skilift sono stati concessi dalla Regione Piemonte nel 2019, alla fine della passata legislatura; i lavori sono stati assegnati e inizieranno quest’anno. Il progetto è stato motivato dal fatto che la seggiovia potrebbe funzionare anche d’estate ed essere utilizzata dagli appassionati di down hill. E fino a qui la situazione è accettabile».
Tuttavia, in futuro c’è l’intenzione, anche se per ora solo sulla carta, di

«creare una nuova pista con relativo impianto che arriva fin sulla sommità, a Punta Cia, dando vita così a un piccolo comprensorio. E qui siamo fuori dal tempo. Alla Cialma, storicamente la frequentazione è sempre stata più alta d’inverno che in estate, d’accordo, ma si continua a ignorare il numero crescente degli appassionati di ciaspole e delle pelli di foca. Questo nonostante la buona affluenza degli ultimi inverni».

Sommità Punta Cia

Il Gran Paradiso si apre davanti agli occhi sulla sommità di Punta Cia © Toni Farina

Una “scuola” per imparare a frequentare la montagna innevata

Farina non si limita a esprimere perplessità, ha anche delle idee per promuovere la frequentazione della Cialma.

«Si potrebbero realizzare specifici tracciati per sciescursionisti, fondisti e ciaspolatori, ai quali si potrebbe anche far pagare un prezzo simbolico di pochi euro per accedere. La Cialma potrebbe così diventare un luogo ideale anche per le scolaresche, in cui insegnare a bambini e ragazzi il primo approccio con l’ambiente montano innevato. In altre parole, si potrebbe dare vita a una sorta di palestra per imparare a camminare e a sciare sulla neve non battuta. Un progetto di questo genere sarebbe il primo in Piemonte e, proprio per il fatto di rappresentare una novità, potrebbe avere successo».