Piccoli viaggi al centro della Terra

Appunti di una stagione da guida di una grotta turistica, in un momento non facile, tra Green Pass, volti appena visibili e parole dette con la mascherina

Grotta del Vento secondo itinerario

Grotta del Vento, secondo itinerario © Massimo (Max) Goldoni

Accompagnare in grotta è sempre affascinante. Ogni volta la grotta appare diversa, perché diverse sono le persone e quindi, le parole, sempre adattate al pubblico di ogni singola visita. L’entrata a un museo non è riservata solo agli studiosi di storia dell’arte, così come le grotte turistiche non sono meta solo di speleologi o esperti di scienze naturali. Anche consapevoli di questo, rimane però straniante trovare di fronte a sé visitatori che si proteggono con un telo da mare o che, al contrario, pur vestiti da alta montagna, hanno lo sguardo di chi si è perso in una tormenta.

Dialoghi e lamentele

«Se avessi saputo che c’era questa umidità, mio figlio non lo avrei portato».
«Guardi che è scritto ovunque che l’umidità è intorno al 98 %».
«L’ho letto, ma chi si immaginava di ritrovarsi in un autunno senza sole! Perché bello è bello, ma…».
Il ragazzino, in realtà, sta benissimo, si guarda intorno stupito. Non so se sorride perché, avendo più di sei anni, porta la mascherina come tutte e tutti. Anche io parlo con la mascherina che, nel corso della visita, si riempie di umidità dall’esterno e anche dall’interno.

Grotta del Vento terzo itinerario

Grotta del Vento, terzo itinerario © Massimo (Max) Goldoni

L’incontro con il tempo profondo

Durante i vari percorsi guidati, soprattutto quelli più lunghi, si avverte un progressivo adattamento al clima e all’ambiente. Viene accettata anche l’idea che il tempo necessario per creare il vuoto che attraversiamo e le concrezioni che si incontrano, non è un tempo misurabile con i parametri della nostra vita. Qualcuno si convince pure che gli speleologi non sono solo “Quelle persone che vanno dentro la roccia e fanno a chi striscia più lontano”.

La magia

Montagna, interno, grotta, vuoto, depositi minerali e, poi, esplorazioni e mappe, dati riportati. La grotta come habitat e risorsa d’acqua, preziosa e indispensabile. Nelle sale, pur percorribili con passerelle di cemento, con il supporto di luci artificiali che ti mostrano ciò che i primi esploratori, con le fiammelle del carburo, mai videro nell’insieme, spesso avviene una magia. Senti che certi concetti possono farsi strada tra pregiudizi consolidati, cambiare la visione dell’interno delle montagne, che tanti non hanno mai percorso oppure hanno vissuto come un parco giochi. Capisci che l’esperienza della grotta, seppur adattata, è decisiva per far conoscere e rispettare il mondo sotterraneo.

All’uscita, anche nel trafficato giorno di Ferragosto, succede che ci sia un reciproco ringraziamento, tra visitatori e guide, e un sincero “arrivederci”. E capita che una ragazza e un ragazzo che si sono fatti tutta la visita dividendosi, quando era possibile, un telo a righe bianche e gialle ti dicano: «Volevamo fare un corso di speleologia, poi è venuto il Covid, adesso c’è tornata la voglia». E allora sai che la tua parte l’hai fatta. Ci saranno ancora nuovi viaggiatori, pronti a percorrere il vuoto non ancora conosciuto delle montagne.