Quando il cielo diventa di fuoco

Le eruzioni dell’Etna sono eventi ricorrenti, ma con caratteristiche sempre diverse, da leggere e interpretare

L’Etna in eruzione © Alfio Cariola

Da sempre le eruzioni vulcaniche hanno affascinato e creato paura, per le conseguenze talvolta catastrofiche di questi eventi. Per capire meglio l’ultima attività eruttiva dell’Etna ci siamo rivolti a due esperti, Gaetano Giudice del Centro Speleologico Etneo e del Cai di Giarre e Roberto Maugeri, anch’egli appartenente al Centro Speleologico Etneo.

In sintesi e con parole comprensibili a chi non ha le vostre competenze, come si può descrivere l’ultima, importante, attività eruttiva dell’Etna?

«Un primo commento che si può fare è sulle caratteristiche di questa eruzione, che consiste in una serie di episodi di fontanamento e trabocchi di lava quasi ciclici. Sono accaduti già 5 eventi tra il 16 e il 23 febbraio a distanze temporali che via via sono aumentate da 30 a 50 ore. L’analisi preliminare delle ceneri e dei lapilli ha mostrato che la composizione di questo magma è risultata costante per tutti gli eventi e fra le più primitive tra quelle emesse dal cratere di Sud-Est negli ultimi 20 anni. Primitive significa che sono quelle che hanno stazionato per meno tempo nella crosta per cui hanno perso poco gas. Un magma primitivo ricco in gas conserva un’energia elevata, in grado appunto di produrre espulsioni violente di materiale, come risulta evidente nelle fontane. Questa risalita di magma primitivo era stata in qualche modo preceduta da variazioni nella composizione chimica ed isotopica dei gas in risalita nelle parti periferiche del vulcano, misurata anche nelle falde acquifere, e da variazioni significative dei flussi di alcuni di questi gas. Quindi in qualche modo ci si aspettava che potesse avvenire una eruzione di questo tipo, o anche una importante eruzione effusiva laterale, come avvenuto ad esempio nel 2004 – 2005».

L’etna in eruzione © Alfio Cariola

Come cambia la montagna dopo un’eruzione come questa?

«Il vulcano non subisce trasformazioni drammatiche a causa di questo tipo di attività, ben diverso è il caso di alcuni eventi parossistici, come ad esempio quelli che si sono verificati tra dicembre 2015 e maggio 2016, che hanno modificato radicalmente le parti sommitali dell’Etna, coinvolgendo un po’ tutti i crateri sommitali. Le trasformazioni anche in questa recente fase senza dubbio ci sono state, in termini di crolli, nuove colate, accumuli di cenere e lapilli ecc., ma per avere dettagli si dovranno confrontare rilevamenti morfologici e foto a cavallo dell’eruzione, appena saranno disponibili i dati più recenti».

E all’interno dell’Etna? Si creeranno nuove grotte, o meglio, nuovi tubi lavici?

«Per quanto riguarda i mutamenti sotterranei si può già dire che se le cose continuassero ad andare così, ossia con violente e intermittenti fontane di lava, con trabocchi dal cratere di Sud-Est che formano colate anche di alcuni chilometri, ma di breve durata, non si avrebbero le condizioni affinché si possano formare i tubi lavici. Al contrario servirebbero colate alimentate per parecchie settimane o mesi, soprattutto su linee di drenaggio costanti, che formerebbero appunto importanti tubi lavici, una volta esaurita l’alimentazione»

Nota: le foto pubblicate sono di Alfio Cariola (Centro speleologico Etneo e CAI Catania); sono state scattate nella notte tra il 22 e il 23 febbraio 2021 da Gravina di Catania e mostrano esplosione e colate dal cratere di
Sud Est dell’Etna.