Quando si parla bene dei pipistrelli

Un articolo di David Quammen, autore di Spillover, apparso sul The New York Times è stato ripreso dalla rubrica La Zampa de La Stampa. I temi trattati suggeriscono riflessioni importanti

Myotis blythii

Myotis blythii (Tomes, 1857) Fortezza di Verrua Savoia (TO) © Enrico Lana

Le buone notizie esistono e vanno rimarcate. Quando hanno cominciato a delinearsi gli aspetti del Covid-19 e se ne è percepito l’impatto mondiale, ovvero la portata di pandemia, il pensiero di molti corse a Spillover di David Quammen, un testo del 2012 che appariva, a un tratto, quasi come oscura profezia. Il pipistrello in copertina evocava immediatamente un nesso con il virus, ovvero con il male nelle sue molteplici accezioni. Anche il riferimento alle grotte contribuiva a dare al tutto un valore quasi diabolico. C’era un animale notturno che frequentava luoghi oscuri e ci minacciava.

Il complesso rapporto tra gli umani e le specie selvatiche

Il discorso, in realtà, era molto più articolato e complesso, chiamava in causa i comportamenti umani, un rapporto con l’ambiente spesso distorto. I pipistrelli “ospitano” diverse tipologie di virus, ma il processo di “zoonosi”, il trasferimento all’uomo non è certo un fenomeno usuale o dovuto all’ostilità dei chirotteri rispetto alla specie umana. È opportuno ricordare che i chirotteri sono tra le specie decisive per la vita stessa dell’uomo sulla terra, poiché hanno un ruolo decisivo nell’ecosistema, regolando la presenza di insetti e anche favorendo l’impollinazione. Quammen, nell’articolo sul The New York Times cita scherzosamente l’agave: se amate la tequila – dice – ricordatevi che i pipistrelli favoriscono la riproduzione dell’agave, e che l’agave blu è ingrediente base della tequila. A parte l’aspetto scherzoso, persino necessario in questo difficile momento, è importante ricordare anche la fragilità dei pipistrelli. Negli Stati Uniti la White-Nose Syndrome, la “malattia del naso bianco” legata a un fungo di origine europea, ha sterminato milioni di esemplari.

Barbastella barbastellus

Barbastella barbastellus (Schreber, 1774) – Forti di Vernante (CN) © Enrico Lana

Quando la mobilità si scontra con l’equilibrio dell’ambiente

È molto verosimile che sia stato l’uomo a far migrare questo fungo; non possiamo dimenticare che la velocità di trasmissione di virus e altri elementi patogeni è anche dovuta alla continua e inarrestabile mobilità delle persone e delle cose sul Pianeta. E non di rado siamo pericolosi a noi stessi e ad altre specie, perché abbiamo reso sempre più labili i confini tra i nostri territori e le aree della fauna selvatica, abbiamo sfruttato il suolo in modo intensivo, convinti di avere un diritto acquisito sulla terra e i mezzi per esercitarlo. Tornando ai chirotteri, che sono un ordine di mammiferi complesso e numerosissimo, dobbiamo considerare il loro valore anche come indicatori biologici. Dove ci sono pipistrelli c’è equilibrio nell’ambiente.

Pipistrello appeso in grotta

Pipistrello appeso in grotta © Bartolomeo Vigna

La tutela è anche cultura

In Italia e in Europa queste creature notturne, che spesso si associano esclusivamente alle grotte, in realtà non di rado trovano rifugio in anfratti, interstizi di murature, luoghi protetti dai predatori dove riposarsi appendendosi, riprodursi, andare in letargo. I chirotteri in Italia sono una specie particolarmente protetta, a partire dalla legge del 1939 che ne vietava l’abbattimento. Si sono susseguite altre leggi, che prevedono pene e sanzioni. Ma, oltre a questo, è necessario acquisire comportamenti rispettosi dei loro habitat e diffondere una conoscenza che ne rispetti peculiarità, diversità e anche importanza per la nostra stessa esistenza.