La resilienza delle scuole di montagna

Tre dirigenti scolastici di altrettante regioni raccontano come è stata affrontata la pandemia nelle scuole primarie delle Terre alte. Dad assicurata grazie ai dispositivi prestati dagli istituti, lezioni all’aperto quando possibile

Scuola Santo Stefano Cadore Motoria

Attività all’aperto degli alunni di santo Stefano di Cadore © IC Santo Stefano di Cadore

L’ultimo anno è stato molto complicato per il mondo della scuola del nostro Paese. Ce ne siamo resi conto tutti leggendo i giornali, ma in particolare ne sono consapevoli i diretti interessati: gli insegnanti, il personale scolastico, le famiglie e gli alunni. La domanda che ci siamo posti è stata: e in montagna com’è andata? Sappiamo infatti che molte aree montane sono caratterizzate da una scarsa connettività, che potrebbe aver reso più difficoltosa la didattica a distanza rispetto alle aree di pianura. Dall’altra parte, abbiamo pensato che l’ambiente montano abbia potuto favorire, nei periodi di didattica in presenza, le lezioni all’aperto, in modo da diminuire il rischio di contagio.
Per avere una risposta alle nostre curiosità abbiamo parlato con tre dirigenti scolastici di Istituti comprensivi di diverse regioni italiane. Ci siamo concentrati sulla scuola primaria e sui plessi in cui sono presenti le “pluriclassi”. Le pluriclassi nascono quando, non raggiungendo il numero minimo di 15 studenti richiesto, si uniscono alunni di diverse fasce di età in un’unica classe. Tipiche delle località con pochi abitanti, sono diffuse soprattutto in montagna e hanno lo scopo di permettere ai bambini di andare a scuola nel proprio paese, senza essere costretti a spostarsi.
Possiamo anticipare che le risposte dei dirigenti hanno dimostrato la resilienza che caratterizza le Terre alte. Le scuole hanno saputo adattarsi alle difficoltà che la pandemia ha messo loro davanti, anche grazie alle amministrazioni locali che hanno dato loro la possibilità di supportare chi aveva bisogno.

Passeggiata Alunni Comelico Superiore

Passeggiata degli alunni del Comelico Superiore © IC Santo Stefano di Cadore

Nel Cadore Dad ok e bambini sui sentieri

Morena De Bernardo è preside di due Istituti comprensivi, quello di Santo Stefano di Cadore e quello di Auronzo di Cadore, nel Bellunese. Nei plessi di quest’ultimo sono presenti diverse pluriclassi. La preside sottolinea subito i lati positivi di questa situazione. «L’informatizzazione è entrata nel mondo della scuola, il lockdown del 2020 ha formato gli insegnanti. Così quest’anno, nelle tre settimane di Dad e nei periodi di quarantena che hanno interessato le classi delle nostre primarie, non abbiamo avuto problemi. Sia i docenti, sia i bambini e le famiglie, sono stati bravissimi».
De Bernardo evidenzia il prezioso aiuto arrivato sia dal Miur che dall’Unione Montana Centro Cadore.

«Con i fondi che ci hanno messo a disposizione abbiamo potuto acquistare, solo per i plessi di Auronzo, 24 notebook e 20 tablet, questi ultimi provvisti di scheda prepagata per connettersi al web. Li abbiamo destinati alle famiglie che ne avevano bisogno. Non sto parlando solo di quelle che ne avevano necessità per motivi economici, ma anche delle famiglie che avevano più figli in Dad. Queste ultime, con due o tre figli connessi contemporaneamente, potevano infatti avere problemi di linea. Grazie al tablet con scheda, un figlio poteva connettersi alla rete domestica con il dispositivo di casa, il fratello alla rete fornita da noi. Così entrambi potevano seguire le lezioni senza problemi».

Per quanto riguarda le lezioni all’aperto, non ne sono state fatte molte. «Un po’ per le temperature rigide dell’ultimo inverno, un po’ per il divieto di organizzare uscite didattiche in vigore per molti mersi. Appena avuto il via libera, comunque, l’attività motoria è stata sempre fatta all’aperto». Poca quantità forse, ma di contro tanta qualità. La preside racconta:

«A Santo Stefano, grazie alle preziose indicazioni del Cai Val Comelico, abbiamo organizzato piccole escursioni di un’ora e mezza tra andata e ritorno su facili sentieri vicini alla scuola. I bambini avevano con sé un cambio completo, compresi i calzini. E non si sono mai lamentati per il freddo, e neanche per la fatica. Durante le camminate, a turno ognuno raccontava qualcosa di sé, della propria vita. È andata benissimo».

Scuola Sant Stefano Riva Piave

Attività sui prati innevati lungo il Piave degli alunni di Santo Stefano di Cadore © IC Santo Stefano di Cadore

Anche a Castiglione dei Pepoli dispositivi informatici prestati alle famiglie

Anche nell’Istituto comprensivo Castiglione – Camugnano – San Benedetto di Castiglione dei Pepoli (BO), la parola d’ordine è stata “adattamento”. Ci troviamo sull’Appennino bolognese, al confine con la Toscana, e anche qui sono presenti pluriclassi in due plessi dell’istituto: la primaria di Baragazza e quella di Camugnano.

«Nei periodi di Dad, per sopperire alla mancanza di dispositivi di alcune famiglie, ne abbiamo prestati in tutto l’istituto 70 lo scorso anno scolastico e 80 quest’anno. I dispositivi comprendevano la scheda per favorire la connessione per chi abita nelle zone più scoperte. Da noi è soprattutto l’area di Camugnano, per la sua particolare conformazione geografica, a soffrire di maggiori problemi in questo senso», spiega il dirigente Paolo Calusi, che riflette sul concetto di didattica a distanza. «I ruoli si invertono: in Dad non ha senso che l’insegnante tenga la parola per molto tempo per spiegare. Sono i bambini a diventare protagonisti, con il docente al loro fianco nel ruolo di guida e di supporto. Ci siamo adattati bene a questa situazione inaspettata, e sono soddisfatto».

Anche nelle pluriclassi, Calusi evidenzia come gli insegnanti siano riusciti a seguire tutti gli alunni, a prescindere dall’età.
Le lezioni sono state prevalentemente al chiuso, per gli stessi motivi spiegati dalla dirigente di Auronzo. «Appena è stato possibile, le ore di attività motoria sono state fatte all’aperto, oltre a qualche momento durante altre materie».

Primaria Ovindoli

La primaria Luigi Dard di Ovindoli © IC San Demetrio - Rocca di Mezzo

A Ovindoli alunni all’aperto per motoria e scienze

L’ultima scuola con cui abbiamo parlato si trova in Abruzzo: l’Istituto comprensivo San Demetrio – Rocca di Mezzo (AQ), che ha pluriclassi nella primaria Luigi Dard di Ovindoli. Anche qui la scuola aveva a disposizione un certo numero di dispositivi, da offrire a chi ne aveva bisogno durante la Dad.

«Soprattutto a Ovindoli ne abbiamo parecchi, grazie agli ottimi rapporti con l’amministrazione comunale che non ci fa mai mancare nulla. Da questo punto di vista, dunque, non abbiamo avuto problemi», afferma il dirigente scolastico Antonio Lattanzi. «Qualche criticità l’abbiamo avuta con le connessioni, soprattutto per gli alunni che abitano in qualche frazione di Rocca di Mezzo e della stessa Ovindoli. Ma siamo riusciti a rimediare, usando altri mezzi come Skype e WhatsApp».

L’impegno è stato gravoso, sia per i docenti che per le famiglie, ma Lattanzi è comunque soddisfatto. Naturalmente, come per tutte le atre scuole, è mancata tutta la progettualità aggiuntiva, che «speriamo di tornare a poter fare al più presto. Parlo soprattutto della settimana dello sport in montagna, il nostro fiore all’occhiello, che permette di imparare a sciare anche a chi non ha tanti mezzi economici. Ma anche ad altre attività come il teatro o le visite ai musei».
In presenza le lezioni all’aperto sono state organizzate, anche in questo caso, appena è stato possibile.

«A Ovindoli i bambini sono abituati al freddo più che in altre località. La scuola poi ha un ampio spazio all’esterno, dunque anche d’inverno le ore di motoria le abbiamo fatte fuori. Inoltre, i docenti hanno portato i ragazzi all’esterno anche durante le ore di scienze in cui si parlava di ambiente montano. Qualcosa è stato fatto durante le lezioni di storia, oltre che naturalmente durante i momenti di ricreazione. Posso concludere dicendo che siamo riusciti ad adattarci, e ne sono felice. La scuola è un pilastro della nostra società».

Alunni Ovindoli

Attività all’aperto degli alunni di Ovindoli © IC San Demetrio - Rocca di Mezzo

Vivere la natura anche durante la pandemia

Chiudiamo con una riflessione di Morena De Bernardo, la dirigente scolastica di Auronzo e Santo Stefano di Cadore , iscritta al Cai.

«Il Covid ha fatto capire a noi montanari l’importanza di crescere un figlio sulle Terre alte. Abbiamo i boschi dietro casa e i nostri bambini sono riusciti ad andarci non appena possibile. È un aspetto che mi piace sottolineare, tenendo conto che molte attività sportive a cui i ragazzi partecipavano sono ferme da oltre un anno. L’ultimo inverno, che ha visto scendere davvero tanta neve, Auronzo era pieno di bob e slittini fuori dalle case. Non ne ho mai visti tanti. I nostri ragazzi, abitando in montagna, hanno potuto vivere la natura nonostante la pandemia».