Ritorno del lupo, lucidità e comportamenti corretti anche in pianura

Sono diverse le cause della tendenza di questi animali a scendere di quota, da affrontare senza allarmismi ingiustificati e con la consapevolezza di cosa fare in caso di incontro ravvicinato

I lupi nelle valli di Argenta immortalati dalla fototrappola

I lupi nelle valli di Argenta immortalati dalla fototrappola

I lupi ormai non vivono più solo in montagna. In queste ultime settimane sono stati pubblicati – sia in rete che sulla carta stampata – diversi articoli, più o meno allarmistici, che hanno annunciato l’arrivo del lupo in aree pianeggianti e pedecollinari di diverse regioni italiane. È successo in Piemonte (dalla pianura pinerolese a quella cuneese), in Lombardia (dalle colline lecchesi alla bassa di Cremona), nella campagna piacentina e lungo tutta la via Emilia sino al Ferrarese (in piena Pianura Padana). Ma anche nelle pianure a ridosso delle zone collinari del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, in provincia di Livorno e nelle aree litoranee del Teramano.

L’arrivo del lupo nella zona di Argenta (FE)

Abbiamo voluto approfondire i motivi di una tendenza in atto già da qualche anno, e oggi molto evidente, con Danilo Stignani, socio Cai della Sezione di Argenta (FE) e componente del Gruppo Grandi Carnivori del Sodalizio. Argenta è un Comune che si trova in piena Pianura Padana e nei suoi dintorni abbondano zone acquitrinose e paludose. Qui da qualche tempo è tornato il lupo.

«Nel 2019 c’erano stati avvistamenti sporadici che facevano presagire l’arrivo di un lupo intenzionato a rimanere in zona. Nell’inverno successivo, grazie alle fototrappole e al rinvenimento di segni di presenza, abbiamo capito che era presente una coppia di lupi stanziali. Nel febbraio 2020 della coppia non abbiamo più rinvenuto tracce, ma il mese successivo è tornata».

Lupo Bosco

Un lupo tra gli alberi del bosco © Davide Berton

Un luogo adatto alla riproduzione

L’idea di Stignani è che la coppia abbia cercato, in un raggio di qualche decina di chilometri, un luogo adatto per riprodursi, optando poi per le valli di Argenta e Campotto. In pianura per “valli” si intendono aree, come accennato sopra, acquitrinose e paludose. «Qui convergono tre fiumi, il Reno, l’Idice e il Sillaro, che formano una sorta di triangolo, utilizzato dal Consorzio della Bonifica Renana come bacino in cui immettere le acque in eccesso durante le piene. Naturalisticamente è una zona rimasta intatta, esattamente come nel periodo precedente alle grandi opere di bonifica».
I motivi per i quali si tratta di un luogo adatto alla riproduzione del lupo sono presto detti.

«L’area è interdetta al pubblico, possono entrare solo i dipendenti del Consorzio e i partecipanti alle visite guidate. Inoltre, è presente un bosco molto fitto e impenetrabile, un ottimo nascondiglio per molti animali, non solo per il lupo».

La coppia è arrivata dall’Appennino, che non è molto distante se si seguono le aste fluviali: appena 25-30 chilometri. «Da noi già da una ventina d’anni è arrivato il capriolo, poi l’istrice e, nell’ultimo periodo, anche qualche cinghiale. Mancava solo il lupo, ci aspettavamo che arrivasse, e così è stato. La coppia si è riprodotta l’estate scorsa. Il gruppo familiare è ancora presente sul nostro territorio, anche se l’area che frequenta è molto vasta, circa 150 km2».
Stignani spiega infatti che in pianura il lupo ha bisogno di maggiore spazio rispetto alla montagna, in quanto il territorio offre meno risorse alimentari e meno protezione. «Le valli di Argenta e Campotto sono una sorta di hot spot con una notevole abbondanza di prede, ma non sono sufficienti».

Lupetti Argenta

Giovani lupi nelle valli di Argenta © Danilo Stignani

Perché il lupo è “sceso di quota”?

A questo punto il nostro interesse è quello di capire i motivi che hanno spinto i lupi a scendere di quota.

«Negli ultimi anni il lupo ha raggiunto una densità ottimale in rapporto alla disponibilità alimentare. La conseguenza è che quelli in dispersione si dirigono in basso, seguendo i corridoi ecologici e le scie olfattive delle prede. In alto, infatti, il territorio è tutto occupato. Quindi questi lupi possono scegliere di spostarsi di parecchi chilometri alla ricerca di un territorio libero o, in alternativa, di trasferirsi ad altitudini inferiori. Questa seconda opzione in diversi casi viene preferita in quanto spesso sono le loro prede, come i caprioli, le prime a dirigersi verso zone pianeggianti. E i lupi le seguono. Se in un qualunque territorio arriva una preda, è quasi matematico che arriverà anche il predatore».

Stignani sottolinea la capacità di adattamento del lupo. «Da noi ha trovato una preda perfetta, non presente in montagna, ovvero la nutria. Il loro numero è abbondante e sono facili da catturare. Ce ne siamo resi conto grazie alle carcasse rinvenute e dal loro pelo presente nelle feci dei lupi».

Lupi Argenta

Primo piano di un giovane lupo nelle valli di Argenta © Danilo Stignani

No allarmismi, sì buonsenso e razionalità

Arriviamo alla questione più dibattuta: ci sono pericoli per l’uomo? Stignani risponde deciso: «Qui tutti gli avvistamenti hanno avuto come conseguenza la fuga del lupo. Pericoli reali non ce ne sono, ovviamente in caso di incontro ravvicinato bisogna comportarsi con rispetto e con atteggiamenti corretti. In questo senso anche in pianura sono valide le norme del Cai per gli escursionisti responsabili. Sono semplici regole dettate soprattutto dal buonsenso».
Sulla questione lupo in pianura e conseguenti allarmismi abbiamo interpellato anche Davide Berton, coordinatore nazionale del Gruppo Grandi Carnivori del Cai, che afferma:

«Il ritorno del lupo anche in pianura non deve spaventare ma va approcciato con razionalità, informandosi bene senza prendere per buona ogni notizia “sparata su social e giornali”, senza banalizzare e senza enfatizzare. La natura non è una fiaba e ha regole e dinamiche ben precise».

Berton sottolinea che attualmente la presenza del lupo in pianura è

«sporadica e tutti i dati disponibili al momento testimoniano che non costituisce un pericolo per l’uomo. Ovviamente abbiamo a che fare con un animale selvatico che va rispettato e approcciato, in caso di incontro, con atteggiamenti adeguati. Cosa che peraltro si dovrebbe fare con qualsiasi altro animale in natura. Siamo noi che, sbagliando, possiamo creare i presupposti per situazioni di rischio non il contrario».

Lupo Ambiente naturale

Un lupo nel suo ambiente naturale © Davide Berton

Le norme di comportamento del Cai

Innanzitutto, come ricorda Berton, sia in montagna che in pianura è fondamentale evitare di avvicinarsi a un lupo «per fotografarlo, per vederlo o, peggio ancora, disturbarlo per allontanarlo».
Poi bisogna evitare di dare cibo per attirarlo o involontariamente lasciare rifiuti organici nel territorio, abbandonandoli in luoghi non dedicati. «Ciò potrebbe attirare e “affezionare” il predatore a zone abitate, oltre a essere comunque una doverosa norma di educazione civica».
Terzo punto, lasciare sempre una via di fuga all’animale, «anche se è quasi impossibile trovarsi in situazioni in cui questo sia necessario. Anche un cinghiale o un capriolo, del resto, se si sente impossibilitato a fuggire reagisce lanciandosi verso chi lo ha messo all’angolo».
Un’altra condotta assolutamente da evitare è quella di avvicinarsi nel caso in cui il lupo si stia cibando. «Così come ci insegnano i nostri amici a quattro zampe, non è saggio disturbarli quando sono intenti a mangiare».
Molto importante è invece una maggior attenzione e gestione dei cani domestici, evitando di lasciarli vagare liberamente per la campagna. «Dovrebbe essere fatto sempre, ma vale ancor di più per la spinosa questione dei cani ferali (di competenza istituzionale)». In questo caso il rischio è quello di causare l’inquinamento genetico della specie lupo:

«Il lupo, infatti, si può riprodurre con alcuni di questi cani generando degli ibridi, come testimoniano molti studi e la situazione di alcune zone d’Italia. Ricordiamoci poi che la possibilità di esser morsi da qualche cane randagio è assai probabile, e ne abbiamo esperienza quasi tutti in famiglia o tra amici, mentre l’eventualità di subire la stessa cosa da parte di un lupo in natura è pari a zero».

Infine, «in caso di avvistamenti o di situazioni particolari come gli investimenti stradali (molto probabili purtroppo nella pianura urbanizzata), ricordiamoci di avvertire sempre gli enti preposti. Se si rinviene un lupo ferito ma ancora vivo e vigile, è buona norma non avvicinarsi e non commettere leggerezze. Infatti l’animale, già spaventato e stressato, potrebbe non comprendere il nostro “nobile” intento e reagire in modo scomposto con esiti davvero infausti per chi si trovasse troppo vicino. Aspettiamo che intervenga personale qualificato e attrezzato».

La conclusione del coordinatore nazionale del Gruppo Grandi Carnivori del Cai è precisa.

«Viviamo con lucidità questo inaspettato ritorno e lasciamo ad altri chiacchiere da bar, dietrologia e paure».

Clicca qui per scaricare il depliant del Gruppo Grandi Carnivori Cai “Norme comportamentali per escursionisti responsabili”.