Scialpinismo primo amore

Anna Tybor è stata la prima donna a completare la discesa integrale del Manaslu (8163 m) con gli sci. La formazione ricevuta come volontaria del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico le ha permesso di muoversi con notevole sicurezza, sia dal punto di vista tecnico che psicologico

Anna Tybor Salita Manaslu

Anna Tybor, Marco Majori e Federico Secchi durante la salita al Manaslu © Archivio Anna Tybor

«Senza lo scialpinismo non riesco a vivere, gli dedico tutto il mio tempo libero. La discesa dalla vetta del Manaslu è stata un’esperienza indimenticabile. Consiglio a tutti di non avere timori nel voler raggiungere i propri sogni».
A parlare è Anna Tybor, ventinove anni, polacca di Zakopane ma residente a Livigno. Di professione architetto, Anna ha messo per la prima volta gli sci ai piedi a tre anni, e dall’età di tredici pratica lo scialpinismo a livello agonistico. Ora fa parte della nazionale polacca.
Non solo agonismo però: Anna non dimentica l’attenzione per il prossimo; è infatti volontaria del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico.

Prima donna a scendere dal Manaslu con gli sci senza le bombole dell’ossigeno

L’impresa a cui si riferiscono le sue parole risale alla fine dello scorso settembre. Il 27, Anna ha iniziato l’ascensione per raggiungere gli 8163 metri della vetta nepalese insieme a due guide alpine di Bormio, Marco Majori e Federico Secchi. Il 29 i tre hanno raggiunto la cima della montagna, e poco dopo hanno cominciato la discesa con gli sci. Dopo una notte trascorsa a Campo 4, hanno raggiunto il Campo base il 30 settembre. Anna è così diventata la prima donna al mondo a completare la discesa integrale con gli sci del Manaslu senza l’utilizzo delle bombole dell’ossigeno.

Anna Tybor durante la salita

Anna Tybor durante la salita © Archivio Anna Tybor

Tempo libero dedicato allo scialpinismo

«Lo scialpinismo è il mio grande amore», spiega Anna. «Per me la parte più bella inizia quando finiscono le gare. Posso prendere sci più larghi e dare sfogo alla mia passione. Fortunatamente vivo a Livigno, in una zona dove la neve solitamente è presente per molti mesi l’anno. Spesso vado sui ghiacciai più vicini, a partire da quello dei Forni».

L’idea di affrontare un ottomila con gli sci le è venuta nel 2014, dopo aver salito e disceso, ovviamente con gli sci, il Peakl Lenin, in Tagikistan, che con i suoi 7.134 metri è una delle vette più alte del Pamir.

«Ero con amici polacchi, e posso dire che mi sono sentita bene, non ho avuto particolari problemi legati alla quota», racconta la Tybor. «Allora mi sono chiesta: perché non provare con un ottomila?».

Negli anni successivi, impegni personali, difficoltà a trovare i compagni e, da ultima, l’emergenza Covid, le hanno impedito di partire. Fino allo scorso settembre.

«La preparazione fisica per me è stato il problema minore. Pratico lo scialpinismo in ogni momento libero. Di recente, ad esempio, ho sciato sul Gran Paradiso e sul Monte Bianco. Dunque, mi sentivo pronta: la mia passione è stata il miglior allenamento».

Anna Tybor

Anna Tybor

Io, i miei compagni e la montagna

È stata la parte organizzativa e logistica del viaggio ad averla impegnata maggiormente, e forse anche un po’ stressata.

«Trovare dei compagni in tempo di pandemia non è stato facile. Poi c’è stata la ricerca degli sponsor e gli adempimenti burocratici: insomma, è stato faticoso. Quando sono salita sull’aereo mi sono sentita finalmente libera: “ora ci sono solo io, i miei compagni e la montagna”, ho pensato».

L’esperienza sul Manaslu è stata anche la prima volta di Anna su un ottomila.

«Ho ancora tanto da imparare. Le prossime volte mi impegnerò di più nell’organizzazione logistica, mi farò aiutare maggiormente dalla gente del posto. E non parlo di sherpa: siamo saliti in stile alpino, scelta che mi ha lasciato una soddisfazione enorme. Ma, per fare un esempio: a Campo 4, inizialmente non avevamo posto in tenda, abbiamo peccato un po’ nella pianificazione».

Tybor Cnsas Livigno

La festa con il Soccorso alpino a Livigno © Archivio Anna Tybor

Il valore della preparazione di un soccorritore

L’appartenenza al Soccorso alpino è stata uno dei punti di forza di Anna, sia a livello tecnico che psicologico. La formazione che tutti i volontari Cnsas seguono è infatti estremamente approfondita.

«Aver frequentato tutti i corsi di aggiornamento mi ha davvero aiutato, soprattutto tenendo conto dei molti crepacci presenti sul Manaslu. Inoltre, proprio grazie alla mia formazione, mi sono sentita più sicura, sapevo di essere in grado di affrontare eventuali problemi e aiutare i compagni in caso di difficoltà».

Anna è una ragazza modesta, dopo questa spedizione non si sente in grado di poter insegnare alcunché ai suoi istruttori. Ma è chiaro che se un tecnico Cnsas vive esperienze di questo tipo, tutto il gruppo dei soccorritori può trarne beneficio. In particolare, se il gruppo è unito e affiatato. E quello di Anna sicuramente lo è, vista la festa che le hanno dedicato qualche settimana fa a Livigno. «Non me l’aspettavo, è stata davvero una bella sorpresa. E c’erano proprio tutti: dai tecnici agli amici, fino ai parenti del mio fidanzato».