Triora e Balme: in simbiosi con la montagna

Un ritratto dei nuovi “Villaggi degli alpinisti italiani”. In Piemonte e in Liguria, due realtà diverse tra loro ma che sono entrambe un luogo di confine

Un’immagine di Triora © Cai

«Nei “Villaggi degli alpinisti” la modernità entra in punta di piedi», afferma Alleris Pizzut, consigliere centrale del Club alpino italiano. Pochissime infrastrutture, ambiente quasi incontaminato e un rapporto di simbiosi e scambio continuo con la montagna. Il circuito dei “Villaggi degli alpinisti” è una rete di località montane italiane, austriache, tedesche, slovene e da quest’anno anche svizzere, caratterizzate, oltre che da scenari di interesse alpinistico, anche dalla volontà e dall’impegno delle comunità locali di perseguire uno sviluppo sostenibile in termini ambientali e sociali.

Per quanto riguarda il nostro Paese, sono già nel circuito, località come Mazia (Trentino), Longiarù – Campill in Alto adige e la Val di Zoldo in Veneto. Da quest’anno poi, sono entrati anche i Comuni di Balme nelle valli piemontesi di Lanzo e Triora in Liguria. Due realtà diverse tra loro ma che sono entrambe un luogo di confine tra le montagne italiane e francesi, nel primo caso, e tra le terre e alte e il mare nel secondo.

Il Pian della Mussa a Balme

In simbiosi con la montagna

«Da noi il rapporto con la montagna è totale», spiega il sindaco di Balme Gianni Castagneri. Balme ha una cultura alpina secolare, ancora viva nelle pratiche e nella cultura agro-silvo-pastorale di questo villaggio collocato a 1500 metri di altezza. «Il nostro è il paese delle guide alpine: un’attività che ha caratterizzato a lungo e caratterizza ancora gli abitanti del luogo. Siamo anche fortemente legati agli elementi naturali: in particolare all’acqua, che dissemina il territorio di sorgenti e laghi». Allo stesso tempo, la vicina Francia influenza la cultura di questa località. «Apparteniamo infatti alla minoranza linguistica francoprovenzale», puntualizza Castagneri.

Per quanto riguarda il turismo, quello di massa si è fermato da tempo. «Dopo il secondo conflitto mondiale, nelle Valli di Lanzo c’è stato il boom delle seconde case. Storicamente, siamo uno dei luoghi di villeggiatura dell’élite torinese. Oggi, però, puntiamo a un turismo di qualità, con l’obiettivo di educare il turista a un’esperienza più ragionata ed ecosostenibile», continua ancora Castagneri. Insomma, da tempo l’amministrazione comunale punta a limitare la diffusione di attività che possano stravolgere l’integrità della valle. In poche parole, vengono incentivati l’escursionismo, l’arrampicata su roccia e ghiaccio, lo sci di fondo, lo scialpinismo e le ascensioni alpinistiche sopra i 3000 metri.

Uno scorcio del borgo di Triora

Tradizioni intatte 

Il tema del turismo lento ed ecosostenibile caratterizza anche l’offerta di Triora: abbarbicato sul versante meridionale delle Alpi Liguri. Triora è un Comune montano ma che guarda verso il mare. Per arrivare in questo borghetto di 357 abitanti, c’è una sola strada che s’inerpica sulle montagne. Anche in questo caso, il rapporto con l’ambiente circostante è quasi simbiotico. Il tutto in un paesaggio caratterizzato da castagni e vigneti, conifere e pascoli d’alta quota. «Il nostro è un paesaggio incontaminato, quasi alpino. La nostra montagna non ha nulla da invidiare a quella di altri villaggi montani», spiega il vicesindaco Giovanni Nicosia.
In particolare, emerge una tradizione legata alla raccolta e al trattamento delle erbe selvatiche. Infine, la tradizione storica: nel passato, il borgo ligure è stato segnato dalla vicenda dei processi di stregoneria, avvenuti tra il 1587 e il 1589. Alcune donne locali vennero accusate di essere responsabili di un’epidemia di peste, della morte del bestiame o della comparsa di piogge acide. «Per quanto riguarda l’offerta turistica, cerchiamo di attrarre flussi ridotti, che vengono da queste parti per determinate ragioni e non per caso», puntualizza Nicosia. Le attività che si possono praticare sono diverse: canyoning, arrampicata e trekking. Senza dimenticare il cicloturismo. «Abbiamo tracciato una via, che, ci dicono i numeri, essere quella giusta. Perché l’interesse del turista è sempre più votato a questo tipo di realtà», conclude il vicesindaco.

Uno scatto del borgo di Balme

Buone pratiche e condivisione

L’adesione al circuito dei “Villaggi degli alpinisti” diventa l’occasione per valorizzare buone pratiche e peculiarità. «Abbiamo bisogno esaltare quanto di buono abbiamo fatto per offrire la nostra esperienza alle altre realtà», sottolinea ancora Castagneri. «Credo che lo scambio sia sempre positivo. In rete possiamo crescere e fare squadra: siamo realtà diverse e simili allo stesso tempo», conclude Nicosia.