Viaggio alla ricerca dei cieli neri

Irene Borgna ha raccontato “Cieli neri”, in occasione del primo appuntamento della rassegna online “Una montagna da leggere”, presentata dal Centro operativo editoriale del Cai e da Lo Scarpone

Via lattea - Alpe di Rittana

Alpe di Rittana, la via lattea estiva con Giove e Saturno © Federico Pellegrino

Cieli neri” è un viaggio alla ricerca degli ultimi scampoli d’Europa, non colpiti dall’inquinamento luminoso. Edito da Ponte alle Grazie, in collaborazione con il Club alpino italiano, il libro di Irene Borgna racconta la scoperta dei luoghi del continente in cui è possibile godere del cielo stellato, senza la presenza di fonti luminose.

Un viaggio alla ricerca delle stelle

A settembre 2019, l’antropologa alpina, divulgatrice ambientale e guida escursionistica savonese ha deciso di fare un viaggio, dalle Alpi Marittime all’Olanda, con il compagno Emanuele e il loro cane Kira. «Ormai nel nostro continente nessuno di noi può più godere di un cielo intatto, senza le luci artificiali che si insinuano dappertutto nel nostro orizzonte. Volevamo capire il perché dell’assenza di luci in certi luoghi, cosa cambia quando un cielo è ancora splendido da osservare ed eventualmente quali storie si nascondono in tutto questo buio», spiega Borgna durante la prima presentazione dell’opera. Con l’autrice hanno dialogato il direttore di Montagne 360 e Lo Scarpone, Luca Calzolari, e la giornalista Linda Cottino. La diretta Facebook e YouTube era il primo appuntamento della rassegna “Una montagna da leggere”, presentata dal Centro operativo editoriale del Club alpino italiano e Lo Scarpone.

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Un problema serio

«L’inquinamento luminoso è un problema serio. Di cui non ci siamo resi conto fino a quando non abbiamo iniziato a girare l’Europa. Siamo stati viziati dai nostri cieli alpini, ma nel resto del continente vedere le stelle è molto difficile», spiega Borgna. Di questo infatti, si sono resi conto da tempo, sia l’Unesco e l’Organizzazione Mondiale del Turismo delle Nazioni Unite, che nel 2007 hanno prodotto una dichiarazione “in difesa del diritto al cielo notturno”, che diversi divulgatori e ricercatori scientifici come Fabio Falchi, che insieme a Cipriano Marin, nel 2017 ha pubblicato l’Atlante scientifico dell’inquinamento luminoso.

«Fino a pochi anni fa, a rendersi conto del problema erano solo coloro che guardavano il cielo tutti i giorni, ora la sensibilità nei confronti dei cieli troppo illuminati sta crescendo», puntualizza Borgna. L’obiettivo dei difensori dei cieli stellati è anche quello di sfatare la credenza secondo cui un luogo illuminato è più sicuro di uno al buio. «In realtà è stato dimostrato che un’illuminazione molto potente non permette di vedere tutto l’ambiente circostante e di conseguenza espone al pericolo», dice Borgna.

Gli effetti sugli esseri viventi

«Il nostro Paese spende tantissimo per l’illuminazione pubblica e privata, e allo stesso tempo consumiamo molte risorse energetiche, aumentando l’inquinamento in generale», continua. Gli effetti poi, si vedono anche sulla salute degli esseri umani e degli animali. «Quest’ultimi, soprattutto se vivono nelle ore notturne, sono fortemente danneggiati dall’inquinamento luminoso. Si pensi a molte specie di insetti che, di notte, si dedicano all’impollinazione dei fiori. Oppure ai chirotteri (i pipistrelli, ndr), che amplificano il loro ritmo vitale nelle ore notturne». E poi ci sono gli esseri umani che devono tenere conto del loro ritmo circadiano, tarato intorno alle 24 ore del giorno. «Dobbiamo comprendere il nostro organismo: ci sono persone che sono gufi e altre che sono allodole, che vanno cioè a letto presto. Non assecondare il nostro ritmo con la diffusione della luce artificiale, nelle ore notturne, può causare forti squilibri. Si pensi ad esempio, alla grande diffusione di tisane con melatonina», spiega ancora Borgna.

Preservare la notte

Durante il suo viaggio, l’autrice ha toccato con mano le diverse sfumature di nero dei cieli poco illuminati. Ad esempio, il villaggio svizzero di Foroglio, in Val Bavona, dove un piano regolatore impone di non utilizzare l’illuminazione elettrica per conservare come un tempo il territorio della valle. «Da anni è presente un dibattito sull’opportunità o meno di cambiare il piano regolatore, per decidere se trasformare un luogo da cartolina in un luogo più vicino alle esigenze di chi ci abita», racconta Borgna.

Via lattea - Rifugio Fauniera

Rifugio Fauniera, La Via Lattea con l’obbietivo grandangolare rivolto verso sud est © Federico Pellegrino

Allo stesso tempo, in Germania o sulle sponde del mare del nord, dove l’inquinamento luminoso è molto diffuso, gli amanti dei cieli stellati stanno cercando di difendere “i cieli neri”. Ad esempio, «si pensi a realtà come il parco di Vesthavelland, vicino a Berlino, dove l’illuminazione è completamente assente», ricorda Borgna. Il parco fa parte della International Dark Sky Association, una rete globale di luoghi in cui si cerca di preservare la notte, con una serie di parametri da rispettare. Un fenomeno che può avere importanti risvolti turistici: infatti, in quei luoghi è possibile godere di una volta celeste che non è visibile dappertutto. Allo stesso tempo però si pone un problema di democrazia del cielo stellato. Chi ha disponibilità di denaro può muoversi ovunque, chi invece deve vivere nelle città non può più vedere le stelle. «Per questo è necessario che tutti ci mobilitiamo per rivendicare il rispetto al diritto di vedere i cieli neri», conclude Borgna.