La vivacità della coralità del Cai

Intervista a Gianluigi Montresor, nuovo presidente del Centro Nazionale Coralità del Cai, tra passato, situazione attuale e prossimo futuro

Coro Edelwiss Cai Torino

Il Coro Edelwiss del Cai Torino nella Sala degli Stemmi del Museomontagna © Cai

«Per trentacinque anni ho cantato nel Coro Edelweiss del Cai Torino, dopodiché sono rimasto nella struttura per dare una mano nell’organizzazione». Sintetizza così la sua “carriera corale” Gianluigi Montresor, eletto i giorni scorsi presidente del Centro Nazionale Coralità del Cai. Succede al compianto Gabriele Bianchi, venuto a mancare poco più di un anno fa, il 23 gennaio 2020.
I due si sono impegnati fin dal 2013 per far nascere il CNC (istituito ufficialmente nel 2015), che oggi è una Struttura operativa del Sodalizio.

La diffusione dei cori misti

Montresor reputa «vivace» la situazione attuale della coralità del Club alpino italiano.

«I nostri cori hanno visto una grande crescita subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, alla quale è seguito un periodo di consolidamento. Fino alla fine degli anni Novanta erano composti solo da uomini. A cavallo del nuovo millennio è però emerso un fenomeno nuovo, ovvero la nascita rigogliosa di cori misti. Dei 76 gruppi corali Cai che oggi aderiscono al Centro Nazionale Coralità, una buona parte è nata negli ultimi vent’anni ed è composta sia da uomini che da donne».

Coro Sat

Il Coro della Sat © Società degli alpinisti tridentini

Il canto popolare di origini contadine

Ma non c’è solo l’aspetto di genere, negli ultimi tempi ci sono state altre novità, che riguardano l’aspetto artistico e culturale. Il nuovo presidente sottolinea che «fino a pochi decenni fa tutta la coralità alpina si ispirava ai modelli della Sat e della Sosat (che uniscono i canti trentini dell’800 all’epopea della Grande Guerra n.d.r.). A partire dagli anni ’90 abbiamo registrato un arricchimento e un allargamento, sia dal punto di vista del repertorio che della formazione dei Maestri, delle Maestre e, soprattutto, degli armonizzatori musicisti».
Attenzione però, non si è trattato di una sostituzione, ma di un affiancamento. Montresor ci tiene a precisarlo:

«tutti i nostri cori hanno continuato a portare avanti la tradizione trentina, aggiungendo però elementi nuovi, anche nel Centro-Sud Italia, dove fino agli anni ’80-90 la coralità Cai non esisteva. Sto parlando del canto popolare, un canto di origini contadine diffuso in tutte le nostre regioni, che piano piano è emerso. Quando parliamo di “contadino” non dobbiamo pensare alle sole aree di pianura, ma anche a quelle di media e alta montagna».

A Montresor piace citare l’Abruzzo, che è «una vera culla di canto popolare di montagna non alpino, come del resto la Sardegna».

I giovani

Arriviamo ora a un tema particolarmente sentito, quello dei giovani.

«Da diversi anni abbiamo esempi di cori giovanili, nati soprattutto in ambito universitario. Penso in particolare al Cet di Milano, che sta portando avanti una sua linea autonoma, in parte mutuata dalla Sat, in parte originale. Questi ragazzi sono un esempio delle nuove generazioni che si affacciano alla coralità. Li guardiamo con molto interesse, dato che uno degli aspetti più delicati di tutti cori, non solo di quelli Cai, è proprio il passaggio generazionale».

Cordate Vocali Copertina

La copertina del libro © Cai

Il libro Cordate vocali

Montresor è uno dei redattori del libro Cordate vocali. I Cori Cai si raccontano, pubblicato dal Club alpino il mese scorso: un impegno notevole, come conferma il neo presidente: «nella prima parte sono presenti diversi piccoli saggi, ai quali ha dato il proprio contributo la Commissione artistica del CNC. Si soffermano sulla storia e sul significato del canto corale, fino ad arrivare al racconto della sua evoluzione fino ad oggi e alle ultime tendenze di cui ho parlato più sopra. La seconda parte è dedicata alla storia dei nostri cori: 41 su 76 hanno aderito al nostro invito a scriverla. Qui l’impegno è stato soprattutto quello di contattare i gruppi, seguirli e armonizzare i testi che ci sono arrivati, in modo da renderli omogenei tra loro».
L’impegno è comunque stato ripagato dal risultato, di cui Montresor è entusiasta:

«sono venute fuori 41 storie straordinarie, ciascuna con una sua nota geografica e culturale specifica. Il libro mette in scena un’Italia dai mille volti, tutti accomunati dal riconoscersi nei valori del Cai e della montagna».

Coro Cai L'Aquila

Il Coro Cai L’aquila © Cai

Il prossimo futuro

L’ultimo anno è stato molto difficile, se pensiamo alla natura stessa della coralità. «In questo momento l’emissione della voce senza il rispetto della distanza è uno dei comportamenti da evitare maggiormente. I nostri cori, dunque, attualmente sono fermi. Il nostro impegno è quello di tenerli uniti, dato che si possono trovare ad affrontare difficoltà soprattutto di natura psicologica. Uno degli elementi più caratteristici della coralità, infatti, è proprio la socialità».

l nuovo presidente del Cnc, dunque, conclude sottolineando come

«in questi mesi approfondiremo gli aspetti più teorici, come la preparazione musicale e la formazione. Siamo inoltre impegnati, insieme alla Biblioteca Nazionale del Cai, nella raccolta e nella digitalizzazione di tutto il patrimonio corale. Un lavoro dietro le quinte importante, in attesa di tornare a cantare».