3 film sulla ricerca di sé tra i silenzi del Grande Nord

3 film disponibili su InQuota.tv che trasformano l'avventura geografica in un profondo viaggio introspettivo tra i silenzi del Grande Nord.
Un frame da TARFALA

Le terre del Nord sono dotate di un particolare magnetismo, una sorta di richiamo, che non riguarda soltanto la conquista geografica. Raggiungere l’estremo settentrionale del Pianeta assume spesso un valore più esteso della mera sfida fisica. C’è chi sceglie il Grande Nord per una necessità dello spirito, per realizzare un viaggio dentro se stessi

In un angolo di mondo in cui l’orizzonte si spoglia di ogni distrazione e il paesaggio si riduce ai soli elementi essenziali di roccia, luce, neve e ghiaccio, il confronto con la propria interiorità non può che essere favorito. Le tre pellicole, di cui vi consigliamo la visione questa settimana, conducono lo spettatore proprio lì, dove il rigore climatico funge da catalizzatore per una riflessione profonda, fatta di memorie, legami e nuove consapevolezze. 

In Þetta Reddast, viene documentata la spedizione di Tamara Lunger in un’Islanda che si rivela dimensione dello spirito prima ancora che geografica. È così che un viaggio, condotto al fianco del padre tra le vette islandesi, diventa una lezione di accettazione. Il titolo stesso, che rimanda a una espressione islandese dal significato di “accogliere ciò che non si può controllare”, funge da mantra: un invito a ricercare negli imprevisti stimoli di crescita personale, andando oltre la dimensione del limite.

Con Inussuk ci si sposta dall’Islanda alla Groenlandia. Inussuk è il racconto di un’avventura estrema, condotta dagli alpinisti polacchi Marcin Tomaszewski e Paweł Hałdaś sulle pareti della costa occidentale dell'isola, con l’obiettivo di aprire una prima via nella zona in inverno. Una sfida fisica che diventa quasi secondaria rispetto al viaggio interiore dei due, vero protagonista del film. Gli inussuk, tradizionali sculture di pietra realizzate dagli Inuit diventano simbolo di questo percorso: segnali in grado di supportare nell’orientamento su una mappa e al contempo di tracciare una rotta ideale verso la parte più profonda e autentica di sé.

Infine, ai piedi del Kebnekaise (2.097 m), la vetta più alta della Svezia,Tarfala offre il ritratto di una scelta di vita radicale: quella di un anziano, custode di un bivacco sperduto nel bianco della Lapponia, che alle attività gestionali quotidiane affianca una riflessione sulla sua scelta di vita, sulla solitudine di cui ha deciso di attorniarsi. 

Tre storie che dimostrano quanto profondo e potente possa diventare il legame tra uomo e natura, laddove i rumori del mondo quotidiano si spengono, consentendo ai pensieri di farsi sentire in maniera più viva e chiara. 

 

ÞETTA REDDAST

di Valentin Rapp

ÞETTA REDDAST racconta la spedizione che l’alpinista italiana Tamara Lunger ha affrontato con suo padre attraverso gli affascinanti paesaggi dell’Islanda. Tra contrattempi e rivelazioni personali, Tamara impara ad apprezzare la dimensione del viaggio, facendo eco al detto islandese “Þetta reddast” - accogliere ciò che non si può controllare. Un’esplorazione profonda della scoperta di sé, dei legami familiari e della ricerca della crescita personale di fronte alle imprevedibili avventure della vita.

Un frame da ÞETTA REDDAST

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INUSSUK

di Marcin Tomaszewski

Il film è ambientato sulla costa occidentale della Groenlandia durante l’inverno. Due scalatori di big wall, Marcin Yeti Tomaszewski e Paweł Hałdaś, vogliono inaugurare la prima via di arrampicata in quel periodo dell’anno. Il film descrive la vita interiore dei personaggi, le loro riflessioni durante la spedizione. L’Inussuk è un tipo di scultura creata dagli Inuit, che ha un significato pratico: serve come segnaletica. Può anche indicare la via della vita, la via del ritorno a casa, adempiendo così al suo scopo mistico.

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TARFALA

di Johannes Östergård

 A nord del Circolo Polare Artico, accanto alla montagna più alta della Svezia, un anziano signore ha deciso di tenere aperto un piccolo bivacco per ospitare i passanti. Mentre svolge tutte le attività necessarie per proteggersi dal freddo e dalla neve, porta avanti una personale meditazione sulla propria vita e sulla solitudine in cui ha scelto di ritirarsi.

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