38 morti per valanga, ma lo scialpinismo "sano" esiste. La lettera di Cecilia

L'Italia paga il conto più elevato di vite umane in questo inverno, ma i facili processi non servono. Dai corsi del CAI Macerata uno spunto da condividere: "La sicurezza è stata il filo rosso di ogni uscita, mai vissuta come limite, ma come forma di rispetto"

 

I dati dello European Avalanche Warning Service, che monitora gli incidenti da valanga per caue e conseguenze, non lasciano adito a dubbi: 38 morti per valanghe in Italia a partire dal 1 ottobre, il numero più alto a livello europeo. Ovviamente tale indicazione - che non riguarda solo lo scialpinismo, anche se i recenti fatti di cronaca ci portano principalmente in quella direzione- apre a una serie di riflessioni su temi vastissimi: la percezione del rischio, la conoscenza dei pericoli, la cultura della montagna, il ruolo dei soccorritori, la libertà individuale.

 

In questi casi è facile cadere nel moralismo o improvvisarsi insegnanti di una materia che in realtà è sconfinata. Fortunatamente all'interno del Club Alpino Italiano ci sono professionalità ed esperienze da sempre al servizio di chi va o vuole andare in montagna: è giusto che siano loro a esprimersi e indicare una direzione, nel caso anche a dare la misura di quando è il caso o il momento di dire “basta”.

 

Allo stesso tempo fa davvero piacere ricevere una lettera come quella di Cecilia Scoccia, allieva di due corsi alla sezione CAI di Macerata: è stata in grado in poche righe di raccontare tutta la sua passione per una montagna sana, fatta di passione, dedizione, scoperta, rinuncia, voglia di imparare. Ve la proponiamo con estremo piacere, convinti che la montagna può diventare un posto migliore “da vivere”, grazie ad approcci come il suo e delle persone che fanno scialpinismo con lei.


La montagna che insegna: il mio viaggio nei corsi CAI

di Cecilia Scoccia (sezione CAI Macerata)


Quando l’anno scorso mi sono iscritta al corso di alpinismo AG1 del CAI (Sezione di Macerata, Scuola di Alpinismo, Scialpinismo e Arrampicata Libera “Giuliano Mainini”), non immaginavo quanto avrebbe trasformato il mio modo di vivere la montagna. Pensavo di conoscerla già abbastanza: i sentieri, le cime, il piacere del movimento all’aria aperta.

 

Invece, grazie agli istruttori, ho scoperto un mondo nuovo, fatto di tecnica, responsabilità e relazioni.

 

Il corso di scialpinismo SA1 di quest’anno ha dato continuità a quel percorso e, allo stesso tempo, mi sembra il primo passo di un cammino nuovo, tutto ancora da costruire. Per me è stata una scoperta preziosa, un modo diverso di vivere la montagna, più silenzioso e più intimo. Richiede testa, gambe e un equilibrio continuo tra entusiasmo e prudenza. Ma è proprio in questo equilibrio che ho trovato la sua bellezza. E forse anche la sua libertà, con due sci, un paio di pelli e dei bastoncini si possono percorrere vallate intere, seguire il ritmo della neve, muoversi in un ambiente che ti accoglie e ti mette alla prova allo stesso tempo. È un modo essenziale e autentico di stare in montagna, fatto di contatto diretto con ciò che hai sotto i piedi e con lo spazio che ti circonda.

 

In entrambi i corsi ho incontrato istruttori preparati, appassionati e capaci di trasmettere competenze. Hanno saputo coinvolgerci, farci sentire parte di un gruppo, creare quella complicità che nasce solo quando si condividono fatica, freddo, risate e piccoli momenti di conquista. Con loro ho imparato a leggere la montagna con occhi diversi: a riconoscere segnali, a valutare condizioni, a capire quando andare e, soprattutto, quando fermarsi.

 

La sicurezza è stata il filo rosso di ogni uscita, mai vissuta come limite, ma come forma di rispetto, per noi stessi, per chi ci accompagna e per l’ambiente

Infatti, la sicurezza è stata il filo rosso di ogni uscita, mai vissuta come limite, ma come forma di rispetto, per noi stessi, per chi ci accompagna e per l’ambiente. È facile lasciarsi prendere dall’entusiasmo, molto meno accettare una rinuncia. Eppure, proprio quelle rinunce insegnano più di tante salite riuscite. Gli istruttori ce lo hanno ricordato ogni volta, con coerenza, e pazienza e per questo un grazie particolare va alla Scuola “Giuliano Mainini” del CAI Macerata e a tutti i suoi istruttori (e aspiranti), per la cura con cui ci hanno accompagnati.

 

Accanto agli aspetti tecnici, questi corsi mi hanno regalato un gruppo con cui continuo a condividere salite e scoperte. Un legame nato con naturalezza e che oggi porto tra le cose più belle di questa esperienza.

 

Oggi, guardando indietro, mi accorgo che questi due anni, dall’AG1 all’SA1, mi hanno dato molto più di competenze tecniche, mi hanno regalato una comunità, una nuova consapevolezza e un desiderio forte di continuare a crescere, passo dopo passo, salita dopo salita. E, chissà, magari un giorno riuscirò anch’io a restituire almeno una parte di ciò che ho ricevuto: la passione, la cura e la dedizione che gli istruttori ci hanno donato con generosità.