Monte Fuji - Foto di kimura2 da Pixabay
Foto di THUAN NGUYEN da Pixabay
Foto di Yoshiharu TSUYUKI da Pixabay
Monte Fuji - Foto Pixabay
Foto di THUAN NGUYEN da PixabayNella vita capita, a tutti, a qualunque età, di non sentirsi all’altezza. L’obiettivo può essere il più vario, non necessariamente legato alla montagna, ma è proprio dal mondo dell’alta quota che talvolta arrivano i migliori esempi di caparbietà. Nei giorni scorsi, Carlos Soria è ripartito alla volta del Nepal, per tentare la salita del Manaslu, a 86 anni. Un bel traguardo, una età in cui è una fortuna riuscire ancora a incamminarsi su sentieri, ancor più salire a 8000 metri di quota.
La fortuna rappresenta in realtà solo uno dei fattori che consentono di arrivare a simili venerande età, ancora con la tempra di un giovincello. Alle spalle di ogni impresa di tal genere, vi sono anche allenamento, adeguata preparazione alimentare, mentale. Finché la salute lo consenta e finché ci sia sufficiente voglia di mettersi in gioco, l’età non rappresenta il maggiore dei limiti. A conferma di ciò, arriva dall’Asia la notizia di una ascesa, realizzata sul Monte Fuji (3.776 m) all’età di 102 anni.
Una impresa da record quella realizzata nel mese di agosto dall’alpinista giapponese Kokichi Akuzawa, arrivato sulla cima della montagna più alta del Giappone, insieme alla figlia, alla nipote insieme a suo marito e alcuni amici alpinisti. Attualmente, l’alpinista detiene il primato di uomo più anziano ad aver scalato il monte Fuji.
“Ho pensato di rinunciare a metà”
“Ho pensato di rinunciare a metà”, ha raccontato alla redazione del The Guardian Kokichi Akuzawa, evidenziando il ruolo centrale offerto dagli amici, che hanno agito da motivatori. “Ce l’ho fatta perché c’era tanta gente a supportarmi”.
Il gruppo ha trascorso due notti lungo la via di salita, la Yoshida route, la “più facile” tra le vie di salita alla vetta, arrivando in cima il 5 agosto alle 11:00 di mattina. Una bella avventura che ha lasciato alquanto incredulo lo stesso protagonista, che ha ammesso di essere rimasto impressionato dalla sua stessa prestazione. Anche un po’ deluso, in fondo. Sulla vetta più alta del Giappone, Kokichi era infatti già salito 6 anni fa, quando era “più giovane” e prestante, all’età di 96 anni. Anche in quel caso, la sua salita segnò un record. Questa volta ha accusato maggiori difficoltà, non tanto in termini di dolori quanto di stanchezza, avanzando con la sensazione di essere estremamente lento. Negli ultimi anni, ha dovuto affrontare alcune sfide, in termini di salute, in particolare problemi cardiaci.
Akuzawa dimostra di non sentirsi un supereroe. Si presenta come un uomo, ben cosciente della sua età e del fatto che, simili imprese abbiano una data di scadenza. Dichiara apertamente di aver compreso di aver raggiunto, o meglio superato, il limite fisico che gli consentiva di affrontare le montagne con agilità. E che la vita non torna indietro. E dunque cosa fare? “Meglio arrampicare finché si può”.
Buoni geni ma anche allenamento, si diceva in apertura. L’alpinista conferma tale regola. La montagna è sempre stata presente nella vita di Kokichi, che inizialmente lavorava nel campo dell’ingegneria meccanica, nel settore della progettazione di motori. Ma, proprio per poter stare più a contatto con la natura, decise di cambiare professione, diventando inseminatore artificiale di bestiame. Lavoro che ha svolto fino a 85 anni. Oggi svolge un lavoro come volontario presso una casa di cura per anziani della cittadina in cui vive, Maebashi, capitale della prefettura di Gunma, nel Giappone centrale, e insegna pittura nel suo studio di casa.
In gioventù preferiva andare in montagna in solitaria ma, con l’incedere dell’età, ha iniziato ad apprezzare il supporto del gruppo che, come ha dimostrato sul Fuji, può diventare essenziale per raggiungere i propri obiettivi, quando la fatica inizia a diventare insostenibile.
Per realizzare la recente impresa, ha trascorso 3 mesi ad allenarsi, puntando la sveglia al mattino alle 5:00 per andare a fare un’ora di camminata, e una volta a settimana una salita in quota, perlopiù nell’area della prefettura di Nagano, nel Giappone centrale, nota anche come “il tetto del Giappone”, per le sue montagne, zona che ha ospitato i Giochi Olimpici Invernali del 1998.
Tornerà ancora in futuro sul Fuji? Di fronte alla domanda sul suo futuro da alpinista, Akuzawa dimostra nuovamente di essere pienamente cosciente della propria età, dei propri limiti fisici, ammettendo che, a poterlo fare, arrampicherebbe in eterno ma, considerando come si senta attualmente, il Fuji rappresenta ormai una vetta oltre le sue capacità. "Ora sono al livello del Monte Akagi", ha ammesso ironicamente, facendo riferimento al vulcano ai cui piedi è situata Maebeshi, alto 1.828 metri.
“Se me lo chiedete l'anno prossimo, forse otterrete una risposta diversa, ma per ora sono contento di questa scalata”, è la risposta alternativa, riportata sul sito ufficiale del Guinness World Records. Che ne sia davvero convinto, sarà dunque il tempo a dimostrarlo.