Addio a Jane Goodall, la donna che ha dato voce agli scimpanzé e alla natura

Si è spenta a 91 anni l’etologa e attivista che con le sue ricerche a Gombe ha rivoluzionato la primatologia. La sua eredità vive oggi nei progetti di conservazione e nell’impegno civile con cui ha ispirato in milioni di persone.

Si è spenta all’età di 91 anni Jane Goodall, etologa, antropologa e attivista che ha rivoluzionato il modo di osservare la natura e che ha lasciato un’impronta indelebile nella scienza e nella conservazione. Con il suo lavoro pionieristico sugli scimpanzé delle montagne di Gombe, in Tanzania, Goodall ha cambiato per sempre la nostra comprensione del legame tra esseri umani e primati, ispirando generazioni di ricercatori e ambientalisti.

Nata a Londra nel 1934, Jane Goodall mostrò fin da bambina una forte passione per gli animali e per l'Africa. Nel 1957, a soli 23 anni, partì per il Kenya e si stabilì nella fattoria di un’amica. Qui trovò lavoro come segretaria e, poco dopo, incontrò il paleoantropologo Louis Leakey. Da quel momento la sua vita cambiò: prima divenne assistente di Leakey, poi, con l’appoggio anche di Mary Leakey, fu inviata in Tanzania per partecipare a spedizioni nella Gola di Olduvai.

 

L’arrivo a Gombe: l’inizio di una rivoluzione

Nel 1960 Leakey decise di affidarle un compito che avrebbe trasformato la primatologia: osservare gli scimpanzé nel Gombe Stream, in Tanzania. A quei tempi l’idea di inviare una giovane donna, senza laurea, in un campo di ricerca dominato dagli uomini era considerata audace. Per garantire la sua sicurezza, Jane fu accompagnata dalla madre Vanne, che la sostenne anche nei momenti più difficili.

Le sue scoperte a Gombe divennero pietre miliari della ricerca: osservò scimpanzé utilizzare strumenti per estrarre termiti, documentò la complessità delle loro relazioni sociali e riconobbe emozioni e personalità individuali. L’uso di nomi al posto dei numeri per identificare i soggetti di studio fu una scelta rivoluzionaria, che restituì dignità e unicità agli animali osservati.

Le montagne e le foreste attorno al parco di Gombe, sulle sponde del lago Tanganica, rappresentano un habitat complesso e variegato: vallate profonde, foreste sempreverdi nei fondovalle, boschi semidecidui sulle pendici, zone aperte sui crinali, pascoli montani più in alto. Fin dai primi anni, Goodall osservò comportamenti che sfidavano le visioni correnti sui primati. Grazie a queste osservazioni, il Gombe Stream Research Centre divenne un modello per studi di lungo periodo: monitoraggio continuo, dati raccolti anno dopo anno, analisi ecologiche del rapporto fra habitat, cibo, salute e demografia degli scimpanzé. 

Nel 1962, nonostante non avesse mai conseguito una laurea, Leakey aprì alla Goodall le porte dell’Università di Cambridge. Jane Goodall fu solo l’ottava persona a essere ammessa a un dottorato senza titolo universitario. Nel 1965 completò la sua tesi, “Comportamento degli scimpanzé che vivono liberi” - Behaviour of free-living chimpanzees -, sotto la supervisione di Robert Hinde, basata sui primi cinque anni di ricerche a Gombe. Le stesse per cui, nel corso della sua vita, ricevette onorificenze e riconoscimenti da numerose università nel mondo, tra cui, nel 2006, il dottorato di ricerca conferito dalla Open University of Tanzania.

 

Dalla ricerca alla conservazione: gli sforzi globali di Jane Goodall

Ben presto Goodall comprese che il suo lavoro scientifico non poteva restare confinato alla sola descrizione dei fenomeni naturali: l’habitat degli scimpanzé, la pressione umana con i fenomeni di deforestazione, espansione agricola e poaching, mettevano in pericolo ciò che lei studiava.

Così, nel 1977 fondò il Jane Goodall Institute dedicato sia alla ricerca sia alla conservazione, all’educazione ambientale. Nel 1991 lanciò Roots & Shoots, un programma per i giovani, volto a promuovere azioni concrete nei confronti del cambiamento climatico, della protezione degli animali e delle comunità locali.

Tra le iniziative più recenti dell’Istituto ci sono progetti di riforestazione, la tutela dei forest corridors, il coinvolgimento delle comunità locali, programmi per rafforzare i diritti delle donne. Ad esempio, in Uganda l’Istituto ha collaborato con enti governativi e comunità per formulare una strategia nazionale di conservazione degli scimpanzé, ponendo basi scientifiche e coinvolgimento locale.

Insomma, Jane Goodall non è stata soltanto una scienziata: è stata una pioniera del pensiero ecologico e una guida morale. La sua vita testimonia che la ricerca non è fine a se stessa, ma può trasformarsi in azione, educazione e impegno civile.

La sua eredità vive nelle foreste di Gombe, negli scimpanzé che continuano a essere protetti grazie al suo lavoro, nei programmi di riforestazione e conservazione sparsi in tutto il mondo, e nelle migliaia di giovani che, grazie a lei, hanno scelto di dedicarsi alla difesa del Pianeta. Jane Goodall ci ha insegnato che il cambiamento è possibile, e che ognuno di noi può fare la differenza.

 

Quando ero una bambina, sognavo come se fossi un uomo, perché volevo fare cose che allora le donne non facevano, come viaggiare in Africa, vivere con gli animali selvatici e scrivere libri. Non avevo esploratrici o scienziate a cui ispirarmi, ma mi lasciavo affascinare dal dottor Dolittle, da Tarzan e da Mowgli del Libro della Giungla - tutti personaggi maschili. Solo mia madre ha sostenuto il mio sogno: ‘Dovrai lavorare sodo, cogliere le opportunità e non arrenderti mai’, mi diceva. Ho condiviso quel messaggio con i giovani di tutto il mondo, e in tanti mi hanno ringraziata, dicendomi: ‘Mi hai insegnato che, se tu ce l’hai fatta, posso farcela anch’io’.

Jane Goodall