Addio a Tonino Galmarini, memoria e custode dell’Alpe Devero

È mancato a 96 anni, storica guida alpina dell’Ossola.

È mancato Tonino Galmarini (1930 – 2026), storica guida alpina di Devero e massimo conoscitore di ogni roccia di quelle montagne. Aveva 96 anni, vissuti con orgoglio e serenità su quei monti. Era nato a Gallarate e, poco più che trentenne, decise di lasciare la città per trovare casa e patria all’alpe Devero dove sarebbero cresciuti i quattro figli. La sua fu una scelta coraggiosa e in controtendenza nell’Italia degli anni Sessanta proiettata nel boom economico. Scelse una vita semplice a contatto con la natura, rispetto all’effervescenza metropolitana del periodo. A Devero fu gestore prima della locanda “Alpino”, uno dei quattro alberghi storici sulle Alpi Lepontine di fine Ottocento, poi del rifugio “Ettore Castiglioni” del CAI Gallarate, che lasciò poi all’attuale gestione del figlio Michele. In entrambi i casi seppe trasformare vecchie strutture ricettive in luoghi di moderna accoglienza alpina per qualità di ospitalità. Al “Castiglioni” creò una “biblioteca alpina” con testi alpinistici a disposizione dei clienti. 

Tonino Galmarini, cittadino trapiantato in montagna (antesignano di tanti nuovi giovani montanari), fu un punto di riferimento fermo e affidabile. Tutti, della mia generazione di giovani ed entusiasti alpinisti, passavamo dal “mitico” Tonino per un consiglio e indicazioni su un itinerario di scalata. 

Formatosi nella nobile scuola lombarda di un alpinismo di ricerca e di scoperta nella seconda metà del Novecento, nel marzo 1957 realizzò la prima salita invernale allo Jagerhorn sul versante orientale del Monte Rosa. Poi l’esplorazione caparbia e dettagliata dei monti di Devero, di cui sempre difese l’integrità naturalistica. Seguirono anche spedizioni extraeuropee sulle Ande e in Himalaya

Durante la stagione turbolenta ed effimera di “Avvicinare le montagne” (il progetto di collegamento funiviario tra San Domenico e Devero), Tonino e i suoi figli furono sempre fermi per salvare Devero dal luna park. Anche di questo gli siamo tutti grati. 

Ho un ricordo lontano e indelebile nella memoria. Una giornata di fine ottobre di tanti anni fa, di ritorno dall’ultima scalata sulle salde rocce della Rossa, nella piana di Devero posai lo zaino accanto ad un uomo che guardava assorto la montagna. Lassù, nel blu del cielo alle pendici del Monte Cazzola, i larici di Pian Menta iniziavano ad ingiallire e il vento d’autunno disperdeva gli aghi come tormenta invernale. Nel silenzio dei prati che cominciavano a gelare, attraverso gli occhi azzurri di Tonino Galmarini, guida alpina e “custode” dell’alpe, vidi la poesia di Devero.