Addio Jim Whittaker, il grande alpinista amico dei Kennedy

Fu il primo americano a conquistare la cima dell'Everest, nel 1963. La salita alla vetta più alta del pianeta coincise con una amicizia di lunga data con la famiglia del presidente

 

Jim Whittaker, il primo americano a raggiungere la vetta dell'Everest - già solo per questo leggenda in patria e fuori dai confini nazionali-, è scomparso il 7 aprile all'età di 97 anni. Si è spento nella sua casa di Port Townsend, nello stato di Washington.

Una vita per l'alpinismo

Nato il 10 febbraio 1929, a Seattle, Whittaker iniziò ad arrampicare in giovane età insieme al fratello gemello, Lou Whittaker, con cui entrò anche nel soccorso alpino. Jim divenne famoso però nel 1963, a 34 anni, quando insieme a Nawang Gombu raggiunse la vetta dell'Everest durante una spedizione americana guidata da Norman Dyhrenfurth. Vicino alla cima, i due si trovarono a corto di ossigeno, ma invece di tornare indietro, continuarono la salita.

 

"Oltre, tutto svanì. Si abbracciarono, lottando per mantenere l'equilibrio sulla vetta del mondo battuta dalla tempesta”. Alpine Journal, 1964

La nascita del mito

I racconti dell'epoca diedero ovviamente enorme risalto, di cronaca ed emotivo, all'impresa. Da Americani sull'Everest, 1963, pubblicato sull'Alpine Journal. “Mentre Big Jim si avvicinava a quello che sembrava essere l'ultimo risalto, si fermò e aspettò che Gombu lo raggiungesse: 'Prima tu, Gombu', 'No, prima tu', fu la risposta del piccolo uomo. Poi Jim disse 'Andiamo insieme', e fianco a fianco percorsero gli ultimi metri. Oltre, tutto svanì. Si abbracciarono, lottando per mantenere l'equilibrio sulla vetta del mondo battuta dalla tempesta”. 

 

A dieci anni dalla prima salita di Edmund Hillary e dello sherpa Tenzing Norgay, gli americani avevano messo piede sul tetto del mondo. Era il primo maggio e di lì a poco arrivo il telegramma di congratulazioni del presidente John Fitzgerald Kennedy. JFK sarebbe morto solo pochi mesi dopo, il 22 novembre, nell'attentato di Dallas, ma quel primo messaggio fu l'inizio di una amicizia di lunga data di Big Jim con la famiglia.

L'amicizia con Bob

Nel 1965, Whittaker guidò Robert Fitzgerald Kennedy sulla cima di una remota vetta canadese, in seguito intitolata alla famiglia. Whittaker divenne poi presidente del comitato statale per la campagna presidenziale di Bob del 1968 e offrì il suo sostegno alla famiglia dopo l'assassinio dell'amico.

 

Come alpinista dal forte carisma, Whittaker guidò diverse spedizioni, tra cui l'ascensione americana del K2 nel 1978. Nel 1981, fu anche il capo spedizione sul Monte Rainier, in una iniziativa che includeva alpinisti con disabilità. Fu quella un'impresa che in seguito descrisse come uno dei risultati di cui andava più fiero.

 

Nel 1990, Whittaker riunì alpinisti provenienti da Stati Uniti, Unione Sovietica e Cina in una storica ascensione congiunta nota anche come Peace Climb. La “missione”, dal carattere distensivo - nell'ottica di migliorare le relazioni internazionali tra i vari Paesi, divulgando una immagine di pace e cooperazione- permise agli alpinisti anche di contribuire alla pulizia dell'Everest, rimuovendo oltre due tonnellate di rifiuti lasciati da precedenti scalatori. Fu uno dei primi tentativi su larga scala per diffondere una sensibilità ecologica al tempo ancora non così diffusa.

 

"Cercava di condividere avventura, gioia e ottimismo con chi gli stava intorno". Famiglia Whittaker

Una figura positiva

La dichiarazione pubblica rilasciata dalla sua famiglia ha messo in luce il suo spirito positivo e coinvolgente: "Che fosse a casa, in montagna o in mare, cercava di condividere avventura, gioia e ottimismo con chi gli stava intorno". Whittaker lascia la moglie, Dianne Roberts; i figli Bob, Joss e Leif Whittaker; tre nipoti e un pronipote. Lo hanno preceduto nella morte i figli Carl e Scott e il fratello gemello Lou. Come abbiamo detto sopra, a sua volta era una celebre guida alpina, scomparso nel 2024 all'età di 95 anni.