Marmotta alpina - Foto Maximilian Narr - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Marmotta - Foto © Giles Laurent, gileslaurent.com - Wikimedia Commons, CC BY-SA, CC BY-SA 4.0
Marmotta alpina - Foto MatthiasKabel - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Marmotta alpina - Foto MatthiasKabel - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Marmotta alpina - Foto Maximilian Narr - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Marmotta alpina - Foto Kuebi = Armin Kübelbeck - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Marmotta alpina - Foto MatthiasKabel - Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0
Il 2026 segna una tappa importante per il Parco Nazionale del Gran Paradiso (PNGP): i primi 20 anni del programma di studio a lungo termine sulla marmotta alpina (Marmota marmota), avviato nel 2006 nell’area di studio di Orvieille (AO), in Valsavarenche. Per celebrare questo importante anniversario, l’ente promuove una conferenza internazionale dedicata all’ecologia, etologia e conservazione della marmotta alpina, che si svolgerà dal 27 al 29 agosto 2026.
Un incontro internazionale nella terra delle marmotte
La conferenza internazionale “Alpine marmot ecology, behaviour and conservation congress” nasce con l’obiettivo di favorire lo scambio scientifico tra ricercatori, studenti e professionisti in un contesto speciale, nel cuore di quelle vette che per la marmotta rappresentano casa.
C’è tempo fino al 30 aprile per presentare contributi scientifici – presentazioni orali e poster - che vedano come protagonista la marmotta alpina ma non solo. Come evidenziato dal Parco, l’invito è aperto anche a contributi su altre specie del genere Marmota. Le aree tematiche proposte sono essenzialmente 3: ecologia; conservazione e gestione; comportamento, fisiologia ed ecologia delle malattie. Tre macro-aree di studio pensate per restituire una fotografia completa del mondo delle marmotte e del loro stato di conservazione.
I contributi offriranno una panoramica aggiornata sulle conoscenze scientifiche attuali, con un'attenzione cruciale all'impatto dei cambiamenti climatici, alle dinamiche sanitarie della fauna e alla delicata convivenza tra marmotta, attività umane e flussi turistici. La partecipazione al congresso è gratuita (previa registrazione) e sarà offerta a tutti i partecipanti la possibilità di visitare gratuitamente il Museo Regionale di Scienze Naturali Efisio Noussan a Saint-Pierre e di scoprire sul campo il sito di ricerca di Orvieille.
Per ogni dettaglio tecnico e per le iscrizioni, il riferimento ufficiale è il sito del Parco Nazionale Gran Paradiso (www.pngp.it).
Chi è la marmotta alpina?
In Italia è presente una sola specie di marmotta, nota comunemente come marmotta alpina. Il suo nome scientifico, facile da ricordare, è Marmota marmota ed è possibile incontrarla lungo tutto l’arco alpino. Ne abbiamo parlato anche in passato, esortando gli escursionisti a non interagire con l'animale.
Si tratta di un roditore d’alta quota che popola le praterie alpine e subalpine tra i 2.000 e i 3.000 metri, anche se in aree prive di vegetazione arborea è possibile riscontrarne la presenza fino a 800 metri di quota. La dimensione media di un esemplare adulto si aggira tra i 50 e i 70 cm di lunghezza, coda esclusa, con un peso che oscilla tra i 4 e gli 8 kg. Una caratteristica peculiare della specie, che la rende facilmente riconoscibile, sono i denti incisivi, estremamente robusti e a crescita continua. Questi strumenti naturali sono fondamentali per la sua dieta erbivora: permettono infatti alla marmotta di recidere con precisione erbe, germogli, radici e fiori, ma anche di sgranocchiare semi e cortecce, garantendo l'accumulo di grasso necessario per affrontare il lungo letargo invernale.
La specie fonda la sua esistenza sulla cooperazione. Le marmotte vivono infatti in nuclei familiari complessi, dove la sopravvivenza invernale dipende strettamente dalla termoregolazione sociale. Durante il letargo, condotto in tane profonde, i membri del gruppo si scaldano a vicenda per mantenere la temperatura corporea intorno ai 4°C.
Contrariamente alla credenza popolare, nella colonia non esistono "sentinelle" fisse pronte a emettere i celebri fischi d’allarme, prodotti tramite la laringe per richiamare all’attenzione altri componenti della colonia. La vigilanza è un compito collettivo in cui ogni individuo, mentre si alimenta, scruta regolarmente l'orizzonte.
Anche la riproduzione segue logiche sociali rigide. All’interno della colonia è presente una sola coppia dominante che genera prole, mentre gli altri membri restano nel gruppo come "aiutanti", rinunciando temporaneamente a riprodursi per favorire la crescita dei più piccoli o in attesa di disperdersi per cercare un partner e un nuovo territorio dove fondare un proprio nucleo familiare.
20 anni di osservazioni a Orvieille
All’interno del PNGP la marmotta alpina è distribuita in maniera uniforme in tutto il territorio. Il progetto di studio a lungo termine della specie è stato avviato in un’area in cui la probabilità di avvistamento è particolarmente elevata, che è la zona di Orvieille, in Valsavarenche. Qui, da 20 anni, ricercatori e studenti monitorano costantemente gli individui marcati, raccogliendo dati su comportamento, genetica e salute.
Studiare la marmotta è fondamentale perché, oltre a essere un "ingegnere dell'ecosistema", grazie allo scavo delle tane, è un formidabile indicatore dello stato di salute delle Alpi. Attraverso il monitoraggio del peso e dei movimenti, che possono essere influenzati dalla qualità della vegetazione disponibile, gli scienziati possono comprendere meglio come il riscaldamento globale stia trasformando l'ambiente d'alta quota.
Il traguardo dei 20 anni del programma di studio, e la conferenza promossa per festeggiarlo, non vanno interpretati come un punto di arrivo ma come un momento significativo per tirare le somme sulle conoscenze raccolte attorno alla specie e unire le forze, su scala internazionale, per promuovere la protezione di una specie iconica, preziosa alleata nel definire gli scenari delle Alpi del futuro.