Alpi e Appennini nel 2100: in aumento temperature ed eventi meteo estremi

Uno studio ENEA delinea per le montagne italiane un futuro all’insegna dell’aumento delle temperature e dei fenomeni meteo estremi.

Che clima caratterizzerà le montagne italiane nel 2100? Alla soglia del 2026, chiuso alle spalle il primo quarto del XXI secolo, delineare i potenziali scenari climatici diventa fondamentale per comprendere come e quanto si possa ancora intervenire per salvaguardare gli ecosistemi montani, nell'era del riscaldamento globale.

Innalzamento termico e aumento dei fenomeni meteorologici estremi sono due effetti di cui si parla con crescente frequenza. Effetti che già risultano tangibili in questi ultimi anni, e che, secondo la scienza, diventeranno sempre più frequenti e intensi nel prossimo futuro. Per scendere nel dettaglio di come le conseguenze del cambiamento climatico potranno manifestarsi sul territorio italiano, i ricercatori di ENEA hanno condotto uno studio, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Geoscientific Model Development, basato sull'utilizzo di modelli climatici regionali ad altissima risoluzione (fino a 5 km)

Le simulazioni elaborate risultano allarmanti, soprattutto per le zone alpine e subalpine

 

Il clima del futuro sotto lente d'ingrandimento

Lo studio condotto dall’ENEA ha previsto la elaborazione di una serie di simulazioni del clima passato (1980-2014), utili a quantificare i cambiamenti in atto, e di proiezioni future (2015-2100). Come riferimento sono stati utilizzati 3 scenari di emissioni, caratterizzati da un crescendo di criticità, legata a una carente decarbonizzazione, a sua volta determinata da politiche ambientali poco incisive. 

La realizzazione di proiezioni climatiche ad altissima risoluzione, ha consentito di studiare gli impatti del cambiamento climatico sul territorio italiano, come se si disponesse di una lente di ingrandimento. 

“Ci hanno permesso di conoscere con estrema precisione gli impatti attesi al 2100, soprattutto in relazione agli eventi estremi e ai fenomeni locali”, spiega la coordinatrice dello studio Maria Vittoria Struglia, ricercatrice del Laboratorio ENEA Modelli e servizi climatici, aggiungendo che, oltre al fungere da strumento utile a stimare il futuro climatico del nostro territorio, le proiezioni climatiche regionali possono risultare importanti come supporto per la elaborazione di strategie di adattamento mirate, che tengano conto delle specificità territoriali e stagionali”.

Nel dettaglio, cosa hanno visto i ricercatori attraverso questa lente di ingrandimento virtuale? Il futuro climatico delle montagne italiane non appare roseo. 

Si prevede infatti un aumento delle temperature estive con punte fino a +4,5 °C e fino a +3,5 °C in autunno, nello scenario a impatto più elevato. Valori che non trovano corrispondenza in simulazioni a più bassa risoluzione, realizzate su scala globale. 

Le conseguenze di un progressivo innalzamento delle temperature sono facilmente intuibili: un’accelerazione sia nella fusione dei ghiacciai che nella degradazione del permafrost, con conseguente aumento della instabilità delle pareti rocciose e incremento del rischio di crolli.

Accanto a una tendenza all’innalzamento delle temperature, i modelli prevedono una riduzione delle precipitazioni, in particolare nella stagione estiva. Nonostante una tendenza generale verso estati più secche, nei due scenari a maggiore criticità, lo studio evidenzia un paradosso tipico del riscaldamento globale: meno giorni di pioggia ma con eventi estremi più frequenti e intensi, soprattutto nell’area alpina e subalpina.

Gli inverni del futuro potrebbero invece caratterizzarsi per un duplice scenario: un aumento dell’intensità delle precipitazioni, soprattutto nelle Alpi occidentali, e una diminuzione sull’Italia meridionali, in particolare sui rilievi siciliani. Un quadro che si mantiene pressoché costante in primavera, ma con un aumento più diffuso dell'intensità lungo tutto l’arco alpino. 

L’autunno appare come una stagione particolarmente critica. Nello scenario più severo, si registra un aumento significativo dell’intensità delle piogge estreme su gran parte del territorio, con i picchi maggiori sul Nord Italia, con conseguente incremento del rischio di alluvioni e di fenomeni di dissesto idrogeologico. 

 

Conoscere per prevenire

Il tentativo di elaborare scenari altamente dettagliati da parte dei ricercatori dell’ENEA, non è da considerarsi una mera sfida scientifica ma, come sottolineato dalla dottoressa Struglia, una necessità dettata dall’ambiente fragile in cui ci troviamo a vivere. La regione mediterranea, all’interno della quale ricade la nostra Penisola, è infatti un hotspot climatico, caratterizzato da una morfologia fortemente eterogenea (un bacino semi-chiuso circondato da rilievi montuosi alti e complessi), che richiede analisi ad alta risoluzione”. 

Si tratta di una zona del mondoparticolarmente vulnerabile agli impatti di fenomeni meteorologici estremi su scala locale, che possono influenzare in modo significativo il benessere e l’economia delle comunità locali”. Prendere atto di cosa potrebbe riservarci il futuro, in funzione delle emissioni di CO2, può essere di supporto al singolo e alle politiche, nazionali e internazionali, per un maggiore impegno nei confronti del Pianeta.