Ghiacciaio Thwaites - Foto NASA - Wikimedia Commons, Public Domain
Il Thwaites visto da satellite, ottobre 2025 - Foto Copernicus Sentinel-1 - Wikimedia Commons, attribution
Ghiacciaio Thwaites - Foto NASA ICE - Wikimedia Commons, Public DomainC’è un luogo, nel settore occidentale dell’Antartide, che rappresenta un sorvegliato speciale da parte della comunità scientifica internazionale: il ghiacciaio Thwaites. Soprannominato "Doomsday Glacier" (il ghiacciaio del Giorno del Giudizio), il Thwaites ha un'estensione di circa 192.000 km², paragonabile all’intera Gran Bretagna, e uno spessore che in alcuni punti raggiunge i 2.000 metri. Un colosso di ghiaccio alle prese, come il resto dei corpi glaciali del Pianeta, con il riscaldamento globale.
A renderlo particolarmente attenzionato dalla scienza è il fatto che la sua instabilità potrebbe avere un peso enorme sull'innalzamento globale dei mari. Attualmente, il Thwaites contribuisce già per circa il 4% all'innalzamento annuale del livello del mare su scala globale, una cifra enorme per un singolo ghiacciaio. E la situazione potrebbe drasticamente peggiorare in futuro.
Il grande ghiacciaio antartico assolve infatti a un importante ruolo strutturale, agendo da contrafforte naturale per la calotta glaciale dell'Antartide occidentale. Un suo eventuale collasso, secondo le stime, innalzerebbe il livello globale dei mari di circa 65 centimetri. La vera minaccia è data dall’effetto domino innescato dalla sua fusione sull'intera calotta glaciale occidentale, che potrebbe comportare un innalzamento dei mari di alcuni metri.
In viaggio dentro l'abisso del Thwaites
Allo scopo di prevedere con crescente accuratezza il futuro del Thwaites e, di conseguenza, dei mari e delle coste del mondo, il British Antarctic Survey (BAS) e il Korea Polar Research Institute (KOPRI) stanno conducendo un progetto per approfondire le conoscenze sulla linea di galleggiamento, il fragile punto di cerniera in cui il ghiacciaio smette di poggiare sulla roccia e inizia a protendersi nell'oceano. Obiettivo principale è comprendere come le correnti oceaniche calde stiano “mangiando” il ghiaccio dal basso.
Tra il 2018 e il 2024, un team di ricerca internazionale guidato da Regno Unito e Stati Uniti (International Thwaites Glacier Collaboration) ha concentrato gli studi sulle aree più stabili del ghiacciaio. Quest’anno si è optato per un passo avanti, audace ma necessario: cercare di esplorare il tronco principale del Thwaites, finora rimasto in gran parte inesplorato, soprattutto a causa della sua natura crepacciata e dinamica. Si tratta infatti della porzione di ghiacciaio che mostra la maggiore velocità di scorrimento del ghiaccio, in alcuni punti superiore a 9 metri al giorno.
Nelle scorse settimane, è stata così avviata una missione che ha regalato al mondo delle immagini uniche nel loro genere. Una telecamera è stata calata attraverso un pozzo di perforazione di 30 cm di diametro e profondo un chilometro, realizzato per posizionare nelle viscere del gigante alcuni sensori, per effettuare misure a lungo termine della temperatura e delle correnti oceaniche.
Il filmato eccezionale, diffuso su Youtube dal BAS, accompagna letteralmente lo spettatore all’interno del ghiaccio, rivelando la complessa struttura di un sistema sotto stress costante.
Una sfida contro il tempo
Per raggiungere una simile profondità, i ricercatori hanno utilizzato la tecnologia della perforazione ad acqua calda, utilizzando ovvero acqua a 80-90°C per fondere il ghiaccio. Un’operazione che può apparire tecnicamente facile, ma che in ambiente antartico diventa una sfida, con la necessità di una manutenzione continua affinché il foro non si richiuda in breve tempo. Da aggiungere a tale difficoltà, il dettaglio di operare in una zona dove il ghiaccio scivola rapidamente verso l'oceano.
A causa di tali condizioni, la missione si è caratterizzata per un intoppo finale. Mentre il team tentava di calare nel pozzo ghiacciato un sistema di ormeggio, per consentire l’invio di dati via satellite per circa 1 o 2 anni, gli strumenti sono rimasti incagliati a circa metà della discesa, probabilmente a causa della rapida deformazione del foro o di un ricongelamento improvviso. Conseguenza: la strumentazione è andata perduta e, a causa del peggioramento delle previsioni meteo, della scarsa disponibilità di ulteriore acqua e ragioni di carattere logistico, non è stato possibile realizzare un secondo foro.
La missione non è da considerarsi ad ogni modo un fallimento, in quanto i dati raccolti nelle ore di attività sono i primi mai ottenuti direttamente dal cuore del Thwaites. Un primo tentativo di raggiungere la parte inferiore del ghiacciaio era stato realizzato nel 2022, fallito a causa delle pessime condizioni del ghiaccio marino che hanno impedito un avvicinamento al sito di perforazione.
"Il lavoro sul campo in Antartide comporta sempre dei rischi", ha affermato il Dott. Keith Makinson, oceanografo e ingegnere di perforazione del BAS. "C'è una finestra temporale molto ristretta in cui tutto deve funzionare. Sebbene questo risultato sia profondamente deludente, i dati che abbiamo recuperato sono scientificamente preziosi e contribuiranno a definire gli sforzi futuri".
Proseguire gli studi sul Thwaites risulta essenziale per comprendere cosa stia accadendo in corrispondenza della linea di galleggiamento e affinare i modelli climatici globali. Futuro è la parola chiave della missione. Come evidenziato anche dal coordinatore del progetto, il Dott. Won Sang Lee, "questa non è la fine. I dati dimostrano che questo è esattamente il posto giusto per studiare, nonostante le difficoltà. Ciò che abbiamo imparato qui rafforza la motivazione per il ritorno".