L'indicatore del Polo Sud posizionato il 1 gennaio 2026 ©Anjali Sehrawat, 2025-2026 South Pole Telescope Winterover, University of Chicago
L'indicatore del Polo Sud posizionato il 1 gennaio 2026 ©Anjali Sehrawat, 2025-2026 South Pole Telescope Winterover, University of Chicago
L'indicatore del Polo Sud posizionato il 1 gennaio 2026 ©Anjali Sehrawat, 2025-2026 South Pole Telescope Winterover, University of Chicago
L'indicatore del Polo Sud posizionato il 1 gennaio 2026 ©Anjali Sehrawat, 2025-2026 South Pole Telescope Winterover, University of Chicago
Stazione Amundsen-Scott, polo "cerimoniale" - Foto Bill Spindler, U.S. Antarctic Program, National Science Foundation - Wikimedia Commons, Public domain
Stazione Amundsen-Scott - Foto Christopher Michel - Wikimedia Commons, CC BY 2.0Ogni 1° gennaio, da oltre 60 anni, mentre il mondo celebra l'inizio del nuovo anno, in Antartide si ripete un rito unico nel suo genere. A 90 gradi di latitudine Sud, presso la stazione Amundsen-Scott, viene svelato il nuovo indicatore del Polo Sud geografico, un segnaposto che indica il punto esatto in cui l'asse di rotazione terrestre incontra la superficie del Pianeta nell’emisfero sud. Un evento che non rappresenta soltanto una cerimonia simbolica ma anche una necessità scientifica.
Perché il Polo Sud “cambia”?
A differenza del Polo Nord geografico, il punto in cui l'asse di rotazione del Pianeta interseca la superficie nell'emisfero settentrionale, che ricade su una banchisa galleggiante nell’Oceano Artico, il Polo Sud geografico “poggia” sulla terraferma. Una porzione di suolo sovrastata da una estesa calotta glaciale, che raggiunge, in alcuni punti, anche i 3 km di spessore di ghiaccio. Nel primo caso, risulta chiaro che sarebbe impossibile posizionare annualmente un indicatore della posizione del Polo Nord, in quanto il ghiaccio marino galleggiante si sposta di continuo, a causa delle correnti e del vento. Al Polo Sud la situazione si fa più facile, ma non tanto quanto si potrebbe pensare.
Come ricordato recentemente dall’INGV, la calotta glaciale antartica non è statica ma “scorre lentamente nel tempo” e “qualsiasi riferimento collocato in superficie si muove insieme al ghiaccio, allontanandosi progressivamente dal punto esatto del Polo Sud geografico”. Diretta conseguenza è lo spostamento anche dell’indicatore che, annualmente, viene conficcato nel ghiaccio per segnalare la posizione precisa del Polo Sud geografico.
Per tale ragione, dal 1959, ogni Capodanno l’indicatore dell’anno passato viene rimosso e, sulla base di ricalcoli della posizione esatta del Polo Sud geografico, mediante sistemi GPS precisi al millimetro, viene posizionato un nuovo manufatto.
Al fine di comprendere appieno le basi scientifiche del rituale antartico di Capodanno, è fondamentale distinguere il Polo Sud geografico da quello magnetico. Mentre il primo, come anticipato, corrisponde al punto in cui l’asse di rotazione terrestre interseca la superficie terrestre nell’emisfero sud, il Polo Sud magnetico è legato al magnetismo terrestre e si muove in modo molto più erratico, trovandosi attualmente al largo della costa antartica.
A voler essere precisi, in Antartide esiste un terzo polo, definito cerimoniale. Un punto simbolico, identificato mediante l’installazione di un palo a strisce bianche e rosse, circondato dalle bandiere dei dodici paesi firmatari del Trattato Antartico, che rimane fisso di anno in anno davanti alla stazione Amundsen-Scott. Un punto di riferimento particolarmente apprezzato per le foto ricordo.
Gli indicatori del Polo Sud, piccole opere dei “winterovers”
Gli indicatori del Polo Sud sono diversi l’uno dall’altro e realizzati annualmente dai "winterovers", ovvero il personale che trascorre l’inverno presso la stazione Amundsen-Scott. Ogni anno i designer inseriscono dettagli personali o legati alla vita della stazione, rendendo ogni pezzo unico.
Il modello andato in pensione il 1° dell’anno, si presentava come un omaggio alla ricerca scientifica condotta in quest’area remota del Pianeta. Su di esso sono stati infatti raffigurati i quattro laboratori principali della stazione Amundsen-Scott: il Dark Sector Lab, laboratorio di radioastronomia, che ospita strumenti come South Pole Telescope e BICEP-3, per lo studio dell’universo primordiale; l’IceCube Laboratory, un edificio caratterizzato da due iconiche torri, al di sotto del quale migliaia di sensori sono posizionati fino a 2,5 km di profondità per intercettare i neutrini; l’Atmospheric Research Observatory, gestito dalla NOAA e finalizzato al monitoraggio dell’atmosfera, fondamentale per misurare i livelli globali di CO2 e il MAPO, che ospita strumenti sofisticati per lo studio della radiazione cosmica.
L’indicatore progettato e costruito durante l’ultimo inverno antartico, si presenta invece come un mosaico multicolore di identità, una sorta di foto di gruppo incisa nel metallo. Come raccontato sui social dal fotografo Heath McFarland, che quest’anno ha fatto parte della squadra dei “winterovers”, “ciascuno dei piccoli pezzi sulla sommità rappresenta un membro del personale che ha svernato qui; abbiamo potuto scegliere personalmente il colore o il materiale di cui ogni 'blocchetto' è stato fatto. Per quanto mi riguarda, ho scelto un pezzo di alluminio anodizzato di verde".
La domanda che a questo punto potrebbe sorgere spontanea è dove vadano a finire gli indicatori degli anni passati. Dal 1959, anno in cui la tradizione ha preso ufficialmente il via, i manufatti rimossi non vengono smaltiti. Sono conservati all'interno della stazione Amundsen-Scott ed esposti come in un museo privato.
Gli oltre 60 indicatori avvicendatisi nel tempo, per indicare all’uomo la posizione del Polo Sud geografico sulla superficie della calotta glaciale, raccontano una storia, o meglio due. Quella di un Pianeta vivo e dinamico e di generazioni di scienziati, che hanno scelto di trascorrere inverni di ricerca e attesa nel cuore del continente bianco.