Argo, il cane antiveleno che tutela le Aree Protette Alpi Marittime. Anche in alta quota

Dai boschi ai sentieri innevati, il giovane bracco francese dei Pirenei opera con il Servizio di Vigilanza delle Aree Protette Alpi Marittime come unità cinofila antiveleno. Una storia di addestramento, prevenzione e di un legame profondo tra uomo, cane e territorio.
Argo sulla cima Durand © M. Colombo - Aree Protette Alpi Marittime

Lavora tra i boschi, sui sentieri e ora anche tra la neve in alta quota. Argo, giovane bracco francese dei Pirenei dell’allevamento San Donato, è ormai da un paio d’anni al fianco del Servizio di Vigilanza delle Aree Protette Alpi Marittime e continua a svolgere la propria attività senza fermarsi davanti alle condizioni più impegnative.

Ne è testimonianza l’immagine che lo ritrae seduto sulla Cima Durand, tra la Valle Ellero e la Valle Maudagna, circondato da un paesaggio innevato e da vette imbiancate che si stagliano contro il cielo azzurro. A colpire, oltre allo scenario, è un dettaglio insolito: Argo indossa una mascherina solare a protezione degli occhi.

Si tratta di un presidio fondamentale per la sua sicurezza. La mascherina serve infatti a difenderlo dal vento, dagli agenti esterni, dalle eccessive radiazioni solari e, durante l’inverno, dal forte riverbero del sole sulla neve. Un accorgimento che richiede un percorso di abituazione lungo e paziente, necessario per evitare stress o disagio all’animale. Un percorso riuscito grazie al forte legame che unisce Argo al suo conduttore, il guardiaparco Mattia Colombo.

Insieme formano un’Unità Cinofila Antiveleno specializzata nella ricerca di esche e bocconi avvelenati, una presenza preziosa per la tutela dell’ambiente e della fauna. Argo, però, non viene impiegato solo in questo ambito: è sempre in servizio con il suo “compagno a due zampe” ed è coinvolto in tutte le attività che impegnano il Settore Vigilanza dell’Ente.

Durante le uscite sul territorio, per garantire la massima sicurezza, Argo viene condotto al guinzaglio, come previsto dal regolamento delle Aree Protette Alpi Marittime. Solo quando strettamente necessario all’operatività e alla sicurezza, l’unità cinofila è autorizzata a rimanere slegata. Una possibilità resa concreta dall’intenso lavoro di addestramento svolto nel tempo, in particolare sul richiamo.

Le unità cinofile antiveleno svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione e nel contrasto del fenomeno delle esche e dei bocconi avvelenati, una pratica illegale e altamente pericolosa per animali, ambiente e persone. Grazie al loro straordinario olfatto, i cani addestrati sono in grado di individuare sostanze tossiche anche quando sono nascoste tra la vegetazione, nel terreno o sotto la neve, permettendo di bonificare rapidamente vaste aree naturali e sentieri frequentati. Il loro intervento consente non solo di ridurre il rischio di avvelenamenti accidentali di fauna selvatica e animali domestici, ma anche di raccogliere elementi utili alle indagini delle autorità competenti.

Ma perché vi abbiamo raccontato questa storia? Perché dietro una fotografia suggestiva e dietro l’immagine di un cane con una mascherina in alta quota, c’è molto di più: c’è il lavoro silenzioso e quotidiano di chi tutela il territorio, c’è il valore della prevenzione, c’è un’alleanza profonda tra uomo e animale fondata su fiducia, rispetto e cura reciproca. La storia di Argo serve a ricordarci che la difesa dell’ambiente passa anche da gesti concreti, da competenze costruite nel tempo e da legami capaci di rendere possibile ciò che da soli non lo sarebbe. È per questo che vale la pena fermarsi a raccontarla.