La prima notte il bivacco è stato piuttosto scomodo © G. Vidoni
Visono ha visto sul Cervino due albe e altrettanti tramonti © G. Vidoni
L'impressionante verticalità della sud © G. Vidoni
Recuperare il saccone non è sempre stato semplice © G. Vidoni
La ricompensa di un bellissimo cielo stellato. Al centro, ben visibile, Orione © G. Vidoni
In vetta al Cervino © G. Vidoni
Dal 4 al 6 marzo, Giuseppe Bepi Vidoni ha concatenato in solitaria le vie Padre Pio prega per tutti ed Echelle Vers le Ciel sulla parete sud del Cervino, due itinerari aperti da Patrick Gabarrou. Il primo nel 2002 con Cesare Ravaschietto, sul Pilastro dei fiori; il secondo – che ne è la logica continuazione- risale al 2015 e con altri 1200 metri che si aggiungono ai primi 700, porta fino alla cresta Furggen, da dove si prosegue fino in cima alla Gran Becca. Le difficoltà arrivano a toccare il 7b massimo, con un solido 6c obbligatorio.
“Volevo vedere se e cosa era cambiato nella mia testa. Fisicamente ero preparato”
Vidoni voleva cimentarsi nuovamente con una solitaria di un certo ingaggio, dopo un lungo periodo trascorso sempre a scalare in cordata. “Erano passati una decina di anni dalle mie ultime solitarie di un certo impegno e volevo vedere se e cosa era cambiato nella mia testa. Fisicamente ero preparato, tecnicamente la via era alla mia portata, ma la dimensione mentale non è conoscibile a priori. La via mi ha dato soddisfazione. Scali a 4.200 metri su difficoltà che non sono banali, arrivi fino al 7a, al 7b. Comunque era protetta bene, con spit non troppo distanti e le condizioni che ho trovato non sono state complicate da gestire. Ma, soprattuto, volevo vedere dove erano i limiti dentro di me e ho trovato tutto a posto. Gli anni sono passati ma ho visto che non è cambiato molto. Se non che ora ho più esperienza e riesco a gestire determinate situazioni meglio”.
Probabile prima solitaria
Dopo avere aperto la Echelle Vers le Ciel , l'anno successivo Gabarrou aveva completato l'integrale lungo i suoi infiniti 41 tiri, all'età di 65 anni. Nel 2022 invece è arrivata la prima invernale, per mano di François Cazzanelli, Emrik Favre e Francesco Ratti. “Era un po' che volevo fare una solitaria e avevo individuato alcune possibilità. Questo concatenamento aveva tutto quello che cercavo: una via lunga, impegnativa. François mi ha dato tutte le informazioni che mi servivano, io non avevo fatto nessuna delle due”.
Vidoni ha scelto un concatenamento da quasi 1900 metri: al di là della lunghezza davvero da primato dell'itinerario e delle oggettive difficoltà di una solitaria invernale così lunga, tutto è andato al meglio, anche se il primo giorno le operazioni sono andate un po' più a rilento rispetto al previsto.
L'alpinista friulano è partito da Cervinia alle 6 del mattino del 4 marzo, insieme a Marta, la sua fidanzata. Sono saliti insieme fino alla base della via, che Bepi ha attaccato intorno alle 9. “Avrei voluto bivaccare al termine della via, uscendo sulla crestina, dove la sistemazione sarebbe stata un po' più comoda e invece mi mancavano ancora tre tiri. Non c'era posto per piazzare il materassino e ho anche patito abbastanza il freddo, a un certo punto mi sono messo i guanti nei piedi. Il giorno dopo ho ripreso alle 8.30, mi ci è voluto un po' per carburare”.
Lo stupendo panorama del secondo bivacco
Roccia buona, nel complesso
L'alpinista friulano ha dovuto “combattere” con i classici disagi di una solitaria così lunga, più gravosi nella parte iniziale dell'itinerario, dove i tiri con le difficoltà meno sostenute sono anche quelli con più elevata possibilità di incastro per il saccone da 20 chili, che conteneva cibo anche per un eventuale quarto giorno. E poi la qualità della roccia non sempre era ottima. “Complessivamente ho trovato roccia molto buona, ma qualche marcione c'era e ho dovuto prestare attenzione. La neve non ha dato problemi e la via nelle parti più difficili era asciutta. Il secondo giorno comunque sono andato su più veloce, con il sole pieno si scalava bene. Sono arrivato al punto scelto per il bivacco alle 15.30 e ho avuto anche il tempo per attrezzare i primi due tiri del giorno seguente, sotto la Furggen. Mi sono messo comodo e mi sono goduto una notte come si deve, intorno a me avevo un panorama stupendo, con le nuvole sotto. Il terzo giorno ho scalato il pilastro e sono uscito sulla cresta, sul più facile, da lì sono arrivato in vetta per le 13.30. Ho perso un po' di tempo sotto la cresta, dove mi sono perso, ma poi ho recuperato. Sono sceso dalla Cresta del Leone e sono arrivato alla capanna alle 16”.