Borgata Paraloup: la memoria che diventa futuro

La borgata Paraloup, un tempo rifugio partigiano e poi abbandonata, rinasce grazie a un progetto architettonico che intreccia memoria storica e innovazione. Pietra e legno dialogano con soluzioni contemporanee, restituendo vita e futuro a un luogo simbolo delle Alpi cuneesi.

Questo articolo, a cura del progetto ArchitetturAlpinA, ci guida alla scoperta delle architetture contemporanee che animano e trasformano il paesaggio alpino.

Ci sono luoghi che custodiscono un’eredità profonda e che, se ascoltati, sanno parlare al presente. La borgata Paraloup, a 1360 metri nel comune di Rittana, in Valle Stura, è uno di questi. Dodici baite in pietra affacciate sulle montagne, per secoli abitate durante i pascoli estivi, diventate poi rifugio e quartier generale della resistenza cuneese. Qui hanno vissuto e lottato figure come Duccio Galimberti, Dante Livio Bianco, Giorgio Bocca e Nuto Revelli: giovani che tra queste baite hanno scritto una parte importante della nostra storia.

Con il progressivo spopolamento delle aree alpine, anche Paraloup si svuotò, fino a ridursi a un borgo silenzioso e abbandonato. Poi, nel 2006, la Fondazione Nuto Revelli decise di acquisirlo e di avviare un grande progetto di recupero: non solo per restituirlo come luogo della memoria, ma anche per ridargli vita come spazio di comunità, cultura e lavoro.

“Paraloup è una borgata alpina a 1360 m nel comune di Rittana (CN) in Valle Stura – racconta l’architetto Fabrizio Rocchia, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Cuneo – con 12 baite abitate a pascolo estivo. Durante la Resistenza divenne un avamposto per la lotta di liberazione dell’Italia dal nazifascismo per molti combattenti, tra cui Duccio Galimberti, Dante Livio Bianco, Giorgio Bocca e Nuto Revelli. Dopo un lungo periodo di spopolamento, nel 2006 la Fondazione Nuto Revelli ha deciso di acquisirlo e di recuperarlo a memoria della guerra partigiana e quella della vita contadina”.

Le parole del Professor Daniele Regis, uno dei progettisti, tratteggiano il dna dell’intervento “Il progetto per il recupero della borgata Paraloup in Piemonte rappresenta la testimonianza concreta della possibilità di riportare alla vita una borgata in completo abbandono, la valorizzazione di una delle pagine più intense della Storia del nostro paese, il segno di un dialogo possibile tra patrimonio storico e architettura contemporanea”. 

Il progetto architettonico ha saputo interpretare con grande sensibilità la doppia anima di Paraloup: luogo di memoria e borgata alpina. Gli interventi hanno rispettato le forme e i materiali originari, mantenendo la pietra e il legno come elementi centrali, ma introducendo soluzioni contemporanee e sostenibili: coperture in lamiera, pannelli solari, isolamento adeguato, spazi interni pensati per nuove funzioni. Non un restauro museale, dunque, ma un atto di rigenerazione che guarda avanti.

“Il recupero di Paraloup – continua Rocchia – ha favorito il restauro architettonico della borgata e la rivalorizzazione dell’area dimostrando la sostenibilità economica di attività turistico-culturale e agro-silvo-pastorale”.

Oggi la borgata è tornata ad essere viva. Le baite ospitano spazi di accoglienza e ristoro, un museo che racconta la vita contadina e la Resistenza, aree per la formazione e la ricerca, un teatro all’aperto con vista sulle montagne, residenze per artisti e percorsi per escursionisti che si intrecciano con i sentieri partigiani. Accanto alla cultura, sono state riattivate anche attività agricole e pastorali, restituendo al luogo la sua dimensione produttiva.

Paraloup è diventata così un laboratorio alpino: un luogo che accoglie studenti, turisti, ricercatori, famiglie, comunità locali, tutti chiamati a condividere esperienze e conoscenze. Un esempio concreto di come l’architettura, quando si intreccia con la storia e con il paesaggio, possa generare sviluppo sostenibile, sociale ed economico.

La rinascita della borgata ha avuto riconoscimenti importanti a livello nazionale e internazionale, ma il suo valore va oltre i premi. Sta nell’essere riuscita a trasformare un luogo simbolo della Resistenza in un simbolo di futuro, unendo la forza della memoria con la vitalità del presente.

Proprio come negli altri progetti raccontati in questa rassegna, anche Paraloup dimostra come l’architettura alpina contemporanea non si limiti a conservare, ma sappia reinterpretare e riattivare. Che si tratti di rifugi, musei, spazi comunitari o villaggi recuperati, il filo conduttore è sempre lo stesso: dare nuova vita ai territori montani, rispettandone la storia e aprendoli a nuove possibilità. In questo percorso, la borgata Paraloup è un tassello prezioso, perché ci ricorda che la montagna non è solo natura e paesaggio, ma anche memoria civile, identità collettiva e speranza di futuro.