Brent de l’Art, il canyon rosso delle Dolomiti che racconta milioni di anni di storia

Nelle gole scavate dal torrente Ardo, tra strati di Scaglia Rossa e Cinerea, si legge l’evoluzione geologica delle Prealpi Bellunesi. Un archivio naturale dove acqua e roccia svelano l’antico mare che un tempo copriva il Veneto.

Nel cuore delle Prealpi Bellunesi, nella valle del torrente Ardo nel comune di Borgo Valbelluna (provincia di Belluno), si trova una delle formazioni geologiche più affascinanti del Veneto: i Brent de l’Art. Più che un semplice elemento paesaggistico, questa serie di profonde forre, un termine locale con cui si indicano i torrenti incassati in strette valli, è un vero e proprio capitolo di storia naturale inciso nella roccia.

Il nome stesso racconta la natura del luogo: “brent” deriva dal dialetto della Valbelluna e si riferisce a un corso d’acqua stretto e profondo, mentre “Art” è la forma locale di Ardo, il torrente che ha scavato queste gole nella pietra.

I Brent de l’Art non sono il frutto di una singola epoca, ma piuttosto il risultato di milioni di anni di storia geologica. Le rocce che emergono nelle pareti della forra risalgono principalmente al Cretaceo Superiore (circa 90–65 milioni di anni fa), un periodo in cui l’area era sommersa da un mare profondo. In quel mare si depositarono fanghi carbonatici, resti di microfossili e argille che, con il tempo, si trasformarono in una roccia sedimentaria nota come Scaglia Rossa, caratteristica per il suo colore rosso mattone dovuto alla presenza di ossidi di ferro. Accanto a questa, compaiono altri strati sedimentari come la Scaglia Cinerea, con sfumature che vanno dal grigio al verde, creando un mosaico di tonalità che sulle pareti dei Brent formano una sorta di mappa geologica a cielo aperto.

 

L’azione incessante dell’acqua

La forma attuale delle gole è il risultato di un processo erosivo durato decine di migliaia di anni, particolarmente accelerato durante il disgelo che seguì la fine dell’ultima glaciazione, la Würmiana, tra circa 10mila e 15mila anni fa. L’Ardo, con le sue acque variabili e cariche di detriti, ha inciso la roccia sfruttando discontinuità e punti deboli negli strati sedimentari. Sassi e materiali trascinati dalle piene hanno creato mulinelli e vortici che, col tempo, hanno scavato le forme concave tipiche dei Brent.

Il risultato è una serie di anse e strettoie in cui l’acqua ha inciso forme sinuose e levigate, generando un effetto visivo tanto potente da ricordare, in miniatura, i canyon americani. A differenza di questi ultimi, le pareti dei Brent sono composte da strati di rocce sedimentarie che raccontano ambienti marini antichissimi, con alternanze di colori e tessiture uniche.

 

Un archivio geologico

I Brent de l’Art sono, quindi, più di un fenomeno paesaggistico: sono un archivio naturale che conserva la memoria delle ere geologiche. Le pareti stratificate fungono da libro aperto su epoche in cui l’area era sommersa da un mare profondo, fino alla lenta emersione delle Alpi e della catena prealpina che conosciamo oggi. Nel mutare delle stagioni e della luce, le pareti mostrano sfumature che variano dal rosso mattone al bianco latte, dal grigio al verde, offrendo un intreccio di cromie che non è solo bellezza visiva, ma anche testimonianza di processi naturali millenari.