Charles Albert e l'arrampicata primordiale nel nuovo video di Magnus Midtbø

Il fortissimo boulderista francese è famoso per un approccio quasi naïf alla roccia, affrontata sempre ed esclusivamente a piedi scalzi. Ma è davvero lui quello "strano"?
Charles Albert nel 2024 a Fontainebleau © 8a.nu

“Penso di non aver mai incontrato un climber così prima. Arrampica a piedi nudi, è abituato a vivere in una grotta e non sono sicuro che sappia esattamente quanti anni ha”. Con queste parole l'arrampicatore e youtuber norvegese Magnus Midtbø introduce Charles Albert, nell'ultimo video pubblicato sul suo canale. 

Cresciuto a Fontainebleau, Albert ha iniziato ad arrampicare da piccolissimo grazie ai genitori ma, nonostante gli incoraggianti risultati ottenuti nel circuito giovanile di Coppa Europa, ha infine preferito abbandonare le competizioni per focalizzarsi sul proprio stile di arrampicata, tanto insolito da apparire eccentrico. Arrampicare a piedi nudi non è infatti comune, ma in definitiva si tratta di qualcosa su cui varrebbe la pena riflettere di più. 

Nato per arrampicare?

Nel libro Born to run, scritto nel 2009 dal giornalista, ex inviato di guerra e runner dilettante Christopher McDougall, veniva raccontato il viaggio avventuroso dell'autore sulle tracce dei Tarahumara, considerati i più grandi corridori di tutti i tempi, capaci di percorrere decine di chilometri in condizioni estreme senza apparente fatica e senza subire infortuni. Osservando il gesto atletico di Charles Albert, l'analogia appare evidente. Né i Tarahumara né Barefoot Charles sono però effettivamente “nati” per fare quello che fanno. Non più di quanto lo siamo tutti noi. Ed è qui che studiarne le gesta può spingerci a riflettere su un dato essenziale: che cosa, nella nostra storia evolutiva, abbiamo perduto. E a quale prezzo.

Charles Albert nel 2023 a Fontainebleau © Cécile Calbo

Un gesto naturale e ancestrale

Nella videointervista di Magnus Midtbø, incontriamo Charles Albert a casa sua, ovvero nei boschi di Fontainebleau, e lo seguiamo mentre ripete blocchi storici e progetti ancora insoluti, muovendosi con una naturalezza primitiva che ci sorprenderebbe anche se indossasse un paio di scarpette. I movimenti sono infatti inanellati senza sforzo, il suo approccio all'arrampicata non cambia all'aumentare delle difficoltà e, cosa forse più importante, Albert non sembra essere mai a corto di fiato. Una respirazione controllata e un atteggiamento perennemente naïf fanno il paio con la genuinità del gesto atletico. O forse ne sono la diretta conseguenza. 

È la stessa autenticità ancestrale che Albert incarna senza peraltro ricercarla con ostinazione, mostrandone soltanto gli effetti sul suo modo di arrampicare e di vivere. Il paradosso è che questo modo di arrampicare e di vivere potrebbe benissimo essere anche il nostro, se non abitassimo un mondo che ci vuole ancorati alle scrivanie, piegati su una tastiera e incapaci di allenare la nostra flessibilità nella maniera più fruttuosa alla sopravvivenza. 

Il nuovo video di Midtbø

Tutte queste riflessioni filosofiche sono perlopiù assenti nei 25 minuti che ci regala Midtbø, anche se a ben guardare si nascondono proprio fra le pieghe del sorriso di Barefoot Charles. In quella strana vibrazione, tattile e primordiale, che riusciamo a percepire mentre osserviamo l'eleganza del suo arrampicare. E nella sensazione che qualcosa di più importante dell'arrampicata stessa se ne stia lì, incastrato fra l'incredibile elasticità delle sue caviglie e il desiderio di poterla imparare anche noi.