Christopher Rainoldi e la sua Nina © Cristian Giudici
Christopher praticava scialpinismo da anni © IG Christopher Rainoldi
Rainoldi era appassionato di alpinismo © FB Christopher Rainoldi
Christopher Rainoldi in montagna, la sua grande passione © IG Christopher Rainoldi
“Un ragazzo affidabile, generoso, capace di lasciare il segno in chiunque abbia lavorato con lui”. È così che viene ricordato Christopher Rainoldi, 33 anni, scomparso il 21 marzo in Alaska a seguito di una valanga, dai suoi compagni del Soccorso Alpino Lombardo. A parlare di lui è Cristian Giudici, coordinatore cinofilo del CNSAS Lombardia, che nell’intervista ne ripercorre la passione per la montagna, la curiosità e il legame profondo con il mondo dei cani e con la sua Nina.
Rainoldi, originario di Castello dell’Acqua, lavorava nell’azienda di trasporti di famiglia, ed era entrato a far parte del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, dove svolgeva attività come tecnico e collaborava con l’unità cinofila. Le parole di chi lo ha conosciuto, come Giudici, restituiscono l’immagine di una persona disponibile e ricca di entusiasmo, mossa verso questo importante impegno dalla naturale generosità e dalla passione autentica per gli animali.
Cristian, qual era il ruolo operativo di Christopher all’interno del CNSAS?
Christopher era nel Soccorso Alpino da un paio di anni e stava portando avanti il percorso per diventare tecnico OSA, il primo livello operativo del soccorritore alpino; poi ha seguito l’affiancamento con noi dell’unità cinofila. Era un ragazzo capace ed estremamente volenteroso, con una profonda passione per i cani.
"Ricordo la sua espressione quando gli ho affidato Nina: traspariva tutta la sua emozione e il valore che dava a quell’opportunità"
Come è entrato a far parte dei cinofili?
Quando è diventato operativo, ho deciso di chiedergli se volesse tenere Nina, una cucciola di una anno che stavo preparando. Ricordo ancora quel momento: la sua espressione nel sapere che avrebbe potuto lavorare con lei mi ha colpito molto, perché traspariva tutta la sua emozione e il valore che dava a quell’opportunità. Aveva già avuto due Malinois in passato, e ora averne uno con cui fare soccorso era qualcosa di davvero speciale. Ho capito quanto ci tenesse e quanto fosse pronto a prendersi quella responsabilità.
“Il suo legame con Nina era molto forte. La vedo qui vicino a me, oggi, e mi si stringe il cuore”
Il suo legame con Nina era molto forte. La vedo qui vicino a me, oggi, e mi si stringe il cuore. Me l’aveva affidata mentre lui era in Alaska, perché avevo un corso nazionale e avrei potuto portarla con me a fare esperienza. Ora la porterò dalla sua famiglia.
Dal punto di vista personale, come lo ricordate?
Un aspetto che voglio ricordare è la sua curiosità. Voleva capire tutto quello che accadeva nel nostro mondo, imparare ogni cosa. Aveva voglia continua di crescere e di mettersi in gioco. Per circa un anno e mezzo, ha partecipato alle attività cinofile pur non avendo ancora un cane. Veniva a tutte le esercitazioni, ci affiancava per imparare e non è scontato dedicare così tanto tempo al percorso. Sono certo che sarebbe potuto diventare una figura importante per il Soccorso Alpino Lombardo.
“Entrare nel soccorso è un impegno importante, in termini di tempo. Ma lui non è mai mancato una volta.”
Attualmente quanti cinofili ci sono in Lombardia?
Oggi l’unità cinofila lombarda è composta da circa 22 elementi, non tutti ancora operativi, tra chi sta imparando e chi è già formato. È un’unità che si occupa principalmente di ricerca in ambiente innevato e valanghivo, oltre che in superficie, nelle aree boschive e nei diversi contesti del territorio.
Come aveva deciso di entrare nel Soccorso Alpino?
Era un grande appassionato della montagna e degli sport di montagna, una persona generosa, con il desiderio di dare una mano a chi condivideva la sua stessa passione. Entrare nel soccorso è un impegno importante ma lui non è mai mancato a una esercitazione. C’era sempre, con costanza e senso del dovere.
Faceva spesso esperienze all’estero?
Sì, era molto appassionato di scialpinismo e partecipava a uscite e viaggi, anche all’estero. Questa in Alaska era la più importante.
Come è stata accolta nel gruppo di colleghi la notizia dell’incidente?
Con grande dolore e incredulità, è ancora difficile da accettare. Manca a tutti noi, era una persona capace, sempre pronta a dare una mano. E poi era di compagnia, allegro e positivo: noi ci vedevamo molto spesso ma aveva legato anche con i colleghi di altri gruppi. Non scorderò mai le serate insieme.