Lo stato di avanzamento dei lavori al momento dell'ultimo sopralluogo © Gianni Carotta
La piattaforma in costruzione © Gianni Carotta
I lavori nelle scorse settimane © Marco Cassisa
Lo sbancamento necessario all'installazione dei tronchi di larice © Marco Cassisa
L'avanzamento dei lavori nelle scorse settimane © Marco Cassisa
La vista sul Lago di Garda © Gianni Carotta
Non sta passando certo inosservata la nuova piattaforma Cinema del Garda, il tavolato in larice e sedie disposte come in un multisala recentemente installato sulla cima del Monte Creino e non ancora inaugurato. Da lì, è possibile godere di una vista privilegiata sulla quasi totalità della superficie del Lago di Garda, e tra qualche giorno lo si potrà fare non solo da sdraiati sul prato, ma anche da accomodati sulle nuove sedute in legno e metallo. Proprio per questo motivo, è da alcune settimane che l’opera voluta dal Comune di Ronzo-Chienis in collaborazione con l’APT di Riva del Garda è finita al centro delle polemiche, specialmente sui social, con opinioni di contrarietà espresse soprattutto da comitati ambientalisti e cittadini. I primi a schierarsi contro il progetto sono stati i membri del gruppo Europa Verde - Verdi dell'Alto Garda e Ledro che, oltre a criticare la realizzazione della struttura, si sono espressi contro l’idea di turismo alla base del progetto.
Molti - specialmente su Facebook - i commenti di dissenso dei cittadini, più contenuti quelli di approvazione. Dal commento costruttivo di T.B., che scrive: “Come deturpare un bellissimo panorama. Si vuole valorizzare la montagna facendola somigliare sempre più alle città da cui vogliamo rifuggire" a un più acceso“Mi piaceva di più com'era prima: naturale e selvaggio, ma si sa che l'uomo deve antropizzare dappertutto!", postato da M.R., per non riportate poi i commenti che contengono vere e proprie offese. Il progetto, in ogni caso, ha riscosso anche qualche tiepido successo: “Scusate ma a me sembra un'idea carina che puo piacere a chi vien da fuori. Non mi pare che ci siano orde di turisti che visitano la Val di Gresta, fate un passo fuori dai vostri bellissimi orti e apritevi un po' al mondo... i posti incantevoli ce li avete ma bisogna un po' valorizzarli su, non si vive di soli ortaggi”, commenta F.M., che chiama la risposta di L.C.: “Si vive più di ortaggi che di turismo. Quando cambierà il vento, in Val di Gresta non resteranno di certo con un pugno di mosche”.
L’opinione della SAT sul progetto
Sul tema, divenuto ormai di pubblico dominio, è intervenuto Cristian Ferrari, presidente della SAT, la Società Alpinisti Tridentini: “Come abbiamo avuto modo di sottolineare recentemente anche a proposito delle vie ferrate, non tutto ciò che si può costruire deve necessariamente essere realizzato. Di fronte al progetto della piattaforma Cinema del Garda, sul Monte Creino, ci chiediamo se sia davvero necessario costruire una nuova infrastruttura per valorizzare un panorama naturale che possiede già, di per sé, un valore straordinario”, afferma.
"Ci chiediamo se sia davvero necessario costruire una nuova infrastruttura per valorizzare un panorama naturale che possiede già, di per sé, un valore straordinario” Cristian Ferrari
Di opposte vedute il primo cittadino di Ronzo-Chienis, Gianni Carotta, che difende la visione che ha portato alla costruzione della piattaforma: “Il progetto ci è stato proposto, lo abbiamo valutato sotto qualsiasi aspetto, anche dal punto di vista dell’impatto, che non ha assolutamente perché sono poltroncine su un tavolato di larice. Il nostro è un approccio per tutti, che non si limita agli appassionati della montagna. Abbiamo ritenuto giusto dare la possibilità di sfruttare questa struttura a tutte le persone". E spiega poi i dettagli del progetto: "Attorno verrà fatto un giardino, dal punto di vista dell’impatto sarà piacevole. Abbiamo deciso di non mettere piante ad alto fusto, ma solamente piante di una certa altezza anche per consentire di preservare quello che è un frangivento naturale, così come per non creare pericoli perché il posto è abbastanza ventoso”, descrive.
La contrarietà di Europa Verde
“Pur con tutte le cautele del caso, questo progetto si colloca entro una visione di sfruttamento della zona a tutti i livelli – afferma invece il gruppo ambientalista – da quello panoramico a quello esperienziale, e anche economico. Non si può impedire all’Alto Garda di essere bello, perché milioni di turisti non possono essersi sbagliati. Ma l’idea di costruire un luogo che può diventare un centro di attrazione vuol dire sfruttare antropicamente quella zona e mettere un punto sulla mappa in cui si fa un post Instagram. Così, le persone guardano i like che ricevono invece che osservare semplicemente il panorama”, afferma Marco Cassisa di Europa Verde.
E prosegue: “Non è di per sé un'opera così impattante, non è un edificio e non è in cemento. È proprio l'idea alla base, è un’ulteriore tappa all'interno di un progetto molto più ampio di trasformazione del territorio in modo tale che diventi sempre più luogo esperienziale per turisti”, aggiunge.
Altri aspetti, inoltre, sono stati criticati anche nel testo del comunicato diffuso nei giorni scorsi dal gruppo: “L'esito in definitiva è quello di alimentare una visione del territorio come un grande “Altogardaland”, nel quale ogni luogo deve essere attrezzato, tematizzato e trasformato in un’esperienza facilmente fotografabile e condivisibile. Come se la natura, nella sua nuda bellezza, non fosse più sufficientemente eloquente e avesse bisogno di essere corredata da un manufatto per diventare una destinazione”, scrivono.
Centrale il nodo dell’accessibilità
Tra gli aspetti che il comune rivendica a sostegno dell’intervento c’è soprattutto quello dell’accessibilità, che il primo cittadino ritiene uno degli aspetti più virtuosi del progetto realizzato nell’area del Monte Creino: “È un’opera di valorizzazione, certamente – aggiunge Carotta –. Abbiamo anche riqualificato una strada che dava accesso a questa zona per poter permettere anche a chi ha difficoltà a camminare di raggiungere questo luogo. Ad oggi, è possibile raggiungere il luogo anche tramite una strada asfaltata, ma l’accesso è consentito solo ai proprietari dei campi. Già in località Santa Barbara si deve abbandonare la macchina a piedi e farsi quasi due chilometri per arrivare al punto panoramico. Le persone con mobilità ridotta possono oltrepassare il divieto, se munite del regolare tagliandino, o possono fare richiesta in comune per l’autorizzazione, come si è sempre fatto”, afferma il sindaco di Ronzo-Chienis.
Mentre Ferrari, sul tema, commenta: “Non si tratta di mettere in discussione l’accessibilità della montagna, che rimane un obiettivo importante e condivisibile, ma di interrogarsi sulla reale necessità di ogni nuovo intervento e sulle sue conseguenze per il paesaggio. Crediamo sia importante recuperare la capacità di riconoscere che non tutti i luoghi hanno bisogno di essere trasformati per essere valorizzati. A volte il valore di un paesaggio sta proprio nella sua autenticità e nella possibilità di ammirarlo senza aggiungere nulla”, conclude.
Europa Verde e i timori su un accesso fuori portata
Il timore del gruppo ambientalista, però, è soprattutto quello di un’eccessiva antropizzazione del luogo, prima brullo sulla vetta e destinato soprattutto all’agricoltura sul versante opposto a quello del Lago di Garda: “Alcuni contadini si sono dimostrati piuttosto insofferenti, perché sanno cosa potrebbe accadere, cioè persone che calpestano i campi, che si portano via qualche ‘ricordo’ se è tempo di raccolta e lasceranno sporco. Il timore è che verrà trasformata la natura di questa zona, attualmente una zona agricola molto tranquilla, che potrebbe diventare l'ennesimo punto attraverso il quale passano migliaia di persone”, prosegue Cassisa.
Preoccupazioni ritenute infondate dal sindaco, che rassicura su una futura gestione accorta della zona: “Per avere accesso al punto panoramico le strade sono interpoderali, e sono già disciplinate adesso da un divieto di accesso. Andremo a rafforzarlo mettendo anche una nuova segnaletica stradale, in modo tale che ci sarà poi la possibilità di parcheggiare la macchina e arrivarci a piedi. Non ci sarà un via vai di macchine o di veicoli, logicamente sì di biciclette a meno che poi non andremo a evitare anche il loro passaggio. Quando e se ci sarà un problema lo si risolverà, adesso come amministrazione non stiamo cercando di regolamentare quello che sarà l'afflusso turistico, ma sicuramente non andremo a speculare come fanno in altre zone dove per arrivare sulla vetta fanno pagare un biglietto”, conclude.