Nicola Nannini, ricercatore del Muse
L'orso nel logo del Parco naturale Adamello Brenta.
Orso © Davide Berton
Un esemplare di orso bruno © Davide Berton
Da quando il grande carnivoro era rivale e preda a quando si trasforma in simbolo millenario, come l’orso per il Trentino. Affonda sin al paleolitico la riflessione che Nicola Nannini, archeozoologo e ricercatore del Muse – Museo delle scienze di Trento, affronterà nella sera di mercoledì 4 marzo al teatro di Larido, a Bleggio Superiore in provincia di Trento.
Alle 20.30 Nannini aprirà la rassegna Noi, passato, presente e futuro - Tre serate per riflettere sull’evoluzione del nostro rapporto con il selvatico, voluta da associazione Magma e Pams Foundation a Larido come accompagnamento al laboratorio di scrittura creativa Tracce. Il ricercatore del Muse parlerà della coesistenza tra uomo del passato e fauna selvatica. Ma da dove si parte? "L’idea di base è quella racchiusa nel titolo, ovvero ‘4 marzo - La storia antica di noi’. Abbiamo ragionato tanto su questo”.
Perché il titolo della serata è stato motivo di riflessione?
Perché mettere “noi” e “loro” poteva segnare un rapporto esclusivo, e nella preistoria antica è molto complesso capire quando cominciamo a distinguere tra uomo e animale.
Erano tutti parte della fauna?
Sino alle prime specie del genere Homo, gli uomini erano davvero mescolati con le abitudini e le ecologie e le comunità animali con cui noi coesistevano. Allo stesso tempo, possiamo usare il “noi” parlando di quelle specie perché il germe dell’umanità odierna parte lì.
Una coabitazione così intensa porta conoscenza?
Mi piace sempre dire che i più grandi ecologi e i più grandi etologi mai esistiti non sono di certo le persone attuali, che possono studiare all'università quanto vogliono.
Chi allora?
Le persone che avevano un rapporto costante con la flora e la funa da quando nascevano a quando morivano. Uomini e donne del paleolitico erano grandi etologi, imparavano sulla loro pelle cosa significava muoversi in un territorio popolato anche da altri esseri viventi e come poterne sfruttare il potenziale, perché poi alla fine di questo si parla.
Di sopravvivenza?
Abbattere un cervo in Trentino o una gazzella in Africa permetteva la vita del gruppo umano. L’uomo impara. Prima era un ladro che rubava le prede alle iene o altri grandi carnivori, poi impara a cacciare, nei vari modi, corpo a corpo, a distanza.
“Si arriva a un punto in cui l'animale non è solo una risorsa economica, ma un simbolo” N. Nannini
E poi?
Si arriva al punto in cui lo sfruttamento dell'animale da mera risorsa economica si trasforma e si arricchisce di una sfera simbolica e di pensiero: cominciamo ad astrarre delle idee e diamo dei significati a certe specie. In Trentino il caso dell'orso è molto molto evidente”.
In che senso?
Una delle nostre linee di ricerca dei musei è proprio come nasce il rapporto uomo orso in Trentino. L'archeologia mostra come cambia questo rapporto, nel paleolitico gli orsi erano risorse economiche, poi con la costruzione dei primi villaggi non c'è più bisogno di queste risorse economiche e l’orso si trasforma in un interlocutore simbolico, lo vediamo intorno ai 4/5 mila anni fa, con i villaggi palafitticoli. Quello di Ledro, uno su tutti.
L’altro cambio di paradigma arriva con l’allevamento?
Sì, perché come umanità abbiamo sempre puntato alla comodità. Quindi, con le immigrazioni dall'Anatolia di gruppi umani che si portavano il loro carico di cultura, botanica e faunistica addomesticata, nel territorio italiano si è in qualche modo cominciato a sostituire quello che era l'usanza della caccia e della raccolta.
Altri influssi?
Arrivano persone che a volte sostituiscono gli abitanti precedenti, a volte si mescolano, si punta alla comunità, si punta ai villaggi, nasce quella che sarà una grande rivoluzione neolitica.
I predatori che fine fanno?
Gli animali che prima erano in qualche modo sia competitori sia prede occasionali come i carnivori vanno a cambiare significato. E qui si innesta il rapporto del Trentino con l’orso. È presente ovunque, negli stemmi dei Comuni, nei loghi dei ristoranti, dei trasporti.
Un rapporto lungo?
Lunghissimo. È una terra particolare, a livello archeologico. Il Trentino lascia una continuità archeologica di documentazione di rapporto uomo-orso che va dal paleolitico antico, quindi si parla di 13-14 mila anni, fino all'età del ferro, alle soglie della romanizzazione. Possiamo stilare un racconto di circa 10 mila anni, ininterrotto.