È iniziata ieri, 10 novembre 2025, la 30ª edizione della Conferenza delle Parti della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC), meglio nota come COP30, che si tiene fino al 21 novembre nella città brasiliana di Belém, nello stato del Pará, all’ingresso dell’Amazzonia.
La scelta del luogo non è casuale: ospitare la conferenza in un’area così simbolica intende sottolineare l’urgenza della protezione ambientale in un contesto globale che fatica a far fronte alla crisi climatica.
In apertura, Simon Stiell, Segretario Esecutivo dell’UNFCCC, ha ribadito che “la curva delle emissioni globali è in-via di inversione, per la prima volta”, grazie ai nuovi contributi nazionali (NDC) dichiarati dalle parti. Nonostante ciò ha avvertito che “dobbiamo muoverci molto, molto più in fretta” sia nella riduzione delle emissioni sia nel rafforzamento della resilienza ai cambiamenti climatici.
Il Presidente brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva, ha definito questa COP come “la COP della verità”, in un momento in cui, ha detto, la disinformazione e la “negazione” della scienza climatica avanzano in troppo molti Paesi.
I temi di questa edizione
Sul piano tematico, questo appuntamento punta a dare concretezza più che annunci: dai monitoraggi degli impegni già presi, alle politiche per le foreste, fino al sostegno ai Paesi più vulnerabili.
In particolare: il Brasile, che presiede la COP, mette al centro la protezione delle foreste tropicali e il ruolo delle popolazioni indigene; l’aggiornamento del rapporto NDC indica che, se si confermassero tutti i nuovi impegni, le emissioni globali potrebbero diminuire del 12% entro il 2035 rispetto ai livelli stimati. Altro importante argomento di discussione sarà quello relativo alle divisioni sul finanziamento per l’adattamento e le perdite e danni nei paesi in via di sviluppo, così come sulla velocità della transizione dai combustibili fossili.
Anche il contesto politico globale pone sfide rilevanti. Quest'anno infatti la partecipazione dei grandi emettitori è incerta e, in alcuni casi, meno attiva rispetto al passato.
Per l’Italia, che partecipa attivamente alla conferenza attraverso il ministero con competenza ambientale, e per l’Europa, questa COP rappresenta un banco di prova: mettere in atto gli impegni già assunti e mostrare che l’azione climatica non è solo retorica. Si tratta di mostrare risultati misurabili, di aumentare gli ambiti di investimento nella mitigazione e nell’adattamento, di garantire che i Paesi vulnerabili abbiano accesso reale ai fondi necessari.
Cosa seguirà nei prossimi giorni
Nei prossimi giorni, i delegati e le parti interessate si confronteranno su temi chiave come:
la revisione e l’attuazione degli obiettivi nazionali di taglio delle emissioni (NDC)
i programmi di adattamento e la protezione delle comunità vulnerabili
il finanziamento climatico verso Paesi in via di sviluppo
la tutela delle foreste e del carbonio naturale in ecosistemi come l’Amazzonia
la trasparenza dei dati, il controllo degli impegni e la cooperazione internazionale