Cordata femminile sale la via Sudafricana alla Torre Centrale del Paine

Caro North, Amelie Kühne, Julia Cassou e María Belén Prados hanno completato l'itinerario sulla parete est in due settimane "Abbiamo dovuto sfruttare ogni momento di condizioni meteo accettabili"

 

A pochi giorni dalla ripetizione di Tommy Caldwell e Siebe Vanhee - i primi a firmare la libera in giornata-, un team interamente al femminile ha salito nuovamente la via Sudafricana alla Torre Centrale del Paine. Caro North, Amelie Kühne, Julia Cassou e María Belén Prados hanno completato l'itinerario in stile capsula, impegnandosi per due settimane in parete.

In balia del meteo

Tanto Caldweel e Vanhee sulla stessa via, quanto Stefano Ragazzo nella sua solitaria su Riders on the storm hanno dovuto venire a patti con il meteo. E il team guidato da Caro North non ha fatto eccezione, è lei stessa a raccontarlo in un post. “Con una squadra di quattro persone (oltre a me, Amelie Kühne, Julia Cassou e María Belén Prados) abbiamo trascorso quasi un mese a trasportare carichi fino alla base, attrezzare e issare i primi tiri e prepararci per la nostra unica salita dal basso verso la vetta, in stile capsula. Una volta finalmente in posizione per iniziare, abbiamo dovuto aspettare che una forte tempesta si placasse, prima di poterci cimentare sulla parete. Abbiamo vissuto con le provviste che avevamo nei sacchi da trasporto e dormito sui portaledge per 13 giorni”.

 

"Il nostro ritmo era dettato dal vento, dalla neve, dalla pioggia e dalle condizioni delle fessure che stavamo cercando di scalare" C. North
 

Le ragazze a ogni modo non si sono perse d'animo, sfoggiando un grande spirito d'adattamento. “Ciò che distingue questa esperienza dalle altre nostre scalate su grandi pareti è stato il rigido clima patagonico. Il nostro ritmo era dettato dal vento, dalla neve, dalla pioggia e dalle condizioni delle fessure che stavamo cercando di scalare. Abbiamo dovuto sfruttare ogni momento di condizioni accettabili per risalire questa imponente parete di granito, riparandoci ogni volta che le condizioni erano troppo avverse per arrampicare”.

Il sogno della libera

Le quattro alpiniste avrebbero voluto salire la via in libera – sarebbe stata la prima femminile-, ma hanno dovuto fare i conti con la realtà. “Abbiamo scalato in libera il più possibile, inseguendo il sogno di una salita completa in libera, ma raggiungere la vetta si è rivelato estremamente difficile a causa delle fessure ghiacciate, delle basse temperature e della roccia innevata. Alla fine, è stato necessario un grande sforzo di squadra per riuscirci. Nel complesso, è stata un'arrampicata incredibilmente impegnativa e stimolante. Siamo grati di aver avuto l'opportunità di lavorare insieme come una squadra per realizzare un sogno che coltivavamo da sempre”.

La storia della via

La via sudafricana segue un sistema di diedri sulla parete est della torre, con lunghi passaggi tecnici e sostenuti: in particolare i tiri chiave L14 e L15 (7b+) e un offwidth – cioè una fessura troppo stretta per tutto il corpo ma troppo larga per una mano- di 60 metri e dalla difficoltà valutata in 7a+.

 

La via fu aperta tra il 1973 e il 1974 da una spedizione “mitica”, composta dai britannici Doug Scott e Brian Hall, dallo scozzese Hamish MacInnes e dal sudafricano Gordon Smith, in stile tradizionale e senza ancoraggi fissi. La prima salita in libera arrivò nel 2009 grazie ai belgi Sean Villanueva e Nico Favresse insieme allo statunitense Ben Ditto, che rimasero tredici giorni in parete. La seconda libera è stata realizzata nel 2023 dallo spagnolo Imanol Amundarian insieme agli statunitensi Cedar Christensen e Tyler Karow.