Blocchi in Val di Pejo
Val di Genova
Su Bomba Atomica, 8a, alle Marocche di Drena
Cristian Dorigatti è uno scalatore eclettico: viene dalle gare, in questo momento allena i ragazzi nonostante la giovane età e si dedica alla corda, ma nel recente passato ha attraversato una fase da boulderista piuttosto creativa. Con Morris Fontanari, nel 2022, ha dato vita a una guida sui blocchi del Trentino, una provincia che nell'immaginario non è tendenzialmente associata all'arrampicata su massi. Dal “dopo-Covid” però la frequentazione è aumentata, per diversi motivi.
Cristian, Come è nata la guida?
Erano già tre o quattro anni che facevamo blocchi in giro e ci siamo accorti che il territorio regalava molta varietà in un'area tutto sommato contenuta. In Trentino puoi fare boulder su granito, porfido, calcare o arenaria con uno spostamento in macchina di massimo un'ora. Ma non c'era niente che tenesse insieme tutto a livello di pubblicazioni.
Il Trentino non era tra le mete più gettonate per il boulder, con l'eccezione forse della Val Daone. Ora è diverso?
C'è molto di più della Val Daone e direi che gli scalatori in questi anni se ne sono accorti. Prendiamo i Lavini di Marco, vicino a Rovereto. È un'area molto bella, comoda come accesso. Rispetto al passato ci sono molte persone che vengono anche “da fuori”: veronese, vicentino, Lombardia. E si vedono anche le famiglie. C'è anche chi è critico per questo aumento di frequentazione, ma io invece la vedo positivamente.
Quali sono le aree che personalmente ritieni più interessanti?
A me piace molto la Val di Genova, dove si scala su granito come in Val Daone, ma in un ambiente meno inflazionato, molto bello. Certo che bisogna prestare attenzione a come ci si muove, a rispettare il luogo.
La Val di Genova è in area parco naturale ma - a prescindere da questo aspetto- come credi che si possa conciliare la scalata con il rispetto dell'ambiente? Siamo sempre di più a frequentare gli stessi spot.
Bisogna fare più attenzione, soprattutto dove siamo in aree ancora non sviluppate. Io cerco sempre di spiegare, ai ragazzi che alleno, a tenere pulito. Anche solo la magnesite o un mozzicone di sigaretta dimenticati vanno evitati. Perché se aumentano i frequentatori, la somma dei piccoli gesti può diventare un problema. Anche se tante volte mi rendo conto che è semplice distrazione. Ma non biosgnma stancarsi di ricordarlo.
E il campeggio libero? Come lo giudichi?
A me piace il campeggio libero, tenda o furgone che sia. È bello dormire in un posto e il giorno dopo andare a scalare. Ma se siamo in tanti diventa un mercato e quando la frequentazione inizia a essere importante, credo che a quel punto sia meglio ragionare su aree dedicate.
Altre zone particolari?
La Val di Cembra, dove si scala su un porfido davvero particolare, che c'è solo qua. Marrone, poco cristallino. E poi la Val di Pejo: lì si arrampica su gneiss, il posto è bellissimo. Dico sempre che secondo me la dimensione perfetta per godere del boulder in Trentino è una vacanza estiva. Si riesce a vedere molto e a scalare bene.
Il boulder ti ha portato anche a...chiodare uno dei tiri più di tendenza del momento: Excalibur.
Sì, stavamo pulendo i blocchi nell'area di Drena e abbiamo visto questa linea. Era bella, sicuramente difficile, abbiamo pensato di chiodare un tiro quasi per scherzo. Abbiamo piantato 8 spit, ma lo spirito era quello del boulder, tanto che su Excalibur non c'è nemmeno la catena. Non ci si cala, si fa la rebalta quando si esce. Non immaginavo che sarebbe però venuto fuori un tiro per cui si scomoda gente da tutto il mondo. Quando abbiamo chiodato, ho provato a salirlo, pensavo fosse 8c, 9a al massimo. Ma non mi alzavo da terra, non avevo calcolato bene l'inclinazione. Così ho chiamato Stefano [Ghisolfi, ndr] e ci ha pensato lui...