Della Bordella e Mauri in vetta © FB Matteo Della Bordella
Giacomo impegnato sui tiri di roccia della Gogna-Cerruti © Matteo Della Bordella
Matteo e Giacomo in vetta alla Gran Becca © Matteo Della Bordella
La Gogna-Cerutti è una via complessa per tecnica e lettura © FB Matteo Della Bordella
L'inconfondibile sagoma del Cervino © FB Matteo Della Bordella
La cordata in via © FB Matteo Della Bordella
Il mare di roccia del Naso di Zmutt © FB Matteo Della Bordella
Sotto la parete © FB Matteo Della Bordella
Matteo Della Bordella e Giacomo Mauri, alpinisti dei Ragni di Lecco, lo scorso 7 e 8 marzo hanno salito la Gran Becca, nome del Cervino per i locali di Valtournanche, lungo la parete del Naso di Zmutt, seguendo le orme di Alessandro Gogna e Leo Cerruti che la salirono nell’estate del 1969. Una linea ardita e poco frequentata, ancora meno nei mesi più freddi. Per i due Maglioni Rossi è stata un’avventura tanto bella quanto utile per i loro progetti futuri, ancora misteriosi ma sicuramente ad alto ingaggio.
“Il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali”. P. Gabarrou
Il Cervino è una vera e propria piramide con quattro creste e altrettante pareti, tra le quali spiccano sicuramente la Nord e il Naso di Zmutt. Quest’ultimo venne definito da Patrick Gabarrou come “il più grande strapiombo delle Alpi Occidentali”.
L’incredibile salita di Bonatti in solitaria nell’inverno del 1965 sulla Nord lasciava intendere che i tempi non fossero ancora maturi per la repulsiva parete adiacente. Eppure le nuove generazioni stavano già guardando con un occhio diverso a quella scala rovescia. Infatti, sulla prima parte di misto, aveva già messo le mani la guida di Cervinia, Mirko Minuzzo, lasciando alcuni chiodi. Spinti dalla competizione, Alessandro Gogna e Gianni Calcagno attaccarono la parete nel 1968, ma, sorpresi dalla bufera, devono ripiegare con una discesa complicata sulla via di salita, una vera e propria trappola.
L’estate seguente Gogna ci riprovarono, questa volta con Leo Cerruti, ma il Cervino resistette, costringendoli a miracoli di equilibrio e precarie chiodature. Le difficoltà aumentarono mano a mano che salirono, portandoli a cercare la salvezza solo verso la vetta, cima che raggiunsero il 17 luglio 1969, dopo ben quattro giorni in parete. Una salita all’avanguardia, che a oggi conta poche ripetizioni, ancora meno nella stagione invernale.
Il Naso di Zmutt per Matteo Della Bordella
Cosa rappresenta per te il Cervino? Quando è nata l’idea della Gogna-Cerruti?
Per me il Cervino è una bella montagna anche se non mi ha mai rapito come tante altre, nelle Alpi e nel mondo. Quando nel 2021 ho ripetuto la Bonatti, via storica alla quale tenevo molto, mi sono affacciato sulla Nord e… Il Naso di Zmutt mi ha davvero impressionato: ripido, strapiombante, esposto, in un luogo ostile, remoto e freddo. Dentro di me sono nati l’idea e il desiderio di salire questa via per il puro gusto dell’avventura, senza dare peso al fatto che fosse già stata salita sia in inverno sia in giornata. Poi non ricordo bene se la proposta vera e propria fosse arrivata da David Bacci o da Giacomo Mauri.
Qual è stato il momento più bello e quello più difficile?
All’inizio del secondo giorno, complici il freddo intenso e la difficile interpretazione della relazione e della parete stessa, mi sono perso più volte sprecando quasi tre ore, finché Giacomo è riuscito a ritrovare la linea che ci ha portato in vetta, sicuramente il momento più bello di questa esperienza.
“Le temperature sono scese a -10 gradi, il vento era gelido”. M. Della Bordella
Avevi già tentato la salita, giusto? Qual è stato l'elemento questa volta?
Sì, avevo provato con David e Giacomo nel 2024, arrivando piuttosto in alto, e lo scorso anno è venuto con noi anche Francesco Ratti, ma le condizioni non erano favorevoli. Questa volta, nonostante il freddo pungente, c’era meno neve e la roccia era decisamente più asciutta. Così, seppure ben coperti per sopportare i meno 10 gradi e il vento gelido, è stato possibile scalare bene anche in scarpette e senza guanti. Grazie a queste condizioni, il primo giorno siamo stati veloci e abbiamo salito i primi 800 metri prima di bivaccare, per raggiungere la cima nel tepore pomeridiano il giorno successivo.
Con Giacomo stai formando una cordata sempre più affiatata? Quale credi sia la chiave?
Sì, con Giacomo mi trovo davvero bene; è forte e motivato, oltre ad avere già maturato parecchia esperienza nonostante i soli ventisei anni. Seppur giovane, è capace di frenare l’impeto, ragionando sempre su soluzioni adeguate alla situazione.
Terreno misto, immagino ci sia qualche progetto in arrivo; è possibile sapere solo quando andrai e se Giacomo sarà con te?
Sì, abbiamo un progetto per l’estate insieme ad altri due compagni, quindi stiamo cogliendo ogni opportunità per allenarci vivendo belle giornate tra le nostre montagne. Così come l’invernale alla Philipp-Flamm in Civetta, percorsa a gennaio con Dario Eynard, e il tentativo al Diedro Cozzolino al Mangart, nelle Alpi Giulie, anche il Cervino mi ha messo alla prova e soprattutto insegnato qualcosa di nuovo, nonostante i miei 30 anni di scalate. C’è sempre da imparare, anche nelle nostre montagne di casa.