Emancipazione femminile in Himalaya, i film da vedere

Equità sociale, difesa della democrazia e fiducia nel futuro delle nuove generazioni sono i temi di due film disponibili su InQuota.tv che parlano di donne e alpinismo in alta quota
Frame dal film 'La Huella de Karim' © Salomba Ventures

L'8 marzo è ormai quasi un lontano ricordo, ma tenere i riflettori accessi sulle modalità attraverso cui la montagna può aiutare le donne ad emanciparsi è un tema tanto importante quanto talvolta omesso. Due film in particolare, disponibili sulla piattaforma InQuota.tv, ci mostrano come la via del riscatto e, soprattutto, del riconoscimento di pari diritti sia tortuosa e difficile, quanto la scalata di un Ottomila. E come si intersechi con istanze ancora più globali, quali l'equità sociale, la difesa della democrazia e la fiducia nel futuro delle nuove generazioni.

La Huella de Karim

di Javier Almaro Palomares (51' / Spagna / 2022)

Creare una squadra di alpinismo femminile nel Baltistan, dove le donne raramente possono decidere che cosa fare della propria vita: è questo l'ultimo progetto seguito da Abdul Karim, una leggenda fra i portatori del Karakoram. Nato a Hushe, piccolo villaggio nel nord del Pakistan dove l'unico modo per guadagnarsi da vivere e soprattutto per sopravvivere ai rigidi inverni è lavorare nelle spedizioni sulle grandi montagne del Paese, Karim si distinse molto presto dagli altri portatori. Era il migliore e ciò gli permise di seguire le spedizioni dei più grandi alpinisti dell'epoca, da Reinhold Messner a Jerzy Kukuczka, passando per Chris Bonnington. Chiunque andasse ad arrampicare in Pakistan sapeva chi fosse il piccolo Karim.

Ben lungi dallo sfruttare questa fama per tornaconto personale, Karim desiderava tuttavia una sola cosa: cambiare la vita del proprio villaggio, che sembrava rimasto fermo al Medioevo. Con l'aiuto di alcuni compagni alpinisti, vent'anni fa avviò un progetto di sviluppo a Hushe. Oggi il villaggio è diverso, ma Karim non si è mai adagiato sugli allori e il suo ultimo progetto è forse il più ambizioso e rivoluzionario di tutti. Riguarda, appunto, la creazione, insieme a tre delle sue nipoti, di una squadra di alpinismo femminile rivolta alle donne del Baltistan, alle quali insegnare la montagna come via verso l'emancipazione. La Huella de Karim è il film che racconta di questo progetto, attraverso riflessioni che intersecano la storia personale del portatore pakistano al desiderio di poter aiutare anche gli altri a realizzare i propri sogni.

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Pasang: in the Shadow of Everest

di Nancy Svendsen (1h11' / Stati Uniti / 2022)

In Nepal ci sono due eroi nazionali: mio padre Tenzing, che scalò l'Everest con Hillary nel 1953, e Pasang Lhamu Sherpa, la prima donna nepalese a raggiungerne la vetta nel 1993. Mio padre è molto conosciuto, Pasang no. Questo film può far conoscere al mondo la sua storia di ispirazione”. Con queste parole Norbu Tenzing, figlio di Tenzing Norgay, invita il pubblico a scoprire la storia di Pasang Lhamu Sherpa.

Pasang: in the Shadow of Everest è un film che racconta il tragico e al tempo stesso avvincente viaggio di quest'incredibile donna. Indigena, buddista e priva di istruzione, in un regno induista, Pasang coltivava il sogno di raggiungere la leggendaria montagna, un desiderio che la mise in contrasto dapprima con la sua famiglia e con gli alpinisti stranieri ed infine anche con il suo stesso governo. L'impresa si svolgeva infatti nel contesto della lotta del suo Paese per la democrazia e dell'emergere dell'industria commerciale dell'alpinismo. La sua storica impresa avrebbe di fatto sconvolto il Nepal, infondendo fiducia nelle possibilità delle nuove generazioni.

Il documentario racconta la vicenda di Pasang grazie alle testimonianze dei nepalesi che la conoscevano, di alcuni fra i più importanti alpinisti del mondo e della stessa Lhamu Sherpa, grazie ad interviste inedite. Pasang infatti, dopo aver raggiunto il tetto del mondo il 22 aprile 1993, incontrò la morte durante la discesa, quando il compagno di spedizione Sonam Tshering si sentì male e la donna decise di rimanere con lui, mentre Pemba Norbu scendeva verso il campo base per procurarsi delle bombole di ossigeno supplementare. A causa però di una tormenta improvvisa, Tshering non fu in grado di ritornare dai compagni. Il cattivo tempo durò per giorni rendendo impossibili i soccorsi e i corpi dei due alpinisti furono recuperati soltanto una ventina di giorni dopo.

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