Filip Babicz e Richard Tiraboschi al termine della salita © Richard TiraboschiLo scorso 5 marzo, Filip Babicz ha ufficialmente siglato la prima salita in libera di MegaPhone, “dura e bella proposta di misto estremo” nel canyon di Valsavarenche. Aperta da Niccolò Bruni nel 2023 e assurta alle cronache il mese scorso, quando Marco Sappa, in cordata con lo stesso Bruni, ne aveva liberato il secondo tiro, la via si estende su quattro lunghezze, per uno sviluppo totale di 80 metri.
Se in un primo momento, perlomeno quest’anno, il terzo tiro sembrava impraticabile a causa della penuria di ghiaccio, l’alpinista italo-polacco ha dimostrato il contrario, riuscendo, in cordata con Richard Tiraboschi, nella prima libera dell’itinerario integrale. “Da quando ho saputo dell’esistenza di questa via era mio desiderio risolverne la salita completa in libera” racconta Babicz.
L'itinerario di MegaPhone © Filip BabiczMegaPhone offre una prima lunghezza (M8) caratterizzata da ghiaccio per i primi otto metri e roccia pura per la restante dozzina. Da qui parte poi il tiro chiave, ovvero la seconda lunghezza, contraddistinta da movimenti tecnici ed aleatori. “Quel tiro è davvero pazzesco – continua Filip – e, concatenato con il primo, come hanno fatto anche Sappa e Bruni, vale sicuramente un bel M11+. Tuttavia, nella prima lunghezza, quando si passa sulla roccia dopo la parte di ghiaccio iniziale, mi è dispiaciuto trovare due scavi, realizzati per superare il tetto d’ingresso. Forse potevano essere evitati spostando la linea sulla sinistra, ma sicuramente il passaggio “naturale” dello strapiombo sul secondo tiro, che richiede precisione di piccozze e ramponi, oltre che un notevole lavoro di core, ha ben compensato questa pecca, garantendomi la soddisfazione della salita”.
Filip Babicz su MegaPhone © Richard TiraboschiIl terzo tiro (M7), considerato fino a quel momento inaccessibile per via della mancata formazione di ghiaccio, è stato affrontato da Babicz in total-dry. “Si tratta di una placca esposta, – spiega Filip – con run out su un tratto molto delicato di piedi, ma tutto sommato fattibile”. La quarta ed ultima lunghezza (M4+) è infine resa interessante da una porzione di ghiaccio e da un piccolo traverso sotto un tetto che rende l’itinerario godibile fino alla fine. “È stata un’arrampicata davvero notevole. – conclude Babicz – I miei complimenti vanno all’apritore Niccolò Bruni e a Marco Sappa per aver risolto in libera il tiro chiave, qualche settimana fa. Ringrazio inoltre il mio compagno di cordata, Richard Tiraboschi, per avermi accompagnato durante il run finale, e Heike Schmitt, che mi ha fatto sicura durante le due precedenti ricognizioni”.