Garcin, prima invernale in solitaria della 'Directissime des potes'

In tre giorni e altrettante notti, il giovane francese ha salito la storica via sulla Meije. "Questo viaggio verticale è stato una forma di introspezione, un momento sospeso".

 

Il francese Victor Garcin ha completato, in tre giorni e tre notti, la prima salita invernale in solitaria della Directissime des potes (ED+, 7c, A2, 900 m) su La Meije, nel massiccio degli Écrins. Originario della regione del Queyras, Victor è una guida alpina, ha solo 25 anni e aveva nel mirino la via di Gravier, Gepetto e Copier da diverso tempo. Il progetto non era banale e ci sono voluti diversi anni prima che si sentisse pronto a intraprenderlo. La via si snoda verticalmente lungo i tratti più ripidi della parete nord, coprendo quasi 900 metri di arrampicata su misto e ghiaccio. Impegnativa e raramente ripetuta, la Direttissima degli amici è considerata la via più difficile della parete. Ma l'incertezza dell'impresa non ha scoraggiato il giovane alpinista; al contrario, Victor ha trasformato la salita invernale solitaria in una grande sfida personale. 

Montagna simbolo del massiccio degli Écrins, La Meije è “la montagna dove si diventa alpinisti”, riportando le parole del grande Gaston Rébuffat.


“La Meije è la montagna dove si diventa alpinisti”. G. Rébuffat

La storia della via

L'apertura della Direttissima degli amici ha una lunga storia: Bernard Gravier, Gepetto e Cyril Copier hanno tracciato l'itinerario in tre fasi diverse, tra il 1997 e il 2005. La sezione del grande triangolo giallo sommitale presenta un grado di 7a, valutato 7c in libera. Nel complesso è una via che lo stesso Copier ha definito “una delle vie più difficili, lunghe e complete della parete nord”. Nel luglio 2012, Mathieu Detrie e Max Bonniot l'hanno ripetuta in due giorni. Sette anni più tardi, Camille Marot, Benjamin Védrines e Léo Billon l'hanno salita in un solo giorno, ma sempre in estate.


 

Una tentazione irresistibile

Victor Garcin ha appena 25 anni ma vanta già un palmares ricco e diversificato: il Gasherbrum I senza ossigeno, Divine Providence sul Grand Pilier d'Angle e nuove vie nel massiccio degli Écrins, che conosce piuttosto bene. Il francese ha tenuto d'occhio la direttissima da metà gennaio, ma ha aspettato il 1° marzo per attaccare, quando ha ritenuto che le condizioni fossero ideali. Per quanto ha riferito, tutto è andato bene proprio fino al tiro chiave, dove la corda si è incastrata, costringendolo a calarsi su un vecchio chiodo per liberarla. Victor si è comunque riuscito a calare per liberarla, prima di proseguire fino alla cima.


 

Un finale difficile

Mentre le prime due notti in parete erano state relativamente confortevoli, l'ultima, trascorsa in vetta a quasi 4.000 metri di quota, ha messo a dura prova Victor: vento forte, sacco a pelo fradicio, ma la discesa non sarebbe stata un'opzione sicura, perché Garcin è arrivato in vetta quando ormai erano le 17.30. 

Il giorno seguente, 5 marzo, Victor è tornato con 15 doppie alla base de La Meije, dove ha preso gli sci per rientrare a La Grave. “Questo viaggio verticale è stato una forma di introspezione, un momento sospeso. Volevo dimostrare a me stesso di essere capace di compiere questo tipo di ascensione da solo, con le mie sole forze. Lì non potevo barare: c'eravamo solo io e la Meije”. Garcin ha anche aggiunto che le condizioni di innevamento non erano quelle tipiche della stagione, rendendo la sua invernale “atipica”.