Gente di montagna, tre film per riscoprire il valore della manualità

Su InQuota.tv tre film che esplorano il ruolo insostituibile della manualità nella vita di montagna, che sia essa dedicata all'artigianato, alla scienza o all'impresa sportiva.
Frame da "the Botanist"

Se dovessimo descrivere il legame intimo tra l'uomo e la montagna attraverso la scelta di uno e un solo elemento, il pensiero potrebbe cadere facilmente su quello che è il “mezzo” attraverso cui entriamo in contatto diretto con essa: con le rocce, con il suolo, con l’aria profumata di libertà e natura. Quel mezzo sono le nostre mani.

Le mani rappresentano in montagna uno strumento poliedrico e fondamentale. Consentono all’uomo di sviluppare un contatto con la natura in molteplici forme, fungendo da ponte tra il mondo interiore e l'ambiente esterno. Vi è chi le utilizza per sentire la roccia, per analizzarne i contorni, alla ricerca dei migliori punti di appoggio e di incastro durante una arrampicata. Chi le usa come occhi aggiuntivi, per esplorare gli ambienti, per accarezzare foglie, fili d’erba e tronchi, per regalarsi emozioni ma anche per scopi scientifici, raccogliendo campioni con una cura che solo la manualità può garantire.

Sulla manualità si basa inoltre l'economia tradizionale della montagna e la sopravvivenza stessa delle comunità in quota: chi fonda sulle mani il proprio lavoro, dall’artigiano che modella il legno o affila il ferro, all’allevatore che si prende cura del bestiame, dal taglialegna al pescatore. La loro abilità manuale non è un semplice saper fare, ma un’eredità di sapienza e tradizione tramandata di generazione in generazione. In un’epoca dominata dalla velocità della digitalizzazione e dall’espandersi della meccanizzazione, la montagna rappresenta un luogo prezioso, dove restano vivi il contatto tra uomo e natura, in cui si tramandano antiche sapienze e si preserva il valore dell'abilità e sensibilità manuale.

Le mani, elemento rappresentativo di un legame silenzioso tra uomo e montagne, diventano il filo conduttore che lega tra loro le tre pellicole che abbiamo selezionato per voi quest’oggi. Tre storie che esplorano il ruolo insostituibile della manualità, che sia essa dedicata all'artigianato, alla scienza o all'impresa sportiva.

In Sharp Families, le mani sono quelle sapienti dell'artigiano, capaci di trasformare la materia prima in oggetti di valore e di conservare mestieri secolari che sfidano la produzione in serie. In The Botanist, le mani si fanno strumenti di conservazione scientifica, mezzo per catalogare elementi della flora montana del Pamir. Infine, le mani diventano espressione di libertà e abilità tecnica in parete in Journey to Jagdula, il racconto di una spedizione alpinistica al femminile, realizzata negli anni Sessanta tra le vette del Nepal, nella remota regione del Kanjiroba Himal.

 

SHARP FAMILIES

di Patrick Grassi

Generazioni di arrotini sono partiti dalla Val Rendena per cercare fortuna nel mondo. L’Inghilterra e Londra in particolare sono diventate la meta preferenziale di questa migrazione. Il mestiere si è tramandato di padre in figlio per generazioni e ora quelle famiglie dominano il mercato dei coltelli di Londra. Nel corso degli anni, insieme alle relazioni sociali è cambiato anche il mestiere, che tuttavia si basa sempre su un sapere frutto dell’esperienza e della conoscenza profonda dei coltelli.

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THE BOTANIST

di Maxime Lacoste-Lebuis e Maude Plante-Husaruk

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il Tagikistan è stato sconvolto da una lunga e devastante guerra civile. Raïmberdi è un botanico che, in seguito alla guerra, ha perso tutto e si è trasferito con la sua famiglia sulle brulle montagne del Pamir costruendo un piccolo riparo autosufficiente. Nei momenti liberi cataloga rare specie di piante con la sua splendida calligrafia.

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JOURNEY TO JAGDULA

di Jordan Carroll

In occasione del centenario del “Pinnacle Club” nel 2021, questo film celebra il successo di un gruppo dei suoi membri originari che, negli anni ‘60, partecipò a una spedizione in una remota zona del Nepal ed è stato il primo a scalare e mappare una regione montuosa nel Kanjiroba Himal, un luogo che chiamarono Jagdula. Un film delicato che celebra l’arrampicata femminile e mostra cosa sia possibile fare con un sogno, e poco più.

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