Il Kangri Shar © IG Lucien Bocansaud
Bocansaud sul Kangri Shar © IG Lucien Bocansaud
Peter Hamor © D. Hanko
Hamor sul Kanche nel 2022 © IG Peter Hamor
L'Annapurna © Wikimedia Commons
Con l'arrivo della primavera iniziano ad arrivare i primi annunci relativi alle spedizioni internazionali nella bella stagione. Nei giorni scorsi, Simone Moro ci ha raccontato in esclusiva i suoi prossimi progetti: una spedizione al Denali a maggio, prima di un nuovo tentativo a ottobre su Manaslu. E per quanto riguarda le salite himalayane, il piatto si preannuncia ricco come sempre.
Api Himal
Siamo solo ai primi movimenti, ma i motivi di interesse non mancano. Peter Hamor, che già abbiamo visto in azione con Nives Meroi e Romano Benet sul Kabru South e sul Kabru I, ha dichiarato di volere tentare un Settemila nel Western Nepal. La cima si chiama Api, o Api Himal e raggiunge i 7.132 metri, che le valgono il titolo di cima più alta della catena del Gurans Himal. Al momento attuale l'alpinista slovacco però non ha trovato un partner e ha messo l'obiettivo in stand-by.
Come riporta Explorersweb, l'Api è raramente meta di spedizioni a causa della sua posizione remota. Per attrarre visitatori nel Nepal occidentale, il governo ha perciò abolito il pagamento dei permessi per 97 vette, tra cui Api e Api West (7.076 m). Già l'anno scorso ci sono stati dei tentativi, ma nessuno ha raggiunto la vetta. L'ultima ascensione è avvenuta nell'autunno del 2015 da parte del compianto Kazuya Hiraide e di Kenro Nakayima, che persero la vita nel 2024 sulla parete ovest del K2. L'Api II, una vetta più bassa nello stesso massiccio, resta ancora inviolata.
Kangri Shar in solitaria
Tra i progetti più rilevanti annunciati di recente, spicca quello di Lucien Bocansaud, che si sta acclimatando al campo base dell'Everest in vista di un tentativo in solitaria sul Kangri Shar (6.792 metri). Questo Seimila è ancora inviolato: un team giapponese provò per primo la scalata nel 2003, due anni fa è stata la volta di una squadra sudcoreana guidata da An Chi-Young. Tutte le spedizioni registrate al Kangri Shar in questo ultimo quarto di secolo– che si contano comunque sulle dita di una mano- sono partite dal versante nepalese e tutte sono state abortite in corso d'opera o prima del push per le cattive condizioni meteo.
Lo stesso Bocansaud ha dovuto recedere dai propri propositi lo scorso autunno: una intossicazione alimentare lo ha fatto desistere quando ormai era a una quota di 6.400 metri.
Annapurna
Nel frattempo, diverse spedizioni stanno completando le proprie rotazioni sull'Annapurna, anche se nessuna ha ancora lanciato il push decisivo. Si registrano condizioni ambientali non semplici, con grossi accumuli di neve che rendono la situazione delicata. Tra i più “avanti” nei propri progetti, i russi Ashurli e Valery Babanov, che sono rientrati due giorni fa al campo base dopo altrettante notti trascorse in quota, una al campo 1 (5.050 metri) e una al campo 2 (5.511 metri). La cordata procede senza l'ausilio di ossigeno supplementare.
Jarkya Himal
Infine, un team giapponese composto da Masayuki Takenaka, 36 anni, Tatsuro Sugimoto, 37 anni, e Ryota Nomura, 31 anni, è da poco arrivato in Nepal per scalare il Jarkya Himal, un Seimila ancora involato vicino al Manaslu. Takenada è già al suo terzo tentativo.